La fotografia che segue appartiene alla collezione di fotografie che Mario Sereno ha lasciato all’archivio della sezione ANPI di Torre Pellice.

Come spieghiamo qui, la collezione è un insieme di foto in formato digitale di cui ignoriamo l’origine e di cui non abbiamo informazioni, esclusi alcuni casi in cui il nome del file ci dà qualche indicazione. Alcune di queste fotografie potrebbero essere scansioni di originali in possesso o messi a disposizione di Sereno, altre invece sono fotografie… di fotografie esposte in una qualche mostra che hanno attirato la sua attenzione: in tal caso, càpita che la foto esposta e a sua volta fotografata sia accompagnata da una didascalia che ci fornisce un minimo di informazioni.

Il resto delle fotografie della collezione è lasciato alla nostra capacità di dargli un senso. Cosa che per fortuna siamo in grado di fare nel caso della fotografia in questione, questa.

La fotografia sembra essere stata scattata nella stessa occasione di queste due altre fotografie della collezione: varie persone compaiono difatti in più d’una di esse, e il luogo è con ogni evidenza lo stesso. Possiamo quindi considerare le tre fotografie un sottoinsieme delle altre.

La didascalia presente nella terza fotografia ci dice che si tratta del gruppo di Enrico “Chetu” Zoppi appartenente alla V Div. GL; riconosciamo il luogo in cui è fotografato, l’ala del mercato coperto di San Secondo di Pinerolo all’angolo tra le attuali Via della Repubblica e Via Vittorio Veneto, la Trattoria del Levante è ancora presente, seppure con altro nome; l’occasione non può che essere la Liberazione, il 26 o 27 aprile del 1945.

Come nel caso di altre fotografie della Liberazione dei paesi qui intorno, possiamo notare che la gente che accoglie i partigiani non è molta, che alcuni gioiscono ma la gran parte non nasconde preoccupazione e ansia, e che alcuni sullo sfondo sono del tutto estranei alla faccenda. Possiamo osservare nella prima fotografia una persona che diremmo mestamente si allontana dall’assembramento lungo via Vittorio Veneto.

Il fotografo ha voluto lasciarci una testimonianza dell’arrivo della formazione in assetto militare (lo abbiamo analizzato qui) e una testimonianza dei “festeggiamenti”, rappresentati dal bicchiere di vino: in due delle tre fotografie infatti un partigiano beve del vino che possiamo immaginare offerto da qualcuno degli abitanti accorsi ad accoglierli: la bottiglia buona tenuta da parte per le grandi occasioni?

Ma nel voler cogliere gli istanti dei festeggiamenti rappresentati dal bicchiere di vino che cambia di mano tra i partigiani, il fotografo ha colto, probabilmente senza intenzione, un soggetto di grande interesse, i ragazzi accorsi a vedere: il partigiano che ancora in sella alla sua bicicletta beve un bicchiere di vino è praticamente attorniato da ragazzi.

E’ difficile, a ottant’anni di distanza, non fare di questa circostanza un simbolo, ma è chiaro che la loro presenza vuol dire qualcosa, come nel caso dei ragazzi di Cumiana (qui): la possibilità di uscire finalmente senza troppi rischi; la curiosità e la voglia di esserci, in un momento che si intuisce essere straordinario; e, non abbiamo paura di dirlo, l’impressione che quelli che arrivano siano “i buoni” che mandano via “i cattivi”: possiamo immaginare i bambini che attorniano una camicia nera coi suoi lugubri stemmi?

Inoltre…

Forse non è il caso di ricamarci troppo sopra ma a ben guardare, il partigiano in sella alla sua bicicletta che è al centro della seconda fotografia ha dei fiori in mano. Non può esserseli portati appresso scendendo a San Secondo in bicicletta, li ha ricevuti da qualcuno. Da chi?

Se cerchiamo chi possa essere implicato nella faccenda, non possiamo non sospettare della ragazza a sinistra: il modo in cui guarda il nostro bel partigiano è perfettamente compatibile col gesto di donargli tre fiorellini.

Anche questa è possibile che sia più fiction che storia, ma un bel momento qualcuno avrà pur fatto il gesto di offrire dei fiori a un partigiano arrivato in paese, forse il più bello della compagnia.

Qui il primo articolo della serie. Qui il secondo. Qui il terzo.