A fine 2023, ottant’anni dopo quell’8 settembre, qui in valle ne erano rimasti tre: Maria Airaudo, staffetta delle Garibaldi operanti a cavallo tra la val Luserna e la val Po, Laura Suppo, staffetta delle GL della val Pellice e della valle Angrogna, e Giulietto Giordano, commissario politico delle GL. Tutti evidentemente quasi centenari.
La loro è una generazione che è stata molto raccontata e si è molto raccontata, nell’ansia si può ben dire bipolare di trasmettere la testimonianza degli orrori, il grido “mai più questo!” e di raccontare una rivolta delle coscienze.
Le sezioni A.N.P.I. della val Pellice hanno fatto da raccoglitore della memoria di questa generazione, come hanno potuto e come hanno saputo; promotrici e depositarie di studi, ricerche, indagini, fondi personali, documentazione di iniziative patrocinate degli enti locali… Fra tutte quelle forse più simboliche: i lavori delle scuole, le ricerche e le pubblicazioni dei ragazzi che hanno fatto “parlare i nonni”, la memoria che si fa pedagogia.
Rendere via via disponibile questo patrimonio, adesso che a raccontare in prima persona non c’è più quasi nessuno, è il compito di chi rileva l’impegno.

Album dei ricordi

Avvertenze

Selezionare tra i fondi delle sezioni ANPI della Val Pellice le fotografie che possano accompagnare un racconto della Resistenza in valle è una operazione delicata di cui vanno dichiarati in anticipo i criteri.

La Val Pellice non ha avuto il suo Ettore Serafino, il comandante fotoamatore delle formazioni autonome della Val Chisone, o il suo Carlo Buratti, il dottor “Aspirina” delle bande del biellese che, curioso fotoamatore, ci ha lasciato preziosissime diapositive a colori della sua guerra partigiana.

Le fotografie che ritraggono i nostri partigiani sono per lo più ritrattistica, in pochi casi risalente al periodo della clandestinità, spesso ai giorni della Liberazione e alle settimane successive.

Se vogliamo cercare documentazione fotografica prossima quanto più possibile ai fatti e alla realtà della guerra, occorre escludere la pura celebrazione e rievocazione e selezionare tra la ritrattistica quanto sia meno condizionato dalla postura.

In base a questa distinzione, abbiano riportato nell'”Album di famiglia” dell’area tematica “La nostra gente” le fotografie del genere ritrattistico sia risalenti al periodo della clandestinità che successive, sotto “Lampi di guerra” dell’area tematica “La nostra guerra di Liberazione” le fotografie più prossime ai fatti di guerra fino ai giorni della Liberazione, e nell'”Album dei ricordi” dell’area tematica “La nostra memoria” tutte le fotografie successive.

In “Patrimonio fotografico” nella stessa area, le fotografie invece sono presentate per fondo, senza alcuna selezione.

E’ una operazione delicata ma possibile e utile. O più precisamente, indispensabile.