E’ probabile che queste tre fotografie siano le prime immagini di Resistenza in Val Pellice. Le prime due sono state fornite ai ricercatori Bianchi e Falco da Franco Davite, la terza da Franco Pasquet.

Ritraggono una delle prime bande costituitasi in valle subito dopo l’8 settembre 1943, quella della Sea di Torre Pellice; si era sistemata alla Tarva, una costruzione isolata, e da questo la si definisce anche col nome di banda della Tarva.

Si aggregò attorno al capitano degli alpini della guardia di confine Mario Rivoir e a Telesforo Ronfetto, partecipò a entrambi gli assalti alla caserma di Bobbio Pellice, nel secondo vi svolse un ruolo essenziale.

Fu al suo interno che si verificò il “fattaccio” della Vittoria, lo scontro che causò la morte di due partigiani e che fu all’origine del suo scioglimento (vedi qui): alcuni raggiunsero il Gruppo del Ventuno, ai Chabriols, altri andarono in Val Germanasca con Poluccio Favout.

Le fotografie si devono a Franco Davite, l’unico valligiano ad essere salito in montagna con una macchina fotografica; come tutti quei pochi che lo hanno fatto, conservò i negativi in luogo sicuro e li sviluppò a Liberazione avvenuta.

Davite fu uno di quelli che salì in montagna per convinzione, non per renitenza alla leva o diserzione da un reparto dopo l’armistizio; in quanto iscritto alla facoltà valdese di teologia godeva di un esonero e lavorava all’ospedale di Torre Pellice, ma volle raggiungere il gruppo che andava costituendosi alla Tarva forse per mettere a frutto quelle nozioni di pronto intervento acquisite in ospedale che gli valsero il nome di “dutur Gechis”, una deformazione del nome del personaggio del film “Dr. Jekyll e Mr. Hyde” che era uscito solo due anni prima.

Né il fatto di essere aspirante pastore valdese (come in effetti diventerà a guerra finita), né quello di essere il “dutur” della banda, gli impedirono l’uso delle armi che non ha mai rinnegato: raccontava con una certa fierezza agli studenti dell’Alberti che alla battaglia di Rio Cros qualche colpo si era preso la soddisfazione di spararlo anche lui.

E veniamo alle fotografie.

Nella prima la totale assenza di neve ci permette di collocarla con certezza in una forbice temporale. Dai dati storici della Società Meteorologica Italiana risulta che nel 1943 la prima nevicata si ebbe tra il 19 e il 21 novembre, e fu abbondantissima. Il dato è relativo a Fenestrelle, ma si accompagna a un dato corrispondente rilevato a Entracque il che ci autorizza a dire che in quei giorni nevicò, e molto, anche in Val Pellice. Possiamo quindi dire con certezza che Franco Davite scattò la fotografia dopo l’8 settembre e prima del 19 novembre 1943.

Colpisce nella fotografia una cosa che potremmo chiamare atmosfera: questa non è gente che fa la Resistenza, questi non sono ancora partigiani, questa è gente che si nasconde in attesa degli eventi. Gli sguardi rivolti all’obiettivo della macchina fotografica sono domande sul futuro, sono sguardi d’attesa; e viceversa quelli rivolti in altra direzione comunicano una certa angoscia, una certa depressione.

Nella seconda l’atmosfera non è molto cambiata, non possiamo dire con certezza se la neve sia o non sia arrivata, quindi se la foto sia anteriore o posteriore al 20 novembre. Quello che colpisce è il gesto del primo a destra, che sappiamo essere Telesforo Ronfetto, che fuori contesto taglia un pezzo di carne. Il suo gesto vuol dire solo una cosa: allegri, ragazzi, abbiamo da mangiare, non va poi tanto male.

Nella terza fotografia l’atmosfera cambia: questi sì che sono partigiani, anzi più che partigiani sono banditi; esibiscono le armi baldanzosi e vagamente minacciosi. Primo a destra, Ronfetto, che probabilmente ama i gesti plateali, impugna due pistole come forse ha visto fare in qualche film. A sinistra paternamente e bonariamente, con le mani in tasca, Mario Rivoir vigila sui suoi uomini. Si noti che anche il mulo ha il suo posto nella banda: al centro, in mezzo agli uomini, il che basta a comunicarci l’importanza del suo ruolo.

La neve è caduta e, visto che era stata abbondante, ha anche avuto tempo di sciogliersi: siamo quindi ben oltre il 20 novembre.

Possiamo anzi ipotizzare che siamo subito dopo il 17 gennaio del 1944.

Quel giorno, grazie ai contatti che Willy Jervis aveva saputo tessere in Svizzera, le forze alleate sganciarono il primo carico di armi e rifornimenti alle bande della valle. Quelli che fino a qualche giorno prima erano gli sbandati della Tarva che si facevano fotografare quando avevano un pezzo di carne da tagliare, hanno ricevuto delle armi, adesso la loro situazione acquista un senso: siamo qui per combattere. Qualche giorno dopo, a Rio Cros, bloccheranno tedeschi e fascisti che cercano di venire in soccorso della guarnigione di Bobbio Pellice sotto attacco.

Nelle sue tre fotografie Franco Davite ha fotografato il nascere di una banda partigiana, con piena consapevolezza.