Nei primi mesi del 2026 la Società di Studi rorenghi, in collaborazione con alcune chiese valdesi, la Fondazione Centro Culturale Valdese e il Comune di Pramollo, ha organizzato un ciclo di sei incontri sul tema della militarizzazione della società civile, vale a dire della sempre maggiore presenza di riferimenti militari nella nostra società.
Gli incontri si sono svolti ciascuno in una località diversa ed hanno inteso creare un clima di dibattito responsabile e rispettoso del pensiero altrui, concludendosi non a caso con un momento conviviale.
Ne pubblichiamo i resoconti così come sono, senza alcun intervento redazionale che non sia la cura dell’esposizione in lingua scritta comprensibile. Per riservatezza abbiamo ritenuto di omettere i nomi degli intervenuti, fatta esclusione per le persone di volta in volta incaricate di fornire lo spunto iniziale alla riflessione.

[La riunione inizia con la proiezione del video messaggio registrato di Aldo Ferrero per presentare il suo libro “Per un mondo nonviolento: storia di un obiettore valdese”.]

Davide Rosso: Abbiamo scelto di far vedere il video integralmente perché serviva, perché Aldo non poteva essere qui e almeno abbiamo visto chi è Aldo e abbiamo visto presentare da lui questo scritto.
Il punto di partenza sono stati i suoi diari di quel periodo.
Immaginiamo leggere una scelta di obiezione di coscienza fatta nel 1968. Qual è il contesto? Chi è Martin Luther King, chi è Gandhi? Se parliamo della bomba atomica o “dell’Autunno caldo” o della rivolta di corso Traiano, c’è chi conosce, altri invece non ne hanno mai sentito parlare, non hanno idea di che cosa volesse dire essere in piazza Statuto nel 1969 durante gli scioperi.
Aldo [Ferrero] spiega tutto e ripercorre tutto e ci fa capire quanto sia importante ricordare la memoria dei fatti accaduti.
Ha spiegato perché ha scritto questo testo e ci parla di due scelte: in quel momento l’obiezione di coscienza ti portava sotto processo ed era una scelta, la seconda scelta che ha fatto lui è stata di entrare nel sistema e mettere la divisa.
Che cosa significa il 2 giugno? Non è solo andare in piazza a marciare, e il 4 Novembre cosa celebriamo? La morte o la vittoria delle persone?
La seconda scelta compiuta da Aldo è quella più importante.
Ho trovato un testo di Sergio Rostagno dell’’84, il periodo che Aldo descrive di forte attivismo pacifista (Comiso, contro il nucleare). Sergio Rostagno mette tre possibili modi per guardare alla guerra e alla pace da parte dei cristiani, due sono quelli che percorre Aldo, l’altro è quello che dialoga sulla pace e sulla guerra e testimonia con i fatti. Quello che ha in mente in quel momento Sergio Rostagno è l’ordine mondiale degli anni Ottanta; ognuno riportava il vero ordine e lo faceva con le armi. Tutto questo è presente nel libro anche se Aldo non lo esplicita e poi c’è come ricordare la guerra che è ancora più importante del ricordare la pace. Quale posizione prendiamo di fronte alla guerra e alla pace, dobbiamo anche prendere coscienza di quello che vediamo, difficilmente vedremo la foto del tuo soldato, ma vedrai sempre le foto degli altri che soffrono e siamo sotto l’effetto della propaganda e come dice Aldo per prendere coscienza ci dobbiamo informare.
A un certo punto lui dice che i movimenti per la pace sono un movimento carsico; ad esempio, intorno al 1870 nasce un movimento per la pace in Val Pellice, una voglia di arbitrato, oggi ci saranno due tesserati.
Oggi se parliamo di pace cosa intendiamo? Mi sembra che materiale per scambiare qualche opinione ne abbiamo.

[Tutti i presenti si dispongono in cerchio per iniziare il dibattito.]

A: Quando è stato introdotto l’argomento di abbandonare ed entrare in una caserma mi è venuta subito in mente la politica dell’entrismo; penso all’entrismo nel PCI con l’extraparlamentare che entrava nel PCI e che gli dicevano: “Ma cosa vuoi fare che tanto lì governano le burocrazie”. Io credo che oggi ad entrare in una caserma non ci sarebbe spazio per fare qualcosa dal basso.

B: Mi fa piacere aver conosciuto Aldo e nel ‘72 quando mi è arrivata la cartolina è uscita proprio la legge che riconosceva di fare l’obiezione di coscienza. In quel periodo lì per un obiettore l’unica possibilità era fare servizio in luoghi con finalità sociali, ma io avevo una formazione tecnica e allora ho scelto di fare il servizio civile all’estero. Se facevi due anni di servizio all’estero avevi il congedo dalla leva e al test per la leva mi son tolto lo sfizio di non rispondere in maniera corretta. Poi sono stato due anni in Paraguay ad aprire la prima scuola per elettricisti, anche io sono stato a Comiso a prendermi le legnate, all’epoca c’era proprio forte il senso di opposizione a quello che era la guerra.
Ho sentito la notizia che in Sardegna sono contenti che aprano una fabbrica di produzioni di droni e io mi ero anche licenziato perché la mia azienda aveva iniziato a produrre puntatori per i missili.

C: In Sardegna non sono contenti per l’apertura di questa nuova azienda.

D: La leva non è abolita è sospesa in Italia, facciamo attenzione perché in alcuni posti stanno chiedendo alle persone la disponibilità per la leva. In alcuni posti diffondono informazioni in cui devi comunicare che non sei disponibile prima di essere chiamato. Ora si dice che siano più deboli i movimenti, quando si sta in pace si sta tranquilli, i segnali piccolini si prendono come se facessi la Cassandra poi quando succedono le cose più grosse si deve ricostruire il consenso.

E: Le scelte dipendono dal periodo in cui le fai, Simone Weil, la più grande pacifista che abbiamo avuto in Europa si è fatta morire di fame perché le era stato impedito di costituire un esercito femminile per andare a combattere Hitler. [Affermazione distorta e storicamente inesatta.]
I partigiani ci dicono bella la pace, ma le armi le abbiamo dovute prendere. Di fronte ad un male assoluto dobbiamo fare qualcosa perché altrimenti sarebbe deleterio. Gandhi diede come consiglio ad un villaggio di non reagire alla presenza inglese, ma il villaggio venne raso al suolo e lui giorni dopo disse che si era vergognato di quel consiglio.

F: Le nostre scelte dipendono dal periodo, allora l’esercito era un’istituzione totale, l’obbedienza la richiedevano e strutturavano con la violenza. Si cercava di entrare in queste istituzioni per combatterle. Lui ha riempito la sua testimonianza di schede, era convinto che oggi non ci fosse l’informazione dettagliata di come anche alcune persone dell’esercito vivessero poi le azioni che facevano, come ad esempio per gli aviatori che sganciarono le bombe di Hiroshima.
Non ci sono momenti di pace e di guerra, c’è sempre stata la guerra che però si è dislocata in posti diversi a seconda delle dinamiche e decisioni geopolitiche, oggi è in mano all’industria e alla finanza e noi siamo in difficoltà a leggerne la struttura, le figure non vengono fuori. Pensa al caso Epstein e al ricatto infinito verso i potenti del mondo, questo è davvero indecente.
La mia convinzione è che la scelta la fai tutti i giorni, la scelta della guerra e della pace la fai e non torni indietro ed è nel tuo stile etico di vita ed è totalizzante.
Siamo influenzati dalla visione protestante in cui ci confrontiamo con la storia e Aldo ancora oggi ha problemi agli occhi perché non gli davano gli occhiali durante le uscite che necessitavano di proteggere gli occhi; lui in caserma faceva gli studi biblici ed era questa la forza che traeva nella sua quotidianità di scelta, se lo scegliamo fino all’ultimo saremo testimoni e non saremo inamidati da ragionamenti totalitari.

G: Non abbiamo una purezza individuale da difendere ma abbiamo un quotidiano da vivere.

H: Questo è il secondo incontro e trovo che la cosa importante sia la relazione tra le persone al di là della scelta che uno fa; le parole che ho ascoltato e la relazione che si è creata con le persone è fondamentale. Non sono qui per caso, sono qui per ascoltare e per essere ascoltata.
Ci va metodo e ieri c’è stata una riunione come metodo e mi sono resa conto sempre di più che bisogna trovarsi insieme e trovare una strategia in azioni concrete, chi scrive questo? facciamo un flash mob? come vogliamo essere efficaci? Credo che noi come cittadini siamo una potenza soprattutto come consumatori e se vogliamo essere efficaci dobbiamo avere una strategia condivisa.

I: Aldo nel libro quando parla della sua scelta la rete di cui parli tu lui non ce l’aveva, la Chiesa non ha preso la posizione nel Sinodo; se voi pensate nel 1983 il Sinodo si schiera apertamente con i movimenti per la pace. Io sono stato contento quando ho visto che questo Sinodo non aveva fatto solo degli ordini del giorno sulla pace ma ha dato proprio come mandato di creare rete. Son contento se questa serie di incontri riesce a produrre qualcosa perché si crea movimento.

L: Come si parla della scelta di stare dentro alla caserma mi chiedo quanto nella pratica potesse relazionarsi con le persone che aveva intorno.

M: Era possibile perché quando stava in camerata lui era tormentante perché diceva “lo sai perché mettiamo la divisa?”
Oggi dobbiamo accedere a tutta una rete di informazioni, la militarizzazione della società passa in piccoli gesti. Una volta c’erano i consigli di fabbrica e i consigli di scuola, ma oggi in quali situazioni ti trovi in categorie mescolate? Forse al “CAI” ma in poche altre situazioni.

N: Oggi siamo subissati da un’informazione di immagini create appositamente, pensa alla premiazione della sciatrice Brignone con le frecce tricolori.

O: Parlando delle scelte oggi ne vedo di meno anche per colpa di una sfaccettatura clamorosa dell’economia, oggi compri su Amazon e non sai a chi stai dando i soldi. Oggi non riesci più a capire a chi stai dando i soldi e l’unico pensiero è che ci si debba costruire un proprio micro sistema.

P: Molte persone hanno fatto la leva perché non sapevano di poter fare diversamente. Ieri sono stato a Pinerolo ad una contestazione, ci chiediamo come stiamo in un movimento non violento quando io non ho il controllo di chi viene alla manifestazione e poi non c’è supporto della comunità perché poi leggo i commenti dell’evento e mi sconforto. I ragazzi non hanno più un modello per discutere perché l’unico modello è quello della prevaricazione. Abbiamo ricevuto l’invito come corpo docenti per partecipare alle celebrazioni del 4 Novembre e per fortuna la nostra dirigente ha rifiutato.

Q: Riguardo alle fotografie, chi le guarda ha una falsa partecipazione all’immagine perché non conosce e non approfondisce le tematiche di cui si parla.
Nell’’83 io ero un adolescente e come gruppo di amici abbiamo vissuto una rottura perché il mio migliore amico proprio quell’anno decise di intraprendere la carriera nell’esercito. Bisognerebbe sempre imparare ad ascoltare le motivazioni che portano le persone a fare delle scelte.

R: Hai sottolineato un aspetto interessante, rapporto tra scelta individuale e un contesto comunitario che metteva in crisi questo rapporto. Non bisogna mai astrarsi dal contesto storico in cui i nostri gesti sono avvenuti perché altrimenti non li comprendiamo.

S: Allora la leva era obbligatoria e quindi c’erano persone che sapevi che dall’esercito poi sarebbero uscite e il lavoro che potevi fare dentro era diverso. Chi faceva obiezione ha portato poi alla sospensione della leva. Chi era dentro e ha adottato di fare studi biblici era interessante perché faceva fare alle persone un’esperienza diversa. Le strategie sono molto importanti, metodo, strategie e che risultato vogliamo ottenere.
A proposito di informazione vi segnalo: “Pinerolesi contro il riarmo e Osservatorio contro la militarizzazione della scuola”.

T: Arendt: rivoltarsi alle cose presenti.

U: Presente significa anche contesto, ora siamo in un momento in cui tutto ci sfugge, vi faccio un esempio un ragazzo che era molto brillante negli studi ora se lo incontro è affondato nel cellulare e gli ho chiesto perché e lui mi ha risposto che è molto più ampia la realtà che trovi in un social che non nel parlare con le persone. Qual è il problema al giorno d’oggi? Essere pensanti è drammatico, incontrarsi vuol dire relazione tra me e te. In questo momento è indispensabile essere pensante e responsabile e contagiare i giovani. Perché è così bello essere qua adesso perché siamo tra persone. Camminare e marciare insieme nel contesto.

V: Le nostre scelte dipendono molto dal contesto e dalla nostra evoluzione, io arrivavo dal partito comunista e ho fatto il militare in cui i comunisti in divisa hanno cercato di cambiare l’esercito dall’interno. I comunisti in quel periodo non erano sicuramente pacifisti. La mia evoluzione personale mi ha portato a diventare democratico e ci ho impiegato 20 anni e sono pacifista convinto anche per la mia formazione militare. Una persona si evolve.

Z: Sui termini oggi tutti si proclamano pacifisti ma Aldo parlava di non violenza che è diverso.

X: Per me sono strumenti relativi non mi sentirei di aderire totalmente e il mio maestro è stato Pavone e sono figlia di comandante partigiano, io non riesco a dichiararmi totalmente non violenta perché di fronte ad una situazione di ingiustizia secondo me si deve agire, ma l’importante è che non diventi ideologia.
La domanda con cui dobbiamo andare a casa è che cosa potrebbe significare oggi la disobbedienza civile. Quali sono le forme di disobbedienza civile che possono dilagare ed essere efficaci.

Y: Io mi collego ampliandolo anche al tema dell’autodifesa, mi ritrovo anche in quello che dicevi prima di come la guerra permei ogni aspetto della nostra vita e questo dentro e fuori sia difficile, in che modo lo Stato si sostituisce alla capacità della società di trovare soluzione ai problemi, questo attacco continuo alla cooperazione nella comunità aumentando l’individualismo delle persone. Se questo è l’attacco allora l’autodifesa deve essere proporzionale e capire nel quotidiano quali forme organizzative e strumenti pedagogici ci possono aiutare per ricostruire dei valori primari, e qui i bisogni primari di riorganizzarsi insieme e di trovare soluzioni ai problemi delle nostre vite. Cosa sia guerra e pace, e con il 7 ottobre è caduto tutto quello che era il diritto internazionale, c’è uno spazio per ridefinire che cosa sia la pace e l’autodifesa profonda.

W: La militarizzazione della società attraverso il rafforzamento dell’individualismo e il pensiero che solo lo Stato possa risolvere i tuoi problemi. Oggi più di una volta bisognerebbe andare a scuola di conflitto. Cosa voleva dire essere riformato ed essere considerato un “ominicchio”. Ricostruire quelle forme che stanno cercando di svuotare (volontariato, centri giovanili, boicottaggi), allora si facevano cose interessantissime, per quanto mi riguarda il G8 di Genova è stata la cesura.

J: Come disobbedienza civile trovare tutte quelle forme di autonomia che non dipendono dallo Stato e dalle multinazionali, valorizzare le realtà del territorio che hanno autonomia, se c’è la crisi e si è totalmente dipendenti dallo Stato si deve stare sotto quelle dinamiche (ad esempio la guerra in Ucraina e la triplicazione del costo del grano) e queste nuove coltivazioni possono avere una dimensione collettiva, ad esempio anche la scuola, se la scuola è militarizzata ci si può organizzare per creare scuole alternative che sono molto faticose, ma sono disobbedienza civile quando uno Stato ci ricatta.

K: Bisogna attualizzare le situazioni. un problema centrale è quello del riarmo, per andare in guerra come ci vogliono portare, anche la creazione del pensiero unico, io sono da sempre nel sindacato e in mille gruppi di antifascismo e BDS…
Non possiamo uniformarci perché anche chi adotta misure diverse ci aiuta a contrastare la guerra dei padroni. La comunità, ci sono pensieri che tutto debba partire dal piccolo, ma io la trovo piccola come cosa che può avere anche senso, ma stiamo dentro le situazioni e andiamo a dire quello che pensiamo per contrastare la guerra che stiamo facendo.

Aa: Oggi è proprio l’anniversario dei 4 anni di guerra in Ucraina, 10 anni fa siamo andati a intervistare con una mia amica giornalista delle persone di destra che avevano creato un movimento popolare che è stato in piazza al freddo per contrastare un governo di corrotti, quando incominciano a sparare e la piazza si organizza per portare i feriti al riparo perché se li portavi negli ospedali venivano ammazzati, si organizzano con posti letto e flebo. Questa gente ci chiede se volessimo partecipare ad un loro addestramento e ci ritroviamo in una situazione in cui tutto avresti potuto pensare meno che fosse un campo di addestramento se non fosse che c’erano due casse di kalashnikov, queste erano un gruppo misto di persone gestito da una donna che andava a parlare con delle persone normalissime che aveva paura e si addestrava perché a pochi km di distanza c’era la guerra. Mi dissero “La Russia non ci lascerà perdere e verrà qui e noi ci addestriamo”. Le nostre conversazioni dipendono da dove siamo perché qui pensiamo di essere non violenti ma lì c’è la guerra. Faccio fatica a discutere di tempi di pace o di guerra, dipende da dove sei e ci coinvolge tutti perché ci sono dinamiche economiche che influenzano le guerre dentro cui siamo.

Bb: Io lavoro in un liceo e i nostri ragazzi sono lontani anni luce e mi fanno domande stranissime e mi chiedono se quando ero più giovane ci fosse il telefono. Le scelte di Aldo sono pazzesche e non so come andare a proporre le tematiche e le riflessioni uscendo dal programma di latino. Una delle prime cose che dobbiamo insegnare ai ragazzi è di avere un pensiero, non per slogan e con parole violente che facilmente crescendo potrebbero diventare legnate. Dobbiamo fargli capire che è possibile avere un pensiero complesso e avere delle idee.

Cc: Faccio un piccolo flash su Gobetti, tutto sta nel capire che cosa sia la guerra, per lui guerra significa io mi confronto con te. Rispetto a quello che si diceva prima io ho vissuto una situazione simile in Bosnia con miei coetanei in guerra a combattere perché erano obbligati mentre la madre era a casa pacifista non violenta.

[Momento conviviale]