E’ una fotografia del Fondo della sezione ANPI di Torre Pellice, non sappiamo come c’è arrivata. Sul retro qualcuno ha scritto a penna: ”in piedi, in divisa Michelin Giovanni di Bobbio P”, quindi sappiamo che il signore sorridente in piedi sul predellino del camion che indossa qualcosa di più simile a una tuta da meccanico che a una divisa, è Giovanni Michelin della banda di Bobbio Pellice, presente in molte delle nostre fotografie; basta fare una ricerca per nome nel nostro album, qui, per capire che non è capitato lì per caso né si è aggregato tra gli ultimi.
La fotografia è riportata in “La guerra nelle Valli Valdesi”, Ed. Claudiana 2015, di Federico Jahier; l’ha scattata suo nonno Roberto, pastore valdese a Villar Pellice in quel tragico periodo; fu lui che aiutò Jacopo Lombardini a fuggire e salire in montagna e che assistette alla fucilazione e successiva impiccagione dei 5 partigiani, tra cui Willy Jervis, a Villar Pellice il 5 agosto del 1944; recuperò lui la famosa Bibbia di Jervis contenente l’ultimo messaggio. A lui Giulio Giordano requisì il ciclostile da cui sarebbe uscito il primo numero del Pioniere: “Non me lo ha mai perdonato”, racconta un po’ divertito ancora oggi.
Secondo quanto riporta Federico Jahier, la fotografia è stata scattata a Villar Pellice. Siamo in effetti nella attuale Piazza Jervis, di fronte al breve portico della pizzeria e alla farmacia; può disorientare e trarre in inganno il palo in ghisa della illuminazione pubblica, che oggi non c’è più, ma tutto il resto corrisponde, la ringhiera del balcone è uguale a quella attuale, come anche il taglio delle finestre; il palo sarà stato rimosso per intralcio alla viabilità, quelli rimasti, peraltro, sono uguali a quanto si intravede nella fotografia.
Siamo nei giorni della Liberazione; dalla atmosfera di festa senza mostra di tensione e problemi, dovremmo essere verso la fine di aprile 1945, se non già ai primi di maggio. Non c’è tensione, è vero, ma la guerra deve essere finita solo da qualche giorno perché il partigiano seduto sul parafango ritiene utile portarsi appresso il fucile, che oggi a noi appare un po’ fuori contesto.
Il camion non è un mezzo che abbia potuto avere un uso militare, è un camion da trasporto; a giudicare dalla quantità di serbatoi di cui dispone dovrebbe essere un camion a gasogeno, alimentato a legna. Ben diversamente dai camion di partigiani nei giorni della Liberazione, che nel loro piccolo vogliono dar prova di potenza militare, questo dà l’impressione di essere stato tirato fuori espressamente per far festa: per essere imbandierato e caricato di bambini e di ragazzi da portare in giro a festeggiare la fine della guerra e la libertà con una certa qual coreografia.
Perché sul cassone e fin sul tettuccio della cabina ci sono soprattutto bambini e ragazzi, i pochi adulti sembrano essere lì più che altro per sicurezza, per proteggerli.
E così, il nostro Giovanni Michelin della banda di Bobbio, nei giorni della Liberazione prese un camion un po’ da ridere, lo imbandierò, lo riempì di bambini e di ragazzi, e se li portò in giro per la valle a festeggiare la libertà.
In fondo aveva pienamente titolo e ragione per farlo: era la loro festa, quella che avrebbe cambiato tutto il resto delle loro giovani vite, e lui aveva combattuto per quello.



