di Laura Garino

Sabato 24 ottobre alle Sonagliette Luciano Boccalatte e Battista Gardoncini dialogano su due libri delle Edizione Seb27: “Perché raccontassimo” di Aldo Garino e “Un medico della Resistenza” di Simone Teich Alasia (qui la locandina).
Laura Garino, ispiratrice e curatrice della giornata, ci racconta ciò che hanno in comune i due libri. E le due storie.

L’idea di questo racconto parallelo è nata nel corso dell’incontro lo scorso giugno riguardante il libro “La ragazza con la fisarmonica”. Sul tavolo di Piero Somaglino, editore di SEB27, erano esposti vicini il libro di mio padre Aldo Garino e quello di Simone Teich Alasia. il fatto mi colpì moltissimo: a sua insaputa Piero aveva messo fianco a fianco due medici che erano stati amici per 60 anni! Da qui l’idea di affiancarli in questo modo.

Questi due libri non raccontano soltanto due partigiani. Raccontano due uomini che, dentro una guerra feroce, continuano a interrogarsi sul valore della vita, sulla responsabilità individuale, sulla solidarietà, sulla cura. il medico, per sua natura, tenta di salvare. il partigiano, in quei mesi, è costretto anche a combattere. Dentro questa contraddizione Aldo e Simone vivono alcune delle esperienze più drammatiche della loro giovinezza: ospedali improvvisati, feriti da nascondere e trasportare, fughe, rastrellamenti, marce attraverso le montagne, fame, paura. Ma anche una straordinaria rete di solidarietà umana.

Simone, molti anni dopo, ricorderà proprio questo come uno dei segni più profondi lasciati dalla Resistenza: quel senso di solidarietà che univa persone diversissime perché impegnate nello stesso ideale. E forse è anche questo che rende ancora necessario raccontare quelle vite.

Non soltanto ricordare ciò che è accaduto, ma cercare di comprendere le persone che si trovarono a scegliere, spesso quando erano poco più che ragazzi.
Raccontare è fondamentale.

Quella che segue è parte di una lettera che mi scrisse mio padre Aldo, che meglio di ogni altra cosa spiegherà la motivazione a questa iniziativa.

Lettera a mia figlia, 18 aprile 1965

…
Nella Barriera di Milano, quasi all’incrocio tra corso Novara e corso Giulio Cesare, c’era un distributore di benzina.
Una notte, verso le due, nel silenzio del coprifuoco e nel buio dell’oscuramento, si udì bruscamente un rombo di motori. Gli automezzi si fermarono nella strada, rumore di passi chiodati sul selciato, passi di gente armata. Sono i nazi. D’un tratto, violenta e rabbiosa, una raffica d’arma automatica lacera la notte. Poi torna un silenzio assoluto. Rumore di passi, un grido acutissimo: “Non uccidetemi… Sono innocente!”. Una roca bestemmia. “Mamma, aiutami. Mamma mia!”. Uno sparo. Un solo, ultimo sparo. Altri passi sinistri, portiere che sbattono, motori che ronzano. Se ne vanno.
Ai primi chiarori dell’alba li vado a cercare. Sono là, vicino al distributore. Sono in quattro, a terra, disposti a croce. Non li conosco. Il quarto ha un viso sereno, fanciullesco. Sembra un giovane studente, quasi sorride, lo sguardo lontano. Sulla fronte bianca e spaziosa un piccolo foro. È stato l’ultimo sparo? Chi sono? I loro volti non sembrano ignoti. Dove li ho già visti, conosciuti, questi fratelli? Giovanissimi, non hanno vent’anni. Partigiani? Ostaggi? Chi di loro ha lanciato quell’ultimo grido?
Ora siamo numerosi attorno ai corpi, accanto al distributore. E siamo ormai abituati a vedere i morti: sui pendii dei monti, tra le rocce, i nevai, sulle ripe dei fossi, tra le baite diroccate, vicino ai muri dei piccoli cimiteri. Ma qui, accanto al vecchio distributore di benzina, tra le strade dove abbiamo vissuto i begli anni dell’adolescenza, qui no.
Guardiamo fissi, qualcuno piange e sussurra: “Maledetti!” Arriva il furgone dei necrofori, sollevano quei nostri ignoti fratelli, figli, amici. Fate piano. C’è poco sangue per terra.
Ma chi ha gridato? Di chi era la voce che è dentro di me, che sarà sempre dentro di me? Uno solo ha potuto ancora gridare, ma la voce era di tanti, di tanti altri giovani morti così, innocenti, perché noi udissimo, perché raccontassimo…

Raccontare per ricordare… Simone scrisse i suoi ricordi per pubblicare. Libro e video intervista uscirono nel 2010. Aldo invece scrisse i suoi ricordi intorno al 1990, ma non per pubblicarli, solo per lasciare una memoria a noi figli. Dopo una ventina di anni dalla stesura ho ripreso il manoscritto e ho iniziato a cercare come pubblicarlo. il suo libro è uscito nel 2019.

Di seguito proverò far procedere i due racconti insieme, quasi in parallelo. Ho individuato alcuni momenti e ho estratto brani dai due libri. Propongo quindi gli stessi luoghi e gli stessi avvenimenti da prospettive differenti. Fino ad arrivare al punto in cui le due storie diventano una sola, condivisa: quella di due compagni nella lotta, due colleghi nella professione e, soprattutto, due amici. Un’amicizia nata durante la Resistenza e continuata, insieme alla collaborazione medica, per tutta la vita.

I momenti descritti saranno l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista, l’8 settembre, l’arrivo nelle Valli di Lanzo e il loro incontro, l’esodo verso la Francia a seguito dei rastrellamenti nazifascisti, il ritorno in Italia, il 25 aprile.

(In copertina: Simone Teich Alasia e Aldo Garino in compagnia di una signora – la moglie di Alasia? Una collega? – a Londra, 1948.)