La fotografia apparteneva a Vittorio Rostan, comandante di distaccamento della 105ª Brigata Garibaldi; è capitata tra le mani di Luigi Bianchi e Marisa Falco che lavoravano al progetto “Scuola e territorio” e ne hanno fatto la scansione. Non sappiamo dove sia conservato l’originale, che non sembrerebbe presente negli archivi ANPI di Luserna San Giovanni censiti nel sistema ArchoS.
A giudicare da altre scansioni che Bianchi e Falco hanno fatto del materiale fornito da Rostan, sembra far parte di un lotto di fotografie scattate nello stesso posto nella stessa occasione: vi è la fotografia in cui uomini sereni e sorridenti posano in gruppo, vi è quella in cui sono appostati come pronti a uno scontro armato, quella in cui sembrano esibire il loro fornito armamentario…
Secondo le informazioni a suo tempo acquisite da Bianchi e Falco, siamo alla base comando del Triboletto nell’autunno del 1944, e quella che si è fatta così tanto fotografare è la squadra di Rostan; in questa foto sta procedendo ad una esecuzione… Non osiamo pensare che sia una messinscena, sarebbe troppo macabra.
Non sappiamo chi sia il condannato a morte, se sia un fascista, una spia o anche un partigiano macchiatosi di un qualche reato. Rostan è il secondo a sinistra, ha la posa di chi comanda il plotone di esecuzione e sta per ordinare di far fuoco. Vicino a lui un partigiano con la pala è pronto a interrare il cadavere, forse ha già scavato la fossa; gli altri hanno già puntato le armi. Questione di secondi…
E’ la prima volta che mi capita sotto gli occhi la fotografia di una esecuzione partigiana, o più probabilmente è la prima volta che ne percepisco la violenza e ne provo orrore.
Forse questa esecuzione mi appare diversa da altre che nel tempo mi sarà capitato di vedere e che ho tranquillamente dimenticato; il paesaggio agreste, l’uomo con la pala che diresti star facendo l’orto… O forse è cambiato il mio modo di vedere, di leggere queste fotografie.
Mi chiedo come mai i partigiani abbiano ritenuto utile fotografarsi in procinto di procedere ad una esecuzione. Ai fascisti e ai tedeschi fotografie del genere servivano a fini di dissuasione, erano materiale a suo modo propagandistico. Ma ai partigiani a cosa poteva servire fotografarsi mentre stanno per uccidere un uomo? Non certo a incutere timore al nemico, non potevano pensare di far propaganda in questo modo, si sarebbero troppo esposti.
E allora?
Forse la fotografia è da vedersi alla luce delle altre fotografie. Rostan sembra voler dire: questa è la base del Triboletto, c’è la mia squadra, bei giovani in salute, decisi e sorridenti; qui ci addestriamo, qui ci mettiamo in posa..; siamo discretamente armati, facciamo sul serio. Una sorta di ritratto sotto varie angolazioni.
La foto di una esecuzione come foto documentaria, utile un giorno a capire come si viveva e cosa si faceva in una base partigiana, forse il suo significato è questo…
Il che non me la rende meno inquietante: che in una base partigiana si potessero anche giustiziare delle persone lo immaginavo facilmente anche senza documentazione fotografica, che abbiano voluto documentarlo mi sa di freddo e cinico.
(s.c.)



