A venticinque anni di distanza da quello storico giorno, Abele Bertinat e gli ex partigiani della sua banda si ritrovarono per rievocare l’assalto alla caserma della guardia confinaria di Bobbio Pellice. Era stata la prima azione delle formazioni partigiane in Val Pellice, potremmo dire l’atto di nascita della Resistenza armata in valle, il primo vagito; tanto che ci dovettero provare due volte, la prima fu un fiasco, la seconda un successo.
E quindi, a guerra finita, giustamente Abele e i suoi un bel giorno vollero rievocare quell’episodio. Invitarono qualche personalità di rilievo, indossarono le loro “mude”, i loro completi giacca-pantaloni, e andarono a fare un giro dei luoghi dei loro ricordi partigiani. Qualcuno si fece accompagnare dalla moglie, o lasciò che lei lo facesse, ma la maggioranza no, a dimostrare una testarda convinzione che la Resistenza fosse stata soprattutto questione di uomini. Qualche altro portò i bambini, nella chiara intenzione di passare la memoria alla nuova generazione. Fecero anche due o tre fotografie, non di più dato che rullini, sviluppo e stampa costavano cari.
E’ probabile che la rievocazione sia finita attorno a una tavola a mangiare e bere, e che magari in quel contesto qualcuno degli ospiti, con l’aiuto di un bicchiere di vino, abbia fatto un breve discorso, ma non ne sappiamo nulla. Anzi, ad essere sinceri non è sicuro nemmeno tutto quello che abbiamo scritto finora, sono solo congetture che viene da fare osservando un paio di vecchie fotografie.
Ma andiamo con ordine…
Nel 1994-95 Abele Bertinat mostrò alcune fotografie a Luigino Bianchi e Marisa Falco che andavano raccogliendo memorie della Resistenza in valle. I due ne fecero copie digitali che sono arrivate fino a noi. Due di queste foto sembrano scattate nella stessa occasione, a giudicare dall’abbigliamento di alcune persone che compaiono in entrambe. Una è una foto di gruppo davanti a quel che resta della caserma della guardia confinaria di Bobbio Pellice: vi riconosciamo Abele Bertinat, Ferruccio Parri e Antonio Prearo. L’altra è un’istantanea che coglie alcune persone nell’atto di uscire dal cimitero di Bobbio: vi riconosciamo Ferruccio Parri e Antonio Prearo.
Nella foto di gruppo Abele è il secondo da destra in alto, sorridente. In piedi al centro, il signore coi capelli bianchi è Ferruccio Parri; sulla stessa fila il secondo da destra è Antonio Prearo. Nell’istantanea, al centro Ferruccio Parri, a destra Antonio Prearo.
Da qui in poi sono congetture.
Le foto documentano una rievocazione dell’assalto alla caserma di Bobbio con omaggio alle tombe dei caduti. A quando possiamo farle risalire? La foto di gruppo ci offre alcuni indizi che ci portano tra fine anni Sessanta e inizio anni Settanta.
Primo indizio, deboluccio: l’età presumibile dei fotografati.
I più giovani sembrano aver superato i quarant’anni, la media i cinquanta, qualcuno i sessanta. Considerato che i primi nel 1945 dovevano avere vent’anni, poco più poco meno, arriviamo a fine anni Sessanta, inizio anni Settanta.
Secondo indizio, robusto: ben sei degli uomini fotografati portano camicie col colletto aperto sopra il bavero della giacca.
Ora.., occorre sapere che fino alla prima metà degli anni Sessanta lo stile dominante nell’abbigliamento maschile camicia con giacca, che come tante altre belle cose veniva dalla Gran Bretagna, derivava dalla sottocultura Mod e consisteva in colletti piccoli, abbottonati e rigorosamente all’interno di giacche strette. Ma che verso il 1966-1967 a Carnaby Street e King’s Road i colletti delle camicie presero ad allungarsi e a trasbordare sopra i baveri delle giacche per effetto della cosiddetta Peacock Revolution, la rivoluzione dei pavoni, come dire che gli uomini presero a pavoneggiarsi. Tenuto conto del tempo che la moda ci avrà messo per arrivare da Londra a Bobbio, al punto da essere adottata da sei persone in un gruppo di venti, possiamo ragionevolmente pensare che siamo tra fine anni Sessanta e inizio anni Settanta.
.Questa moda subì poi la sua consacrazione nella seconda metà degli anni Settanta per effetto del fenomeno delle discoteche, ma questo ci porta troppo in là nel tempo, nella fotografia dovrebbero essere tutti più vecchi. E poi abbiamo qualche fondato motivo per pensare che i nostri ex partigiani di Bobbio non si ispirassero alla febbre del sabato sera, che contagiò a decorrere dal 1977, ma che semplicemente si vestissero come i negozianti di abbigliamento gli dicevano che ormai usava vestire.
Insomma..: volendo azzardare potremmo dire che la compagnia si ritrovò nel venticinquennale dell’assalto alla caserma (in tal caso nel 1969) o nel venticinquennale della Liberazione (1970). La stagione? In estate, senza ombra di dubbio: a quei tempi andare in giro a Bobbio in maniche di camicia o con un tailleurino a mezzemaniche voleva dire essere in piena estate, tra luglio e settembre.

La due fotografie sopra. Rievocazione dell’assalto alla caserma della guardia confinaria di Bobbio Pellice. Fotografie acquisite in formato elettronico da Luigi Bianchi e Maria Falco nel corso della ricerca triennale 1997-2000 “Quaderni Sulla resistenza in Val Pellice – Scuola e territorio” di alcune classi dell’Istituto Tecnico Statale Commerciale e Professionale per il Turismo “L. B. ALBERTI” di Luserna S. G. e Torre Pellice.
Qui la raccolta completa, fondo “Le fotografie dei Quaderni della Resistenza in Val Pellice”.




