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Bloccati a Pontevecchio, dove il distaccamento di Ulisse ha fatto saltare il ponte e oppone una efficace resistenza, dopo un giorno di inutili combattimenti e di ingenti perdite i tedeschi aggirano le postazioni partigiane dall’alto, feriscono e scaraventano Ulisse giù da una roccia e si aprono la strada verso Rorà.

I garibaldini di fondovalle convergono alla Galiverga, in alto sul versante destro della valle, mentre i tedeschi occupano la Bordella, giungono a Rorà, trovano l’infermeria dove Zanzara si affanna a mettere in salvo gli ultimi feriti, e salgono ancora verso Valanza, alle falde del Frioland, in una vasta manovra di accerchiamento.

Quando la base degli Ivert viene occupata, i garibaldini che si sono concentrati alla Galiverga capiscono che è il momento di abbandonare la valle del Luserna e che l’unica via di scampo è raggiungere la valle Infernotto, a sud, cercando un valico a fianco della Rumella.

L’impresa è disperata, si tratta di muoversi di notte sulla neve in una ripida salita che si tenga lontano da Pian Frollero a ovest, che dopo la caduta degli Ivert è facilmente controllabile dal nemico, e da Montoso a est, dove è probabile che il nemico stia arrivando dalla pianura.

Nella notte del 23 marzo 1944, quindi, un centinaio di partigiani comandati da Petralia e guidati da un giovane esperto dei luoghi, comincia la risalita…

Ben presto la colonna si spezza, la prima parte, guidata da Petralia, riesce nell’impresa; l’altra, una quarantina di partigiani guidati da Dili fra i quali si trova Aldo Porta, perde il contatto, incontra difficoltà insormontabili nella salita e, giunto il mattino, viene avvistata da un aereo tedesco. La sua sorte è segnata: su di essa convergono truppe da Pian Frollero e da Montoso.

Petralia, nelle sue memorie, racconta che vengono catturati “con uno stratagemma”, una espressione compassionevole che gli evita di parlare di tradimento: Dili, che è andato in avanscoperta, chiama tutti i suoi compagni urlando che ha trovato gli altri garibaldini e che sono arrivati al valico. In realtà è stato catturato e consegna così tutti i suoi compagni al nemico.

Ma è un tradimento o un modo di salvar loro la vita, visto che ormai, lui lo sa, l’accerchiamento della banda è completo? Di fatto il suo principale accusatore, il partigiano Oscar che, catturato con gli altri, scamperà a ben due esecuzioni e tornato in banda renderà puntuale rapporto, gli deve la vita.

Per gentile concessione dell’autore.

Corrado Bianchetti, Non ti scordar di me: una storia vera, Editrice tipografica Baima-Ronchetti, 2015 – 70 pagine.

Disponibile nella Biblioteca delle Resistenze e Museo della Stampa Clandestina, sezione staccata della Biblioteca “Carlo Levi” di Torre Pellice specializzata sui temi della Resistenza italiana e delle resistenze contemporanee, Via Arnaud 30.