Il 9 settembre 1943 Valerio aveva sette anni e si trovava a Pian Vala, la frazione di Lusernetta dove abitava insieme ai genitori. Oggi Valerio, che di cognome fa Martina, di anni ne ha 89 ma ricorda bene quel giorno; ce lo ha raccontato in una memoria scritta con una grafia chiara e netta come il suo ricordo.
Questa la trascrizione:
In fuga verso la Pace e la Libertà
Era il mattino del nove settembre 1943 quando arrivarono nella nostra borgata, di nome Pian Vala, tre ragazzi, erano giovani militari di un reparto di cavalleria, stanziati in una caserma a Luserna San Giovanni.
Erano fuggiti dopo lo sbandamento dell’armistizio dell’otto settembre.
Mi ricordo che si fermarono nel cortile della borgata e posarono gli zaini sulla panchina di pietra che era li.
Uno di questi ragazzi disse “le nostre case sono in Sicilia e adesso cosa facciamo? Dove andiamo?”, e disse ancora “io giù non ci torno”.
Voci dicevano che i tedeschi a Pinerolo avessero già bloccato le caserme e fatto prigionieri centinaia di giovani militari, destinati ad andare a combattere o a finire in Germania prigionieri.
Questi ragazzi nella nostra vecchia borgata ed in mezzo a bei castagni sentivano già aria di Libertà.
Rimasero uno per famiglia e uno di nome Vincenzo restò a casa nostra. Quell’autunno ci aiutò a raccogliere tutte le castagne.
Solo che, dopo pochi mesi, venne l’ordine a tutti questi giovani di presentarsi alle autorità militari, per nuovamente prendere le armi, o essere internati in Germania. Per chi non si presentava era prevista la fucilazione.
Ma quei giovani scelsero la via della montagna.
Vincenzo salì a Pian Porcile dove già si era formata una base partigiana. Restarono ancora più di un anno su per quelle montagne a subire fame, freddo e massacri.
Il partigiano Vincenzo ogni tanto scendeva a venirci a trovare, passando per sentieri da lui ben conosciuti.
Veniva da noi, passava una sera in famiglia, magari mangiando una scodella di minestra e vivendo un momento di Pace.Valerio Martina
Abbiamo voluto seguire la traccia di Vincenzo, siciliano militare del Nizza Cavalleria che dopo l’armistizio lasciò la sua caserma e dopo qualche mese andò a raggiungere i partigiani a Pian Porcile; i garibaldini di Barbato e Petralia, due altri suoi conterranei.
La vicenda si colloca tra settembre 1943 e gennaio 1944. Il primo bando Graziani che chiamava alla coscrizione obbligatoria per il neonato esercito della Repubblica Sociale Italiana tutti i militari in servizio nel Regio Esercito o in congedo alla data dell’8 settembre, più le classi 1923, 1924 e 1925, era dei primi di novembre. Pian Porcile ospitò una base partigiana ai primi di gennaio del 1944, quando, dopo la battaglia di Prabina del 30 dicembre 1943 i garibaldini entrarono in Val Luserna e vi si stabilirono, nonostante gli accordi con le formazioni di Giustizia e Libertà che vantavano il controllo della zona prevedessero un ricovero momentaneo.
Nella 105ª Brigata Garibaldi “Carlo Pisacane” c’erano due siciliani che si chiamavano Vincenzo, ma solo uno era del Nizza Cavalleria: si chiamava Vincenzo Insinga ed era nato a Campofelice di Fitalia in provincia di Palermo; nella base dati dei partigiani del Piemonte la sua data di reclutamento risulta essere il 6 gennaio 1944. E’ lui il Vincenzo di cui scrive Valerio.
Il suo nome di battaglia? “Castagno”. Forse non a caso, forse in omaggio a quel breve autunno di pace e libertà a raccogliere castagne a Pian Vala insieme ai Martina.
Una veduta satellitare dei luoghi, direzione sud-ovest. Sullo sfondo a destra, la Val Luserna che sale verso Rorà. Dopo la battaglia a Prabina i garibaldini di Petralia raggiunsero Pian Porcile con una lunga marcia a mezzacosta, per evitare le dorsali troppo esposte. Scesero quindi e risalirono due o tre avvallamenti. Marisa Diena, che non vi partecipò, nel suo “Guerriglia e autogoverno: Brigate Garibaldi nel Piemonte occidentale 1943-1945” l’ha definita estenuante. Petralia, da buon soldato, non l’ha qualificata. Vi rimasero alcuni giorni, il tempo di riunire un consiglio di guerra, di ispezionare la valle che gli si apriva davanti verso ovest e di trovare contatti. Vincenzo era proprio sotto Pian Porcile; andò quindi a raggiungere i partigiani nel momento in cui erano più vicini.






