La notte del 18 agosto del 1944 quaranta partigiani della V Divisione Val Chisone salirono alle bergerie del Ghinivert per evitare i movimenti di truppe tedesche e fasciste osservate a fondo valle. Al mattino una trentina di loro ripresero il cammino per svalicare nel vallone di Salza, mentre gli altri si attardavano per finire di cuocere delle provviste. Tedeschi e fascisti arrivarono nella nebbia prima di quanto credessero…
Due partigiani, Dario Caffer e Enrico Gay, comandante della Divisione, vennero uccisi, altri due vennero presi prigionieri; il resto riuscì in un modo o nell’altro a raggiungere la banda sul colle. Renzo Santiano e Giuseppe Argento, i due partigiani presi prigionieri, furono impiccati qualche giorno dopo in piazza a Perrero.
Giuseppe era siciliano di Canicattì: arrivato in valle da un paio di giorni, si era unito agli altri giusto la sera di quel 18 agosto. E’ stato riconosciuto partigiano per una settimana, dal 15 al 22 agosto 1944.
La sua è una delle mille storie che si perdono: non ha niente di eccezionale da poter passare alla Storia, quella con la esse maiuscola. Nessun ricercatore che segua la sua pista, probabilmente nessun familiare che sia mosso dalla voglia di sapere. Come lui mille altri.
Vien da fare un parallelo tra due morti “d’alta quota”, quella di Paul Garnier, morto in combattimento al Granero, e quella di Giuseppe, catturato in alta quota e poi ucciso a valle.
La morte di Paul porta con sé molte cose che aiutano a ricordarla: la missione speciale per svalicare in Francia, l’altra missione speciale per rientrare in Italia, le condizione meteorologiche in cui questa avviene, il combattimento in quella terra che Paul ama e conosce come pochi altri.
La morte di Giuseppe è terribilmente scarna, priva di informazioni che le diano un senso e che ci aiutino a capirne i perché: Giuseppe compare nel vallone di Massello non si sa come, non ha tempo di capire dov’è ed è costretto a cercare una via di fuga, è probabile che nel tentativo di fuggire sia caduto stupidamente nelle mani del nemico; il suo è un corpo estraneo che non ha avuto tempo di adattarsi alla montagna, i luoghi dove vive le sue ultime ore restano una terra lontana e molto diversa dalla sua: salire fin lassù per morire subito..! vien da pensare.
Non conoscere la storia di Giuseppe e dei mille come lui è un problema per gli storici, c’è un tassello che viene a mancare allo studio e all’analisi storica, un tassello che si può ricostruire solo in minima parte, e talvolta resta del tutto precluso. Eppure sarebbe importante sapere.
Se solo Giuseppe avesse scritto una lettera ai genitori in quella notte del 18 agosto e quella lettera fosse arrivata a noi…