Nei primi mesi del 2026 la Società di Studi rorenghi, in collaborazione con alcune chiese valdesi, la Fondazione Centro Culturale Valdese e il Comune di Pramollo, ha organizzato un ciclo di sei incontri sul tema della militarizzazione della società civile, vale a dire della sempre maggiore presenza di riferimenti militari nella nostra società.
Gli incontri si sono svolti ciascuno in una località diversa ed hanno inteso creare un clima di dibattito responsabile e rispettoso del pensiero altrui, concludendosi non a caso con un momento conviviale.
Ne pubblichiamo i resoconti così come sono, senza alcun intervento redazionale che non sia la cura dell’esposizione in lingua scritta comprensibile. Per riservatezza abbiamo ritenuto di omettere i nomi degli intervenuti, fatta esclusione per le persone di volta in volta incaricate di fornire lo spunto iniziale alla riflessione.

[La riunione inizia con la proiezione del video “Proletari in divisa”.]
Elmis Oddone: Per capire le lotte che sono stata fatte negli anni 70 non si può prescindere da quello che è successo prima, come nel ‘68 con i movimenti studenteschi, dove molti erano studenti universitari che hanno rimandato il servizio militare e hanno fatto la leva a 24 anni.
Io facevo parte dei militari del partito comunista che dopo il ‘45 ha messo su un’organizzazione paramilitare ed era fatta per prevenire colpi di stato contro la Costituzione o comunque contro la democrazia in Italia, in quegli anni si crearono diversi movimenti paramilitari, una era la Gladio, alle dipendenze dello Stato servizio parallelo ai servizi segreti. Poi c’era il cosiddetto Anello altro servizio parallelo (si dice alle dirette dipendenze di Andreotti), e anche il PCI da parte sua ha mantenuto la struttura paramilitare e in più ha sempre avuto durante la sua vita politica l’aggancio con i militari che stavano dentro le forze armate.
Negli anni 70 ricordiamoci che sono nati i gruppi terroristici sia di destra che di sinistra, di cui ancora oggi non si sa quali finanziamenti abbiano ricevuto. Su questo abbiamo ancora oggi poche notizie e ci sono state cose strane, anche in Val Pellice. Mio padre era vigile urbano e un giorno ferma due individui, chiama i carabinieri che controllano i documenti e li lasciano andare, mio padre ha spergiurato che uno dei due fosse Franceschini. Qualche tempo dopo presero anche Curcio a Pinerolo.
L’Italia funzionava così. Io sono andato a fare il servizio militare e ho chiesto di farlo da ufficiale perché avevo già il lavoro e non volevo pesare sulla mia famiglia. Quando facevi richiesta di entrare come ufficiale ti facevano fare un colloquio con il maresciallo in caserma, e io notai che sul tavolo aveva un fascicolo spesso 20 cm con il mio nome e dentro c’erano tutti i volantini del partito Comunista.
Io a 18 anni ero vicino a Lotta Continua ma poi dopo mi sono iscritto al Partito Comunista. Bisogna ricordarsi che se anche non c’erano i social eravamo già tutti schedati.
Poi mi sono fatto i miei 5 mesi di scuola, dove ci hanno spiegato cos’è una guerra biologica, chimica e nucleare e questo mi ha portato ad essere pacifista oggi. Nelle guerre moderne oggi ci sono i mutilati delle guerre, ormai abbiamo armi che sono cose indescrivibili, pensate al veleno del botulino messo in un acquedotto di una città cosa può succedere. Nella scuola dei militari provano a farti un lavaggio del cervello e ti fanno capire che il valore dei militari che in guerra vanno in battaglia e pari a zero. Questa è una cosa che può influire molto su quella che è la decisione che uno prende nella sua vita.
Per passare da essere comunista convinto ad essere pacifista convinto ci sono voluti alcuni anni e nel frattempo sono diventato anche democratico.
Arrivato a Bergamo dove sono stato mandato perché l’esercito funzionava come tutta Italia allora, se non avevi qualcuno alle spalle che ti appoggiava non saresti andato da nessuna parte. Io ero appoggiato dal Capitano dei carabinieri che poi ha preso Curcio a Pinerolo, il mio plotone era pieno di figli di giudici, ammiragli e via così, erano tutti così gli ufficiali. Il culmine delle proteste è stato nel ‘75. Per i militari comunisti i volantini li faceva il partito e poi li distribuiva mentre i proletari in divisa che erano tutta gente che arrivava dai gruppi extraparlamentari volantinavano personalmente.
Io sono stato a Bergamo dove ho preso i contatti e dove ci trovavamo con altri militari, io ero l’unico ufficiale ma c’erano anche tanti sottufficiali, ogni settimana per decidere che cosa fare. I proletari in divisa chiesero anche di fare politica in caserma o di fare il militare vicino a casa, e questo si è ottenuto alla fine.
Negli anni 70 non si poteva uscire se non in divisa e poi si è ottenuto di poter uscire in borghese.
Il battaglione dove avevo l’ufficio era un battaglione punitivo, ci venivano mandati delinquenti o gente che l’esercito voleva togliersi dalle scatole, il rischio per questa gente è che se scoppia una guerra(essendo in un battaglione d’assalto) finiscono in prima linea perché sono quelli sacrificabili.
Nel ‘77 gli ultimi mesi in cui ero militare i proletari in divisa stavano iniziando a diventare potenti, quindi hanno cominciato a minacciarli uno per uno che se li avessero trovati a volantinare li avrebbero mandati in galera a Peschiera tanto per i soldati semplici non serviva processo.
Io ho visto anche un altro video dove c’era il corteo con il servizio d’ordine dove non dovevano far passare nessuno.
Di proteste e volantini ne abbiamo fatti tanti, abbiamo ottenuto qualcosa, ma secondo me le briciole. Ho parlato con gente che è uscita di recente dall’esercito, un mio amico generale mi diceva che attualmente l’esercito dei volontari non ha alcun valore etico. Poi l’esercito dei volontari rischia di avere gente senza etica e mercenari, come la famosa Wagner russa, un po’ come la legione francese straniera.
La leva è stata sospesa, una cosa che si è ottenuta: si era riusciti a fare passare l’obiezione di coscienza come legale senza andare dentro. Eravamo riusciti a far aumentare la diaria per i militari, quando abbiamo iniziato avevamo 1000 lire al giorno, ogni 15 giorni se succedeva qualcosa ti toglievano i costi delle cose che si rompevano. Secondo me qualcosa si è riusciti a fare, son finiti anche i movimenti, eravamo nel periodo in cui c’era la strategia del terrore. I servizi segreti paralleli sono stati istituiti in quasi tutti i paesi europei.
Questa è stata la mia esperienza e mi ha aiutato a crescere, adesso il servizio militare non è più obbligatorio, io almeno il servizio civile lo metterei di nuovo obbligatorio. In questo momento in cui rischiamo di andare verso una guerra che non si capisce, mi fa strano che Russia e Cina stiano fuori e se uno dei due entrasse in guerra non so cosa potrebbe succedere. Dobbiamo parlare di non violenza e di conflitti, come si dice è meglio una brutta pace che una bella guerra. E’ vero che non abbiamo ottenuto cose eclatanti ma si era incominciato a fare una certa resistenza dell’esercito con le organizzazioni sindacali. Poi con gli anni ‘90 si è sospeso tutto.
Bisogna sempre tener presente tutta la storia. I compagni allora parlavano di terrorismo senza confini netti, poi per fortuna la maggior parte ha scelto la strada delle lotte legali, ma se ne parlava apertamente. Noi dipendiamo dalla società in cui viviamo e bisogna tener conto di quello che è stato e di quello che possiamo fare adesso.
A: Mi chiedo se l’abolizione della leva sia una conquista delle lotte o se sia una scelta voluta dai Governi perché così hanno ottenuto un esercito senza etica che obbedisce, mentre prima se eri obbligato c’erano anche momenti di ribellione. Non so se voi abbiate a che fare con dei soldati oggi, nella scuola dove porto mio figlio ci sono dei soldati, il nostro è un territorio pieno di soldati e non riesco a trovare nessun lato umano neanche quando portano il figlio a scuola. Ora non so se avete sentito Crosetto che vuole formare un piccolo esercito di volontari pagati una miseria a 1000 euro al mese, l’esercito è strutturato per essere efficiente e la leva obbligatoria ha portato a questo risultato.
B: Io sono stato circa vent’anni nella guardia di finanzia, già a partire dal ’76 c’erano questi gruppi che chiedevano la smilitarizzazione e la polizia di stato e penitenziaria sono state smilitarizzate mentre la guardia di finanza no ed è rimasto un unicum europeo, permane questo non senso perché nel rapporto gerarchico militare quando viene emesso un ordine quello deve essere eseguito, mentre in quello civile no.
C: C’è un tema della militarizzazione di corpi che possono avere dei ruoli in una società di pace. Dove ci sono delle guerre dove ci si fronteggia, in quella che abbiamo sotto gli occhi adesso i soldati di leva cosa farebbero? Niente.
D: Questa volta rispetto ai dibattiti precedenti il tema è difficile, non è facile per chi non è dentro questa tematica. A me viene da esprimere una paura e un timore sul tema della relazione che tra esseri umani si instaura in ambito militare dove c’è solo comando e obbedienza. Quando si parla di militarizzazione della società civile e in cui si cerca che le nostre relazioni siano orizzontali e democratiche, almeno si spera. Questo intreccio così complesso tra la realtà militare che si sta insinuando nella società civile sotto tanti aspetti è una fonte di preoccupazione.
E: Quello che hai detto tu rispecchia la reintroduzione di un certo principio non democratico a fronte del fatto che in questi anni con la non obbligatorietà del servizio militare è diventato molto meno importante sentirsi maschio perché avevi fatto il servizio militare. Nella testa di un ragazzo fare il militare era un segno di virilità, questo fatto qua sono cose che entrano piano piano in una società.
A fronte di questo scioglimento del sistema mentale sei un uomo se… lo introducono di nuovo piano piano perché l’obbedienza diventa una virtù.
F: La militarizzazione è un episodio del riaffermarsi del militarismo e della storia umana e delle guerre infinite che hanno definito i confini.
Le prime persone a disertare sono state nel ‘900, negli anni 70 è emerso un sentimento di ribellione alla leva, con la guerra del Vietnam è emersa fortemente e poi il contagio è arrivato. I giovani non volevano più fare la guerra e la fine della leva obbligatoria è stata una vittoria ma poi i politici si sono organizzati nuovamente. Noi in questa partita cosa siamo, quelli che negli anni 70 hanno rifiutato la guerra e adesso siamo di nuovo di fronte a chi ci vuole convincere che le guerre servono. Serve che la gente dia il consenso a fare guerra, io mi sento in una scarpata. I pulsanti di chi vuole lanciare le atomiche non sono stati buttati via. MI viene da elogiare chi in quegli anni ha provato a combattere contro un disegno terribile che ora sta ritornando.
G: Parlando di eserciti volontari c’è una cosa ancora peggiore perché stiamo andando incontro ad una guerra fatta di robot in cui le vittime non sono i militari ma sono i civili. Il rischio più grosso che abbiamo è di avere una guerra elettronica dove si può arrivare e fare piazza pulita senza problemi perché non hanno una coscienza. Dicono che la realtà sia sempre superiore alla fantasia.
H: Il mio ragionamento è venuto anni dopo, io fortunatamente non l’ho fatta la leva, anni dopo ho riflettuto che secondo me era una mossa voluta. Da ricondurre nel sistema economico in cui siamo che tende a polarizzare e dividere gli esseri umani, perché qualcuno evoca il servizio militare come scelta comunitaria, perché oggi in questa società non ci sono luoghi per creare condivisioni. Negli anni70 i giovani lottavano per quello che hanno vissuto. Oggi chiedere un sacrificio politico e per la patria fa ridere perché ci hanno fatto crescere con Pippo Baudo e Sanremo. Prima c’era un mondo con altri valori ed era completamente diverso. Adesso ci hanno inculcato che non devi bloccare nulla, si deve fare un lavoro culturale con i ragazzi, un lavoro di critica. Lo abbiamo visto con la Palestina con manifestazioni oceaniche che sono durate un mese e poi dopo è bastata una mezza tregua di Trump e tutto si è fermato. Ora non succede nulla e non siamo più in grado di essere incisivi.
I: Non sottovalutate i giovani perché comunque esistono e sono figli vostri e nostri e da qualche parte hanno una capacità critica e lì si può lavorare. Lavoriamo con le scuole, dove ci sono gli Alpini che fanno campi noi li dobbiamo rifiutare.
L: Spesso l’esperienza del militare che io ho scampato è vista come una specie di esperienza da uomini come se fosse andare a fare gli scout, fai quello e almeno impari qualcosa, poi viene l’esercito quando ci sono i terremoti crea un immaginario che fa vedere l’esercito come una cosa che non è così male. Bisogna anche smitizzare il militare e ci si deve lavorare tanto, anche gli alpini di cui parlava lei bisogna smitizzarli perché comunque sono dell’esercito e si pensa che il militare sia un factotum per la società. Poi la leva obbligatoria dipende se decidiamo che come stati dobbiamo avere un esercito: l’esercito è gerarchico. La discussione è più radicale perché se accetti che un esercito vada utilizzato l’illusione che l’esercito possa essere luogo di dibattito si svuota subito.
M: Chi è il tuo nemico? parlare con le nuove generazioni, chi sono i nemici.
Siamo un’entità territoriale che deve in qualche modo difendersi ma cos’è la difesa oggi, fare in modo che il tuo territorio abbia delle caratteristiche.
Miriamo a qualcosa di più alto perché se lo leghiamo alle nazioni come sempre, sono gli stati nazionali che attualmente sono i più pericolosi e quindi una difesa europea che punti a una difesa coesa.
N: Quello che stai dicendo è uno schema attraverso cui agisci. Dove ci si trova invece se non sotto le armi? Le organizzazioni di ragazzi giovani ce ne sono, certo non sono obbligatorie. Come genitori al ragazzino che torna a casa e ti dice che sono venuti i militari e ti raccontano che fare il militare è un lavoro come un altro, c’è un bel lavoro da fare. Si è cercato di diffondere il senso di responsabilità individuale, personale ed è più pericoloso ma è un modo in cui porta a vivere un modo di vivere migliore.
O: Volevo rispondere che per quanto ci sia aggregazione giovanile i valori non sono condivisi, la società condanna Extinction Rebellion e li considerano dei criminali. C’è stata un’interruzione perché io mi sono trovata a scendere in piazza senza sapere come si sta in piazza, il servizio d’ordine oggi non si usa più, non si sa stare dentro una manifestazione. Se noi pensiamo a quali partiti hanno una forte partecipazione giovanili sono tutti quelli di destra, abbiamo mancato in una forma di aggregazione giovanile che funzionasse.
P: Mi son dimenticata di dire all’inizio che abbiamo a disposizione dei vademecum dell’osservatorio contro la militarizzazione delle scuole.
A me personalmente è successo di non avere gli strumenti come rappresentante di classe per essere incisiva quando i militari sono andati a scuola di mia figlia e mia figlia ha fatto un giorno di assenza. L’altra cosa che volevo dire è che c’è una nostra amica che diceva che per le manifestazioni negli anni 70 si esercitavano come distrarre la polizia che hai davanti in maniera colloquiale o altre preparazioni che facevano le persone in vista delle manifestazioni.
Non erano maggioranze allora, in fondo quando sei minoranza non è male perché qualcosa che muovi in minoranza sai che è significativo.
Q: Stavo pensando a quello che era negli anni 70, forse adesso che stanno militarizzando la società civile dovremmo democratizzare la società civile. Per stare in minoranza bisogna insegnare che bisogna mettere in dubbio tutto. Per quanto riguarda le aggregazioni dei ragazzi, la destra ha fatto un lavoro a puntino con i giovani, Fratelli d’Italia ha fatto come il Partito Comunista, sembra che abbiano 55.000 iscritti ai partiti giovani. Hanno luoghi di aggregazione. Noi dobbiamo combattere per democratizzare la società civile ed insegnare ai ragazzi a essere critici. Poi quando ho visto le foto dei ragazzi a Rorà con gli alpini il primo commento che ho avuto, e non avrei dovuto, è stato “mancava solo la camicia nera”.
R: Essendo io molto vecchia negli anni 70 ero a Roma e io andavo dalla Polizia perché non ci aggredisse.
S: Noi facevamo il servizio d’ordine con una persona ogni 10 metri, ora ci metterebbero tutti alla gogna. In prima fila tutti mettevamo i più grossi ma un servizio d’ordine c’era perché anche allora si infiltravano nei cortei.
T: Io non sono mai stata iscritta ad un partito, eravamo più liberi ma dovevamo autogestirci.
U: Io mi chiedo se anche nelle piazze non dovremmo fare qualcosa del genere, succedono casini che sembra che siano organizzati.
Sono le piazze o sono altri gli ambiti in cui ci dovremmo muovere.
V: Chi è stato al G8 della mia generazione è rimasta sconvolta.
Non siamo organizzati, forse anche a Genova non eravamo organizzati, avendo in mente il pacifismo e la non violenza siamo stati ingenui perché abbiamo pensato “noi andiamo per non fare casino” e non abbiamo pensato a servizi d’ordine, addirittura non abbiamo preso le aste delle bandiere. Lo schema sarebbe che anche se non hai fatto niente che cosa dovresti temere? E invece no, bisogna fare corsi di come difendersi, già solo con gli avvocati che ti danno il decalogo di cosa fare quando ti fermano.
Tenersi per mano è semplice ma da segnale che non vuoi che entrino, oggi vai con i bambini e le famiglie ma senza strategia. Abbiamo belle idee ma è una lotta.
Z: I servizi al telegiornale sono sempre uguali solo sui casini ma quello ti porta a non vedere la speranza di quello che si potrebbe fare.
X: Non teniamo conto di qualcosa di molto importante, il calo demografico, l’età media oggi è di 42 anni negli anni 70 era di 20. Il governo dei vecchi non fa niente. In Africa e in Cina ci sono rivolte tutti i giorni e lì sono giovani. In Europa non c’è più niente da dire e il benessere ha fermato l’idea di fare figli e l’idea di un futuro diverso.
Pensare che le persone che si scontrano con la polizia siano infiltrati è una storia. Ci sono persone che hanno scelto di protestare diversamente. Oggi sono solo persone arrabbiate che vogliono farle vedere in un altro modo, ognuno ha diritto di scendere in piazza come vuole. Prendiamo la situazione dell’Askatasuna che è stato un teatrino che è durato un’ora e mezza che non ha cambiato le sorti di nulla. Ce ne frega qualcosa? C’erano sessantamila persone, tante persone che non erano d’accordo, a Genova hanno dovuto terrorizzare a morte le persone.
Y: Però facendo così una minoranza cambia l’esito di una manifestazione e compromette gli obiettivi della manifestazione della maggioranza.
W: Molto spesso i casini servono per alimentare l’opinione pubblica.
K: Io volevo sapere che cosa ne pensaste della fabbrica che produce componenti per le armi. Ha senso?
J: La Collins Aerospace di Luserna è marginale rispetto al colosso mondiale.
Aa: Siccome il tema proposto è la militarizzazione, per cosa dobbiamo lottare non è esattamente condiviso. Se accettiamo che facciamo lotte per istituzioni come eserciti e polizie, se dobbiamo lottare contro il principio stato che se gli Stati hanno degli eserciti saranno sempre macchine da guerra. Se non ci diamo degli obiettivi piccoli lasciamo stare, noi dobbiamo scardinare dalla mente delle persone che la guerra sia necessaria e vincono nelle menti di milioni di persone che non protestano e quindi educhiamo i bambini con gli alpini, dobbiamo scardinare questo, qualsiasi progetto che sostenga azioni di guerra, dobbiamo combattere questo. Il progetto a lunghissimo termine è No alla guerra.
Se noi lasciamo andare avanti abbiamo finito perché il domani è la fine dell’umanità con le guerre. Questa è la parola d’ordine e se a Rorà tornano ad educare i bambini noi dobbiamo dire di no, li educhiamo noi i bambini!
[Momento conviviale]


