Quando gli americani paracadutarono ananas e mele (1 di 2)
L’ottima riuscita della missione Orange, che l’OSS (l’Office of Strategic Services, il servizio segreto militare statunitense precursore della CIA) paracadutò al Pra nel marzo 1944, permise di utilizzare la Val Pellice come base per l’invio di altre due missioni, indicate anch’esse col nome d’un frutto: la missione Apple, mela, e la missione Pineapple, ananas.
Venne scelta la Val Pellice come luogo di lancio e di smistamento grazie alla relativa sicurezza della zona e all’ottima copertura che De Leva e Vanzetti, i due agenti della Orange, erano riusciti a stabilire su tutto il Piemonte.
Apple era destinata al versante sud del Piemonte, verso la Liguria, Pineapple al versante est, verso la Lombardia.
Questo il racconto delle fasi iniziali di Pineapple.
Pagine da L’altra resistenza, di P. Tompkins. La storia della missione Pineapple lanciata in Val Pellice e diretta a est raccontata da un agente del servizio segreto americano. Qui le pagine originali del libro.
Con il nome in codice di «Pineapple», la missione era composta da un collega di De Leva e Vanzetti, ma più giovane, il sottotenente dell’aeronautica italiana Luigi Vestri, ingegnere tecnico che aveva servito in Albania, Grecia e a Creta.
[…] Fu reclutato dall’ORI per l’addestramento a Ostuni con De Leva e Vanzetti, che si protrasse fino alla tarda estate per mancanza di aerei per il lancio di agenti.
La missione «Pineapple» non poté essere paracadutata prima della mezzanotte del 9 settembre, giusto un anno dallo sbarco degli Alleati a Salerno. Scesero nella piana della Val Pellice, dove Vanzetti e i suoi partigiani accolsero i nuovi arrivati con fuochi di segnalazione e guardie lungo il perimetro. Furono lanciati a tre chilometri dal punto stabilito, e l’operazione scatenò un immediato attacco tedesco.
Nella fuga precipitosa, la maggior parte del materiale della squadra fu abbandonato, sebbene Vestri riuscisse a recuperare la radio, che fu velocemente nascosta. Mentre i membri della squadra di ricevimento si battevano con i tedeschi, alcuni vennero presi e fucilati sul posto. Vestri e il suo operatore radio, Barone, si diressero verso un’alta collina conosciuta come la Vacera, inseguiti da una pattuglia tedesca. Dei due partigiani incaricati di tirarli fuori da quella situazione pericolosa, uno fu subito ucciso, l’altro gravemente ferito.
Continuando l’inseguimento, i tedeschi circondarono la Vacera, seguendo le tracce dei fuggiaschi con i cani. Ma un partigiano del posto, che conosceva perfettamente la zona, guidò Vestri e una dozzina di uomini oltre l’accerchiamento a nascondersi immersi in un piccolo specchio d’acqua, dove sopravvissero respirando attraverso canne vuote per molte ore, con il nemico che passava a pochi centimetri da loro. Finalmente, interrompendo le ricerche, i tedeschi si ritirarono a mani vuote. Irritati dall’aver perso una preda così allettante – un paio di paracadutisti atterrati di fresco -, per rabbiosa rappresaglia incendiarono parecchie fattorie dei dintorni.Vestri e Barone, portati in camion fino a un campo partigiano in alta montagna, passarono la notte senza ulteriori problemi, e il giorno appresso poterono recuperare gran parte del loro equipaggiamento, sebbene non riuscissero a far funzionare la radio.
Dal luogo di atterraggio, Vestri e Barone attraversarono il fiume Pellice per cercare Vanzetti. Lo trovarono a monte, nella sua roccaforte di Campiglione, al comando della locale unità partigiana di G&L. De Leva – che venne apposta da Torino per incontrare i nuovi arrivati – disse a Vestri che il Piemonte era ben coperto dalla loro rete «Orange», e che Vestri avrebbe dovuto muoversi verso est, nell’area di Novara, per lavorare con le Divisioni Garibaldi di Moscatelli.
Contrariati, ma ansiosi di mettersi al lavoro, Vestri e Barone rimasero a Torre Pellice in attesa di un’altra radio. Le loro prospettive migliorarono quando un inviato di Vanzetti venne a occuparsi di loro. Si trattava di una ragazza diciottenne che svolgeva mansioni di staffetta, il cui padre socialista gestiva un lanificio proprio lungo la strada maestra di Luserna San Giovanni. Dotata di una straordinaria memoria fotografica, Bruna Fantoni, una fedele partigiana il cui zio di orientamento di estrema sinistra era sindaco di Torre Pellice, aveva imparato a cifrare e decifrare a memoria per la radio di Giorgio. Per Vestri fu un soffio di vita.
Mentre i giorni passavano e non arrivava nessuna radio, Vestri e Bruna cominciarono a guardarsi in modo più che professionale. Poiché il loro legame diventava più forte, decisero che Bruna, originaria di Biella, una città della zona di Moscatelli, avrebbe accompagnato Vestri e lo avrebbe aiutato nella missione in quel territorio che conosceva così bene. Il padre di Bruna, venuto a conoscenza del piano, vi si oppose, sostenendo che difficilmente avrebbe potuto acconsentire a che sua figlia andasse in giro con un uomo di cui egli non conosceva neanche il vero nome.
Vestri insistette che le sue intenzioni erano oneste, ma che aveva giurato di non rivelare la propria identità fino alla fine del conflitto. Poiché i due uomini rimanevano ostinatamente sulle rispettive posizioni, fu deciso che Vestri scrivesse il suo vero nome su un pezzo di carta e lo nascondesse in un barattolo. Il padre non doveva tirarlo fuori se non nel caso che Vestri fosse morto, o finché non avesse fatto ritorno sano e salvo alla liberazione. E così si accordarono.
Bruna, ricevuto il permesso di unirsi a Vestri nella missione, sarebbe andata avanti a Torino in treno, per maggior sicurezza, portando i quarzi e i cifrari fissati alle braccia e alle gambe, sotto il vestito. Avrebbe poi raggiunto Vestri e Barone in una casa sicura di Castelnuovo Don Bosco, un paesino della pianura a est di Torino. Questi avrebbero seguito in macchina con la radio e gli equipaggiamenti più ingombranti. Per il pericoloso viaggio, gli uomini avevano «requisito» la Fiat 1500 di un fascista del posto.
Il brevetto da partigiana di Bruna Fantone e la proposta di onorificenza.
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Una mappa del teatro delle operazioni dell’O.S.S. prodotta dalla Divisione Cartografie della Sezione Ricerca e Analisi, data probabile 1944, si noti l’assenza del Nord-Africa. (Fonte: Wikipedia)





