Commento a cura del Centro Labriola

La Guerra di Spagna rappresenta uno dei punti più alti dell’esperienza del movimento operaio mondiale ed una delle pagine più importanti e drammatiche dell’antifascismo europeo.

Il golpe dei generali guidati da Francisco Franco nel luglio del 1936 contro il governo del Fronte Popolare, a fronte del liquefarsi delle istituzioni statali, suscitò una risposta immediata e spontanea da parte dei ceti popolari e proletari. Una reazione che assunse connotati decisamente rivoluzionari come l’espropriazione di terre, la gestione collettiva di fabbriche e servizi e così via. A fianco della Repubblica e contro il franchismo si schierarono nelle Brigate internazionali decine di migliaia di volontari provenienti da più di 40 paesi diversi che diedero un importantissimo contributo alla lotta impavida e coraggiosa condotta dai lavoratori spagnoli.

La guerra civile proseguì per tre anni tra assedi, grandi combattimenti in campo aperto e immani massacri: le forze fasciste, sostenute dalla Chiesa cattolica, dalla Germania e dall’Italia, furono responsabili di eccidi legati espressamente a una volontà di sterminio delle forze nemiche. La storiografia moderna arriva a conteggiare almeno 600mila vittime e molte di loro furono occultate in centinaia di fosse comuni, a lungo sconosciute o nascoste.

L’intervento dell’URSS, che inviò mezzi e uomini a sostegno della Repubblica, non risultò determinante, tecnologicamente e logisticamente sopravanzato da Berlino e Roma. L’intervento di Mosca, d’altra parte, fu, in buona misura, orientato anche a stroncare le velleità rivoluzionarie anarchiche e trotskiste, come dimostra la testimonianza di George Orwell nel suo “Omaggio alla Catalogna”.

Proprio in Catalogna ed in molti centri urbani spagnoli si verificarono storicamente i primi sistematici bombardamenti su grandi città europee, preludio a una pratica che divenne comune a tutti i conflitti della modernità, a partire dalla Seconda guerra mondiale. La strage di Guernika (aprile 1937), nei Paesi baschi, immortalata nella famosa opera di Pablo Picasso, evidenzia, oltre alle responsabilità delle forze naziste, anche il pesante concorso italiano, totalmente cancellato dalla memoria collettiva nazionale. In particolare, in Catalogna si distinsero per efferatezza i bombardamenti degli aerei italiani, parte di una spedizione militare di ben 50mila uomini: Mussolini intendeva ribadire il controllo del Mare Nostrum a pochi mesi dalla proclamazione dell’Impero. Senza dimenticare che la teorizzazione dei bombardamenti aerei sui civili ebbe, a ben vedere, italianissimi precursori, come il generale fascista Giulio Douhet a cui oggi è dedicata la Scuola Militare Aeronautica di Firenze.

La mostra “Catalogna bombardata” promossa a Torino dal Centro di documentazione “Antonio Labriola”, dal Centro “Filippo Buonarroti” di Milano, con il sostegno dell’ANPI e dell’ANED, affronta questa pagina di storia troppo a lungo omessa. Realizzata dal Memorial Democràtic della Generalitat de Catalunya, la mostra ha visto anche la collaborazione dell’Associazione Altraitalia di Barcellona, che ha tradotto i testi in italiano.

La mostra si compone di 15 pannelli roll-up nella versione bilingue catalano-italiano. Ulteriori informazioni e materiali di approfondimento sulla Guerra civile spagnola si trovano sul sito del Centro Filippo Buonarroti.

1936: miliziani repubblicani a Madrid.

In copertina: fotogramma di una animazione sui 19 bombardamenti aerei di Barcellona. Da Barcellona: 800 giorni sotto le bombe. La guerra civile a Barcellona