di Alessandro Calleri*
Il personaggio di Raoul, creato da Beppe Fenoglio come alter ego per raccontare la sua esperienza nella Resistenza piemontese, offre una riflessione profondamente attuale sulla difficoltà di scegliere.
Raoul era un ragazzo come tanti, che si interrogava sul proprio coraggio e sulla propria esistenza in un momento decisivo. Oggi come allora, di fronte a ingiustizie – grandi e piccole che siano – molti giovani avvertono lo stesso peso: la responsabilità di non restare indifferenti.
Per Raoul la Resistenza fu fango, batticuore, paura e attese estenuanti. Per fortuna l’impegno civile oggi non richiede di impugnare un moschetto, ma la sfida è la stessa: mettersi in gioco e uscire dalla zona di comfort nella quale la nostra società ci ha messo.
Spesso i giovani vengono accusati di essere lontani dalla politica. In realtà molti vivono lo stesso disagio esistenziale rappresentato dal personaggio fenogliano, in un limbo tra il desiderio di agire e l’impotenza davanti a un mondo che sembra molto più grande di loro.
Oggi, seppur in minoranza rispetto ai giovani delle generazioni precedenti, molti ragazzi si attivano e partecipano, per esempio nel volontariato o nella lotta per i diritti civili: ne è un esempio la grande contestazione studentesca che c’è stata per cambiare il semestre filtro per entrare nella facoltà di medicina.
Fenoglio insegna che anche non scegliere è una scelta. Raoul decide di andare nelle Langhe perché consapevole che non partecipare vorrebbe dire rendersi partecipe del decadimento morale e politico del suo tempo.
Per un diciottenne oggi l’impegno è l’antidoto alla solitudine e l’indottrinamento dato dalle tecnologie.
Rispetto ai tempi di Fenoglio, i giovani hanno bisogno di essere “svezzati” dalla pigrizia quotidiana e stimolati a scoprire il valore della collettività. Tuttavia i ragazzi non vanno etichettati o giudicati a priori: vanno capiti e conosciuti per permettere loro di esprimersi al meglio. Spesso, nei loro confronti mancano empatia e comprensione, soprattutto da parte di un sistema scolastico che spesso li etichetta come semplici numeri. E’ un sistema che li stressa a tal punto da portarli a gesti estremi come il suicidio perché un basso voto o un esame non passato fa sentire una nullità.
Recuperare lo spirito di Raoul oggi significa proprio questo: tornare a mettere l’umanità e il coraggio della scelta davanti a qualsiasi fredda statistica.
* Alessandro (Càlleri, con l’accento sulla a) ha 17 anni, fa il quarto anno di liceo, ed è probabile che finisca con lo studiare storia. In questa rubrica ci mette a parte di quelle che abbiamo deciso di chiamare le sue riflessioni.


