La fotografia dà l’impressione di essere fuori posto, fuori contesto. E’ una di quelle che Luigi “Meo” Demaria, capo della brigata “Vigone” della V Div. G.L., ha fornito a Luigi Bianchi e Marisa Falco ai tempi della ricerca pluriennale dei ragazzi dell’Istituto “Alberti” di Luserna San Giovanni che diede vita ai “Quaderni sulla Resistenza in Val Pellice”.
Ritrae un giovane che con una certa fierezza tiene le redini di un asino legato al carretto, la frusta a spallarm come fosse un fucile. E’ stata colorata come usava fare una volta: il fotografo ha voluto spennellare di rosso parte dei finimenti dell’asino, per nobilitarlo.
Tutto sembra dirci che siamo nel profondo sud d’Italia, in un paese di un certo decoro, con un grande piazza lastricata, una illuminazione pubblica con tanto di palo in ghisa, e un accenno di alberata: alberi un po’ stenti, ma siamo appunto nel profondo sud d’Italia.
L’asino sorprende per la sua magrezza, un po’ stento come gli alberi: potrebbe essere vecchio o malato, ma potrebbe anche essere il segno di una estrema povertà dei suoi padroni, che non hanno nemmeno un pezzo di sterpaglia dove lasciare che si sfami.
Il giovane potrebbe avere una quindicina d’anni; da come esibisce la frusta, più che contadino potrebbe essere carrettiere, addetto a piccoli trasporti: la porta a spallarm, come avrà visto che si fa con i fucili, perché deve essere l’attrezzo che lo caratterizza.
Meo Demaria ha per fortuna conservato altre fotografie che danno un senso alla foto di questo giovane carrettiere che ci sorprende, messa com’è tra le testimonianze e i ricordi della Resistenza in valle.
Anzi, possiamo dire che Meo ha custodito un vero e proprio piccolo “fascicolo” su questo ragazzo.
Eccolo in una foto da militare: è in una indefinita città del nord (nessuna ragazza del sud sarebbe disinvolta come quella come gli cammina dietro); una finestra a ogiva e una esagonale nel palazzo di sfondo potrebbero indicare che si tratta di una città del nord-est. Sul muro una pubblicità dell’aperitivo Select, d’origine veneziana, potrebbe offrircene una conferma.
Eccolo in una classica fototessera.
Ed ecco finalmente la copia di un documento che ci fornisce qualche notizia. E’ la copia di una sorta di Scheda Caduti, un “atto memoriale” che si conclude con un elogio funebre retorico e povero di informazioni.
E quindi sappiamo che il nostro giovane carrettiere si chiamava Francesco Votano, nato ad Archi (non Arche), sobborgo di Reggio Calabria, la città della fotografia col carretto. Sbandatosi dopo l’8 settembre 1943, si presentò a novembre per essere arruolato nel V Gruppo Corazzato del Nizza Cavalleria (c’è una discrepanza di poca importanza nella data del reclutamento), da cui disertò nell’aprile del 1944.
A maggio raggiunse i partigiani di Meo Demaria, nome di battaglia “Ciccio”, peraltro il suo vero nome. La sua scheda ufficiale di partigiano custodita nella sezione Ricompart dell’Archivio di Stato lo dà Vottano, proveniente dall’arma dei Carabinieri, ma sono due errori.
Di lui sappiamo che “pianurizzò” con la brigata “Vigone” di Demaria, che fu ferito il 23 marzo del 1945 a Piobesi nello scontro in cui perse la vita anche il suo caposquadra Giuseppe Dovio e che morì il giorno dopo, probabilmente a Carignano.
Fu seppellito ad Osasio, ma successivamente la sua salma fu traslata nel Monumento tombale dedicato ai Caduti e ai partigiani del cimitero di Bricherasio, ai cui servizi comunali si deve probabilmente la redazione della scheda anagrafica.
Nulla che ci indichi quale memoria custodisca di lui la sua famiglia.








