Una stella rossa cucita sul petto
Queste ultime fotografie della serie che Vittorio Rostan, il comandante del distaccamento della 105ª Brigata Garibaldi che faceva base al Triboletto in Val Luserna, ha fornito a Bianchi e Falco ai tempi della redazione dei Quaderni, sono chiaramente i ricordi di una gioventù ormai lontana.
Vittorio ha conservato i ritratti di alcuni compagni. Ha conservato la fotografia di Mario Abruzzese, “Romanino”, il suo comandante di brigata; ha conservato quella di “Cucciolo”, il compagno della sua squadra che fece una morte orribile il 30 aprile del ‘45 in una delle ultime stragi dei fascisti in ritirata dietro i tedeschi; ha conservato quella di Piero Barigazzi, medico, che possiamo pensare si sia in qualche modo fatto carico della base del Triboletto; ed ha conservato le fotografie di due altri compagni: Filippo Lamontagna da Marigliana in provincia di Napoli, nome di battaglia manco a dirlo “Gennaro”, e Luigi Gosi da Cremona, “Radames”.
Queste ultime due fotografie ci dicono qualcosa sull’esercizio della memoria di un partigiano reduce.
Sono delle “normali” fototessera, una delle quali, quella di Radames, riporta una scritta a penna stilografica “105ª Brigata d’assalto Garibaldi”. Sono state scattate senza dubbio a guerra finita: nessun partigiano alla macchia si sarebbe fatto fotografare così, nella più classica delle foto segnaletiche, né vi erano le possibilità tecniche e l’opportunità di farlo. Quelle fotografie sono un prodotto da studio fotografico, sono una rievocazione: un bel giorno i nostri due partigiani hanno tirato fuori dall’armadio la loro ultima divisa da garibaldino con la stella rossa cucita sul petto, sono andati dal fotografo a farsi fotografare ed hanno fatto avere la fotografia ai compagni d’un tempo: la dichiarazione pubblica e la rivendicazione di una appartenenza.
Le altre fotografie che Vittorio ha fornito sono più personali, molto poco “resistenziali”. Lo ritraggono sulla neve di Pian Frollero da solo e in compagnia di un anonimo alpino.
Bianchi e Falco scrivono che le fotografie colgono un momento di relax di due partigiani della 105ª. E’ lecito avere qualche dubbio.
E’ certo che siamo a Pian Frollero, il versante che fa da sfondo alle fotografie è sicuramente il versante di La Palà. Ma è meglio porsi qualche interrogativo sulla datazione delle fotografie e sulla loro natura di foto resistenziali.
A Pian Frollero i garibaldini arrivarono a gennaio del ‘44; a quell’epoca Vittorio era tra i G.L. dell’alta Val Pellice, tra la Bodeina e Pertusel. Sbandatosi dopo il rastrellamento di marzo, ce lo ritroveremo a giugno tra i garibaldini in Val Luserna.
Allora, delle due l’una. O quella è neve dell’inverno ‘43-’44, e in tal caso Vittorio o era tra i G. L. o non era in nessuna formazione partigiana, e quindi quello non è un momento di relax di due partigiani della 105ª. O quello è davvero un momento di relax di due partigiani della 105ª ed allora quella è neve dell’inverno ‘44-’45.
Ma ammesso che ci fosse tempo di rilassarsi in quell’inverno così duro, la domanda è: cosa ci fa un alpino in divisa da alpino un anno e passa dopo la fuga dall’esercito regolare?
Tutto questo considerato: non è piuttosto più probabile che le fotografie siano state scattate prima dell’8 settembre 1943?
Qui la raccolta completa, fondo “Le fotografie dei Quaderni sulla Resistenza in Val Pellice”.










