Quando gli americani paracadutarono ananas e mele (2 di 2)

L’ottima riuscita della missione Orange, che l’OSS (l’Office of Strategic Services, il servizio segreto militare statunitense precursore della CIA) paracadutò al Pra nel marzo 1944, permise di utilizzare la Val Pellice come base per l’invio di altre due missioni, indicate anch’esse col nome d’un frutto: la missione Apple, mela, e la missione Pineapple, ananas.

Venne scelta la Val Pellice come luogo di lancio e di smistamento grazie alla relativa sicurezza della zona e all’ottima copertura che De Leva e Vanzetti, i due agenti della Orange, erano riusciti a stabilire su tutto il Piemonte.

Pineapple era destinata al versante est del Piemonte, verso la Lombardia, Apple al versante sud verso la Liguria.

Apple era guidato dal biologo Erasmo Marré “Minetto”: cattolico praticante, era stato indirizzato da Aldo Moro verso l’Organizzazione della Resistenza Italiana guidata da Raimondo Craveri genero di Benedetto Croce. Questo non gli impedì di essere uno stretto collaboratore di Aldo Gastaldi “Bisagno”, comandante della garibaldina Divisione Pinan-Cichero e di assumere il comando della brigata Arzani che si era sbandata: sotto i suoi ordini la brigata fu una delle più attive dell’Appennino piemontese-ligure negli ultimi mesi di guerra che combatté fino a concorrere alla resa dei tedeschi a Genova e a guidare la liberazione della Valle Scrivia e di Novi Ligure.

Il resoconto della missione Apple che riproduciamo si deve a Peter Tompkins ed è parte di una sua relazione, ormai desecretata, che rese all’O.S.S. sul ruolo dei partigiani nella liberazione dell’Italia. La relazione inizia con le seguenti parole, che ben testimoniano del suo approccio alla questione: “Il contributo dei partigiani antifascisti italiani alla campagna in Italia durante la seconda guerra mondiale è stato a lungo trascurato. Questi patrioti tennero lontani dalla linea del fronte qualcosa come sette divisioni tedesche. Ottennero pure la resa di due intere divisioni tedesche, cosa che portò direttamente al crollo delle forze tedesche a Genova, Torino e Milano e nelle zone circostanti.”
Qui il documento nel sito della CIA.
Traduzione dall’inglese a cura della prof.ssa Maria Assunta Matteucci, da Centro di documentazione sulla guerra di Liberazione di Casola Valsenio

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Due città chiave

A questo punto nell’Italia settentrionale un’altra missione OSS porta avanti un nuovo genere di azione partigiana nelle campagne piemontesi dai piedi delle colline alle Alpi intorno al centro industriale di Torino. Il 17 marzo 1944 una squadra di tre uomini era stata paracadutata sulle Alpi in alto vicino al confine francese. Il comandante, il trentacinquenne Marcello de Leva, era figlio di un ammiraglio italiano e pronipote del poeta Shelley.

Il suo numero due, Riccardo Vanzetti, come de Leva, aveva prestato servizio in aeronautica come ingegnere. Il terzo uomo, un giovane radio-operatore, era un meridionale mai stato in Piemonte prima e si trovò in difficoltà con gli sci sui ghiacciai alpini.

Quando arrivò a Torino alla fine di marzo de Leva si diede da fare per creare una rete spionistica, mentre Vanzetti, rimasto in campagna, installò la radio in un alveare in funzione. Da quell’improbabile nascondiglio il radio-operatore trasmise in tutta sicurezza fino alla fine della guerra, spesso anche in presenza di tedeschi che si aggiravano per la stessa fattoria da cui lui operava.

Avendo del tempo a disposizione Vanzetti addestrava squadre di sabotatori per disturbare le comunicazioni tedesche in pianura.

Sviluppò inoltre un nuovo tipo di azione partigiana basata su unità mobili di pianura dapprima munite di biciclette, poi di automobili quindi di autocarri e infine di tank tutti catturati al nemico. Queste agguerrite unità mobili erano sempre all’attacco e ben presto cominciarono ad operare contro i centri di produzione del nemico alla periferia di Torino.

Vanzetti riusciva a intercettare tutti i lanci OSS che avvenivano in varie parti del territorio e col tempo i suoi compagni partigiani lo designarono a comandare un gruppo di divisioni in preparazione dell’attacco finale a Torino.

Ma prima che ciò si verificasse dovevano maturare gli eventi di Genova. Per favorire la costituzione di un gruppo insurrezionale in quel porto e con funzioni di collegamento via radio clandestina con il gruppo della 15a Armata, un’altra missione OSS  (nome in codice Apple) fu paracadutata nella Val Pellice per farla proseguire verso la Liguria.

La squadra era composta da un aspirante medico, Cippi, uno studente di medicina, Alfa, un biologo, Minetto, e un radio-operatore, Gardella. Erano tutti di Genova e tutti cattolici praticanti, il ché, alla scuola di addestramento, aveva  procurato loro il nomignolo di “novizi”. Per le operazioni di codifica e decodifica della missione portarono con sé il più giovane agente OSS in servizio, Adriano, il fratello sedicenne di Vanzetti.

Come obiettivi primari dovevano raccogliere informazioni lungo la costa ligure da Genova fino in Francia, contattare il CNL di Genova e coordinare con questo le loro attività e, soprattutto, selezionare i punti esatti per i lanci che servivano ad armare i gruppi di partigiani che si stavano formando sulle colline liguri intorno a Genova.

Il porto, saldamente nelle mani dei Tedeschi, era ben protetto da poderose unità navali, ma, nonostante la presenza di una feroce banda di investigatori del controspionaggio, la città era antifascista. La resistenza in città comunque era un affare pericoloso: uno dopo l’altro i capi del CNL vennero catturati dai fascisti e dalle SS e fucilati o deportati.

Il solo gruppo munito di radio e in contatto con il SOE fu catturato al completo. Il compito di Minetto fu di ristabilire i contatti coi clandestini e preparare la strada per le operazioni di spionaggio di Cippi. In seguito con un cavallo e un calessino si spostò con la radio e l’operatore per raggiungere il miglior gruppo partigiano sulle colline, la divisione Cicero, riuscendo a far passare bagaglio, armi e radio proprio in mezzo alle unità tedesche i cui uomini, stupiti da quello strano mezzo di trasporto, lo guardarono appena e lo lasciarono passare senza sospetti.

Dato che i partigiani erano ben organizzati ed in buoni rapporti con la gente del posto, Minetto montò la sua radio in un castello in cima a una collina e se ne andò a fare un giro d’ispezione per istruire una rete di informatori partigiani su quali fossero le notizie da raccogliere e su come farle avere rapidamente alla radio. Minetto organizzò anche dei sabotatori, addestrando ed armando due brigate della Divisione Cicero, e rifornendole del materiale (compresi bazooka e mortai da 61 mm) di 135 lanci aerei. Eletto a comandare la brigata Arzani, Minetto ottenne la resa tedesca in una serie di roccaforti, catturando più di 1000 prigionieri, e tenendo i suoi uomini sempre pronti per l’insurrezione generale.

Erasmo Marré “Minetto” nei primi mesi del 1945 ai tempi che comandava la Brigata Arzani.