Qui il primo articolo della serie.
I giorni della Liberazione, quando i partigiani arrivano in paese dopo che fascisti e tedeschi si sono ritirati, si sono fissati nella nostra memoria visiva grazie una serie di fotografie che non sono più ritratti di partigiani in armi o messe in scena di azioni militari, ma sono fotogrammi del “film” che sta succedendo, vissuto giustamente come “storico”.
Nei giorni a ridosso del 25 aprile ci sono anche le pose, le fotografie di formazioni partigiane che in bell’ordine assaporano il gusto di farsi fotografare da vincitori, ma ci sono anche molte istantanee che colgono momenti non rituali e concitati, come se il fotografo da studio si fosse improvvisamente trasformato in fotografo di una guerra che stava finendo, il suo primo passo nella libertà.
E ci sono qua e là ragazzi e bambini, si intuisce eccitati e curiosi; finalmente sfuggiti alla protezione degli adulti, ora che tedeschi e fascisti, il principale pericolo, sono scappati.
Questa fotografia scattata a Cumiana li ritrae in prima fila a vedere “i grandi” che presumibilmente sono diretti a Torino (foto da memorialcumiana.it).
Quest’altra eccezionale istantanea di Giovanni Senestro (qui una sua breve biografia) coglie presumibilmente dei garibadini della I Divisione che lasciano una base diretti a Torino. E’ il colmo della eccitazione: tre camion stracarichi di partigiani sono pronti a partire, un motociclista in primo piano pigia sul pedale di avvio del motore, una partigiana sale sul predellino del primo camion, un partigiano sembra volersi sistemare sul paraurti, appoggiato al cofano.., sulla destra due persone si scambiano uno strano bagaglio, un bambino: si apprestano a portarlo con sé? O piuttosto, un partigiano in partenza (la persona col fucile, a sinistra) affida il suo bambino a uno che resta (la persona senza armi, a destra)?
E poi c’è questa foto che ha il sapore di una allegra sfilata per le vie di non sappiamo quale paese, una annotazione ci dice che si tratta di partigiani G.L. della Val Pellice. L’automobile deve essere un trofeo di guerra, è una Fiat 1500 Cabriolet Garavini appartenuta, chissà, a una qualche guarnigione fascista; a bordo si distingue una donna con un bambino in braccio e dietro di lei un ragazzino a cui qualcuno ha messo un cappello in testa, in piedi quasi in posa da parata; a sinistra un altro ragazzino che sembra seguire la sfilata osserva il fotografo. Non possiamo non notare l’indifferenza, se non il sospetto e il timore dell’unico osservatore della scena, il signore col cappello a destra.
E infine ci sono bambini e ragazzi in fotografie più rituali, a volte espressamente voluti dai grandi, esibiti con orgoglio: come in basso a destra e a sinistra nella prima fotografia, una festa in cortile con mitragliera e fisarmonica; a volte invece semplici intrusi che sbirciano, che hanno tutta l’aria di riaffacciarsi alla vita: come nelle altre due fotografie, dove compaiono ai bordi della scena, entrati “casualmente” nel campo visivo del fotografo.








