Siamo a Pinerolo lungo l’attuale corso Torino all’altezza di Piazza Vittorio Veneto; è il mattino del 29 aprile 1945. La sera prima i tedeschi e la famigerata Brigata Nera “Ather Capelli” hanno abbandonato la città in una lunga fila di automezzi; la battaglia tra i partigiani ansiosi di scendere dalle montagne e i tedeschi decisi a difendersi qualora attaccati, alla fine non c’è stata.

Nella notte, partigiani della V Divisione G. L. e della 44ª Divisione alpina autonoma “Adolfo Serafino” hanno preso possesso della città; a comandare la piazza è stato chiamato Giovanni Costantino, capo della Brigata G.L. Val Germanasca “Willy Jervis”.

Ed è proprio lui, Costantino che compare al centro della foto, in tuta mimetica e Stern in pugno. Al suo fianco un anonimo partigiano col cappello da alpino, anche lui Stern in pugno. Lo accompagna una bambina: sua figlia?

Due mani cingono le spalle della bambina: una è del partigiano col cappello da alpino, a questo punto assumiamo che sia suo padre. L’altra, più protettiva, non si sa a chi appartenga, la fotografia non lo lascia vedere: alla madre che si trova in seconda fila?

D’altronde, questa “mano senza corpo” così espressiva, non è l’unica: esattamente sopra ce ne è un’altra, una mano da donna che tiene una sigaretta. Chi è questa signora che nella ressa attorno ai capi partigiani appena arrivati a Pinerolo si mette a fumare una sigaretta?

L’atmosfera comunque sembra essere piuttosto allegra e distesa; sono in molti a sorridere; qualcuno ha tirato fuori il Tricolore, quello “vero” con lo stemma dei Savoia; fino a qualche giorno prima, glielo avessero trovato in casa avrebbe potuto rimetterci la pelle, sarebbe bastato quello. Quanto senso di libertà può dare il semplice sventolio di una bandiera?

Ma torniamo alla bambina del giorno della liberazione di Pinerolo.

E’ stata portata il più possibile vicino “alla Storia” forse dal caso, forse da una deliberata decisione dei genitori: propendiamo per quest’ultima ipotesi. E tuttavia sembra piuttosto interessata dall’altro partigiano col cappello da alpino che guida il sidecar, un Moto Guzzi Alce. Possiamo azzardare che la vista della motocarrozzetta, come la chiamavano allora, sia più interessante di Costantino? Che, sì, va bene il momento storico, ma vuoi mettere un giretto sulla motocarrozzetta?

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