La loro presenza passa inosservata, tutta la nostra attenzione va ai partigiani che arrivano in paese e si fanno ritrarre sorridenti, o che salgono su un camion per andare a dare manforte in città, o che sfilano con le loro armi orgogliosi e partecipi del momento. Eppure ci sono, e non sono pochi; e la loro presenza non è casuale, al contrario è voluta, è un atto simbolico.
Sono i bambini e i ragazzi che compaiono qua e là nelle fotografie dei giorni della Liberazione.
Durante la guerra i bambini non esistono, sono scomparsi; nel contesto della Val Pellice conosciamo solo una fotografia dei giorni di guerra in cui c’è un ragazzo, e molto bene in evidenza, quasi a capo del corteo, perché di un corteo si trattava: il corteo funebre che portò al cimitero di Rorà gli otto aviatori che morirono nel Liberator schiantosi poco sotto la punta del monte Cornour, il 12 ottobre del 1944. Eccolo, questo bambino dei tempi bui di cui non conosciamo il nome ma di cui percepiamo la compassione.
La fotografia è di Mario Levi, ebreo sfollato a Rorà, che aveva una macchina fotografica ed ha lasciato varie testimonianze di quel periodo. In quell’occasione colse a due o tre riprese i bambini che partecipavano alle esequie, compresi i suoi. Questa è la fotografia più significativa.
Non conosciamo altre fotografie attribuibili al periodo della guerra partigiana in cui compaiano bambini o ragazzi.
Ma nei giorni della Liberazione bambini e ragazzi fanno la loro grande comparsa. Certo, grazie alla fotografia “liberata”, al piacere tutto nuovo che i possessori di macchine fotografiche provano nell’usare i loro strumenti, all’urgenza che sentono di documentare il momento, all’assenza di paura e censura. Ma grazie anche ai genitori che li vogliono testimoni del momento.
C’è una fotografia del fondo fotografico della sezione ANPI di Torre Pellice che può dare la dimensione del fenomeno. E’ una foto di cui non conosciamo la provenienza, che reca sul retro l’annotazione a matita “Torino ‘45”, il timbro dello studio fotografico Gherlone Gay Via XXIV Maggio 9 (qui la scheda dell’Associazione Fotografia Storica), e il numero 490, forse il negativo. Ritrae un camion con partigiani feriti e personale di cura in Piazza Vittorio il giorno della celebrazione della Liberazione, il 6 maggio del 1945; è stata presa un po’ dall’alto, probabilmente il fotografo si è arrampicato su un palo della luce per farla, perché in quel posto non ci sono balconate.
Noi contiamo dieci bambini e ragazzi. E’ presumibile che qualcuno fosse vicino al papà ferito, ma gli altri avranno dato l’assalto al camion per poter vedere “la Storia”, portati lì dai propri genitori come a una festa da non perdersi. Se non li trovate o non avete pazienza però siete curiosi, potete vedere dove sono qui.
In un’altra fotografia delle celebrazioni in Piazza Vittorio, c’è un bambino a cui il papà ha messo il cappello da alpino in testa. Lo vedete?





