Testo dell’intervento di Andrea Geymet alla conferenza “Gli anarchici nella Resistenza” tenutasi a Torre Pellice il 28 marzo 2026.
(Trascritto da TurboScribe.ai revisionato da anpivalpellice.it)
Vi parlo di quello che ad oggi è conosciuto come l’unico anarchico, esplicitamente dichiaratosi tale, che ha combattuto nella resistenza della Val Pellice.
Non era un giovane.
Noi conosciamo già un anziano che ha combattuto la sua resistenza qui, dando le sue energie di cinquantenne; tutti quanti sappiamo chi è stato, Jacopo Lombardini, combattente poi ucciso a Mauthausen il 24 aprile del 1945.
Bene, nello stesso periodo in cui Lombardini ha fatto il partigiano tra settembre 1943 e marzo 1944 un altro cinquantenne, nato solo dieci giorni dopo Lombardini, era qui a combattere la resistenza, si chiamava Giulio Guerrini e si è fatto chiamare da tutti Gigi.
Chi ha letto il libro di Donatella Rochat “La resistenza nelle valli valdesi”, l’ha incontrato nella parte più o meno iniziale, quando viene narrata una vicenda che è una tra le più brutte della resistenza, ma che ha fatto parte della resistenza, come in tanti posti: parlo di uno scontro interno alle forze della resistenza.
Il 19 marzo del 1944, al confine quasi tra Torre Pellice e Villar Pellice, presso un’osteria che adesso non esiste più ma si chiamava La Vittoria, aperta vent’anni prima con questo nome per celebrare i fasti della vittoria della prima guerra mondiale e blablabla.., presso quell’osteria dei partigiani si sparano tra di loro e due muoiono. In quella sparatoria Giulio Guerrini è uno dei protagonisti dei fatti.
Per arrivare a capire però che cosa è successo, perché Gigi Guerrini ha sparato o si è difeso e ha sparato contro chi gli ha sparato, bisogna ripercorrere la storia di Giulio Guerrini.
È una storia politica intensa che ha attraversato tutto il Novecento ed è una storia che abbiamo potuto ricostruire solo da pochi anni. Perché sono trascorsi finalmente i lunghi anni in cui il casellario politico centrale costruito dal partito fascista per monitorare ogni avversario politico non era consultabile; oggi finalmente lo è, ed allora lì dentro abbiamo trovato tutto quello che la polizia fascista ha controllato di Giulio Guerrini, della sua vita.
Di lui cominciamo ad avere traccia prima ancora che il fascismo salga al potere. Dai giornali torinesi del 1921 leggiamo che lui frequentava la Camera del Lavoro di Torino; che alla presa del potere dei fascisti, quando tutte organizzazioni erano state azzerate e distrutte, frequentava la Camera del Lavoro di Moncalieri, e organizzava azioni di contrasto alla presenza e al dominio del territorio da parte delle squadre di picchiatori fascisti.
Giulio Guerrini organizza a Moncalieri nella primavera del 1921 una camminata pacifica per il paese, collegandosi ai neonati Arditi del popolo.
[…] Gli arditi del popolo erano dei ragazzi, uomini che il Partito Comunista non è riuscito a controllare, il Partito Socialista nemmeno, alcuni provenivano da lì. Erano quelli che di fronte alla violenza fascista del ’19-’22 hanno deciso di agire.
Il partito comunista a grandi linee disse noi non scenderemo sul terreno di quella gentaglia, non siamo dei picchiatori, non siamo dei violenti. Siccome però la violenza fascista prendeva il potere, alcuni si organizzarono in questa organizzazione che denominarono Arditi del popolo, nome che deriva da una vicenda della prima guerra mondiale che non stiamo qui a raccontare.
Giulio Guerrini è fra gli Arditi del popolo e come tale viene accusato di aver organizzato un’azione sovversiva che era una camminata per Moncalieri.
Si fa 15 mesi di prigione; viene scarcerato, innocente perché non c’era nulla di cui accusarlo, nell’ottobre del 1922.
Appena scarcerato, dopo pochi giorni arrivano al potere i fascisti e a dicembre del 1922 abbiamo la strage fascista di Torino nel corso della quale tutti gli anarchici, comunisti, socialisti, sindacalisti che fanno qualcosa vengono messi fuori gioco con le pistole, con i fucili, con le botte e quindi la maggior parte di loro va via dall’Italia.
Giulio Guerrini va via dall’Italia, lascia Torino. Casualmente c’era la madre a Londra in quel periodo, si trasferisce dalla madre. ma l’Inghilterra non gli dà il permesso di soggiorno, allora si trasferisce a Parigi, neanche Parigi glielo dà, si trasferisce a Bruxelles e lì riesce a ottenere un permesso di soggiorno e a portare avanti il lavoro che faceva Torino, l’ebanista. Era un falegname che costruiva mobili per le nascenti radio.
Le radio di quegli anni non erano le radio che si posano sul tavolo, ma erano un enorme mobile di legno all’interno del quale c’era la radio: costruire questi mobili era la sua specialità di Giulio Guerrini.
Giulio Guerrini si trasferisce quindi a Bruxelles, lì fa l’ebanista, tutte le carte delle spie fasciste di Bruxelles lo classificheranno così, anarchico ebanista.
Il trasferimento a Bruxelles coincide con la frequentazione di tutti gli emigrati politici che vanno muovendosi a Bruxelles e da comunista, così classificato nel 1921 dalla polizia torinese, comunista libertario, da comunista gradualmente si sposta verso posizioni anarchiche, perché ritiene, come tanti in quel periodo, che la stretta comunista che già era in corso in Unione Sovietica era appunto troppo stretta, e che bisognava mantenere una visione di sinistra ma libertaria.
Quindi gradualmente negli anni Venti scivola e negli anni Trenta non lo troviamo più classificato dalla polizia politica come comunista ma come anarchico.
Vive a Bruxelles mentre l’Europa vive il suo dramma; e partecipa alle conferenze politiche che vengono tenute dal Fronte Comune Antifascista; sono tutti insieme, sono gli emigrati politici italiani, socialisti, comunisti, anarchici, repubblicani…
Ci sono conferenze in cui c’è Giuseppe Di Vittorio, Nenni, Trentin, i fratelli Rosselli, Bruno Buozzi… Lui c’è sempre, ogni relazione della spia dell’OVRA a Bruxelles parla della presenza di Guerrini; non come relatore, evidentemente la sua stazza non era tale da fargli prendere la parola, ma come militante attivo.
In quegli anni succede tutto come sappiamo: nel 1933 Hitler arriva al potere Hitler, e nel 1933-’34 cominciano ad arrivare in Belgio i profughi politici della Germania, come erano arrivati dall’Italia dieci anni prima; e [ci si comincia a chiedere] cosa mettere in campo contro il nazismo.
Intanto però l’Italia agisce: nel 1935 c’è l’invasione dell’Etiopia, la costruzione dell’impero voluto dal fascismo al potere, Mussolini in primis.
Ebbene a Bruxelles, come a Parigi, nascono i comitati contro la guerra e Guerrini è sempre lì. E parallelamente alla creazione di comitati si fanno feste, si creano anche…
E’ interessante un pezzo di una relazione che si concentra sul fatto che tutta la propaganda fascista dal ‘19 in poi [aveva accreditato l’idea che il fascismo fosse l’] erede della grande battaglia vinta con la prima guerra mondiale, cioè la nazione italiana si era affermata sulle altre nazioni del centro Europa […].
Molti reduci della prima guerra mondiale, era stato coniato anche lo slogan “dalle trincee alle piazze”, si erano politicizzati in quella direzione, erano scesi in piazza per difendere l’onore di quella grande conquista, Trento e Trieste italiane e blablabla.
Invece c’erano degli reduci della guerra [che la pensavano diversamente], e Giulio Guerrini era uno di questi, perché anche lui era stato mandato alla guerra, essendo del 1893 aveva già più di 18 anni nel ‘15 quando inizia la guerra; ed era anche stato ferito.
A Bruxelles viene creato un comitato di reduci della prima guerra mondiale, che allora non veniva chiamata prima ma solo guerra mondiale perché per fortuna non era ancora sopravvenuta l’altra, un comitato di reduci della prima guerra mondiale ma socialisti: si cerca di organizzare un’eredità di quella guerra che non sia così patriottica ma che sia più aperta verso un futuro non così nazionalista.
Ebbene..: venne chiamato un gruppo di suonatori italiani che era Bruxelles, questi suonatori si presentano con delle coccarde tricolori e scoppia un tafferuglio perché quella coccarda tricolore era percepita come un simbolo nazionalista soprattutto dalle forze anarchiche politicamente convinte della necessità di abbandonare i nazionalismi, e scoppia un tafferuglio in quella sala dove si sarebbe dovuto ballare e fare una raccolta di fondi.
La questione si risolve con l’uscita dei leader, si parla, i suonatori tolgono la coccarda e rientrano in rispetto dell’associazione che non vuole più essere nazionalista ma di reduci della prima guerra mondiale.
Il relatore fascista racconta nei dettagli tutto questo per far sapere alla polizia politica italiana cosa succede tra le fazioni antifasciste che ci sono all’estero.
Tutto procede nel teatro europeo. L’Alzamiento del 18 luglio 1936 in Spagna: dopo l’Italia e la Germania i fascisti cercano di prendere il potere in Spagna, la repubblica spagnola promossa cinque anni prima deve sparire, bisogna diventare fascisti come l’Italia e la Germania. E’ la guerra civile spagnola.
Migliaia di esuli, dalla Francia, dal Belgio, italiani come russi, come cecoslovacchi, vanno in Spagna, vanno a combattere per difendere la repubblica spagnola e molti di loro sono anarchici come Guerrini.
Guerrini però intanto ha una compagna, ha già avuto un figlio nel 1931, ha già 40 anni, non è che sia nel pieno del vigore, e allora verrà segnalato che raccoglie continuamente fondi per i combattenti della guerra civile spagnola e per le vittime dei bombardamenti italiani di Barcellona, Huesca e altre località dove l’aviazione legionaria fascista italiana, per seminare il terrore tra i combattenti della repubblica, bombarda le città.
Come era stato teorizzato già vent’anni prima, per vincere la guerra moderna non è più sufficiente andare avanti con le truppe, ma bisogna arrivare dal cielo con bombardamenti, seminare il terrore e poi andare lì a prendere il resto.
Guerrini raccoglie soldi, li manda, fa tutto quello che riesce, ma la guerra civile spagnola evolve e purtroppo compare quella parola che Sandro Guglielmone ha usato molte volte nella sua prefazione, gli stalinisti.
Che cosa accade nella guerra civile spagnola? Esplode una tensione che era latente nel maggio del ’37: Mosca, che ha mandato carrarmati, navi eccetera per aiutare la repubblica spagnola, vuole instaurare l’egemonia comunista su chi combatte la guerra civile spagnola contro il fascismo. Quindi tutti quelli che non sono comunisti vanno sottomessi e se non si lasciano sottomettere fuori dai piedi.
A maggio del 1937 ci sono le 5 giornate in cui gli scontri armati nella città eliminano tanti anarchici, socialisti e altra gente che non si piega alla volontà comunista.
[…] Gli effetti sono che centinaia se non migliaia di anarchici vanno via dalla Spagna: piuttosto che combattere sotto questa cappa del potere comunista che ci impedisce di battere come vogliamo, piuttosto si va via.
Dove si va? Non certamente in Italia dove c’è il fascismo che ci butterebbe subito in galera, si va dove c’è ancora libertà, si va in Francia e si va in Belgio.
E allora a casa di Guerrini le spie fasciste segnalano continuamente transiti di anarchici italiani che vanno a cercare rifugio perché non hanno più un luogo dove stare: in Spagna hanno dovuto andare via, in Francia spesso non viene dato loro il permesso di soggiorno, sono addirittura temuti come spie del fascismo italiano che cerca di instaurarsi in Francia… Insomma in molti vanno in Belgio a casa di Guerrini.
Io ho seguito le piste di alcuni di loro, di Corrado Perissino che ha avuto un fratello morto in Spagna che poi va da lui, che andrà a finire a Renicci di Anghiari, il campo di prigionia dove a settembre del 1943 Badoglio spostò gli anarchici, unici prigionieri politici a non venire rilasciati.
E’ il momento comunque in cui tutto peggiora e quindi gennaio 1939 viene presa Barcellona dalle forze fasciste, marzo se non sbaglio Madrid, tutto sta andando verso la fine negativa, la peggiore delle peggiori, perché Rosselli sosteneva che prima facciamo l’antifascismo in Spagna poi lo porteremo in Italia, altri avrebbero fatto la stessa cosa in Germania.., ma abbiamo perso in Spagna e quindi si profila un futuro che sarà al contrario, il nazifascismo si espanderà per l’Europa, quindi si deve andare da qualche parte e prepararsi al futuro che arriva.
Guerrini che è in Belgio e coglie da quarantenne e più la gravità della situazione, non rimane fermo. È il periodo in cui dal Belgio tante persone cercano di rientrare in Italia.
C’è il caso di una persona assolutamente non anarchica ma ben conosciuta che è Rita Levi-Montalcini, Rita Levi-Montalcini l’hanno prima dovuta andare via dall’Italia perché è ebrea, le leggi del 1938 le hanno impedito di lavorare nell’università di Torino, c’è un decreto di espulsione, lei vuole lavorare alle sue ricerche sul cervello umano e va a lavorare in Belgio, ma passano pochi mesi e si dice che dalla Germania arriveranno truppe molto presto, tutti lo suppongono, e dunque Rita Levi-Montalcini a dicembre del 1939 viene qua in Italia, torna a Torino, lavora in una soffitta di Torino a fare i suoi esperimenti di nascosto.
Gigi Guerrini tenta una carta particolare, si reca all’ambasciata italiana per avere un visto per il passaporto per ritornare in Italia che visto il clima di guerra che si sta creandosi bisogna che noi italiani che siamo venuti all’estero diamo il nostro contributo in Italia e allora lui, vi leggo la frase che usa nella sua richiesta al consolato di Bruxelles: “bisogna tornare come patrioti a dare il proprio contributo a questa guerra che porterà le sorti dell’Italia a trionfare sull’Europa”.
Con questo riesce ad ottenere un visto, ma è chiaro che la polizia politica fascista non è che creda alle sue parole. Gli danno il visto, lo lasciano rientrare, ma appena arriva attraverso la Germania e l’Austria al Brennero, manette: viene arrestato e viene trasferito al carcere di Regina Coeli di Roma.
Però c’è un fratello che ha, sembra, delle influenze, questo lo racconterà una compagna di lotta di Torino alcuni anni dopo, e che riesce a farlo scarcerare.., ci sono anche qui le tracce della polizia politica che lo segue, per cui dove va? Va a Torino, dove c’era il fratello, in via Cibrario 75, e riapre il suo negozio di falegname ebanista.
La polizia politica segnala sia a Roma che a Torino che è arrivato Guerrini, state tranquilli lo controlliamo, vedremo se arriviamo a qualcuno attraverso lui. Ma lui si muove con molta circospezione, è capace a non far scoprire nulla, e in quei due o tre anni prende contatti dappertutto.
Però la guerra non si sa bene come andrà, potrebbe anche andare malissimo, quindi lui finisce in galera, ma arriva l’8 Settembre e qui arriva la Val Pellice.
In Val Pellice: il perché non è chiarissimo, perché non lo ha scritto, ed è morto il 20 maggio del 1945 in un lager tedesco, anzi, cecoslovacco. Però sceglie la Val Pellice per operare in qualche modo con la resistenza, nonostante abbia 50 anni come Jacopo Lombardini, le sue forze le mette di nuovo in campo.
L’ipotesi che mi sono fatto è che una persona che sta a Torino, un anarchico, che vuole combattere con la resistenza che vede andarsi organizzando, è che lui con i comunisti, con gli stalinisti, non ci vuole stare, non ne vuole più senz’altro sapere perché i suoi compagni sono scappati dalla Spagna perseguitati dagli stalinisti, e quindi con le forze garibaldine che si vanno organizzando u po’ ovunque, in Valle di Lanzo, in Val Po.., non ci va.
Ci sono alcune formazioni non comuniste ma molto combattive, di Giustizia e Libertà ad esempio in Val Pellice, quindi potrebbe essere consono alla sua visione politica, alla sua possibilità di esprimere una lotta armata con gente che ha già dimostrato in Spagna e in Francia, Rosselli, di essere presente nell’antifascismo, che si batte fino alla morte anche contro il dominio di queste forze terribili.
Ebbene, allora subito la sua presenza viene rilevata in Val Pellice da chi si sta muovendo sul posto;, Gustavo Malan, che tutti sapete chi è, non c’è bisogno di presentazioni, descrive in una sua storia inedita della Resistenza, ancora inedita purtroppo, breve, della Resistenza in Val Pellice, il fatto che a ottobre compare Gigi Guerrini, non sapevamo bene chi era, ci ha solo detto che era un combattente antifascista. Roberto Malan in un suo libro, questo credo di trovarlo perché è nella penultima pagina, così lo descrive… Roberto Malan è stato il comandante militare politico durante tutta la Resistenza della Val Pellice, Val Germanasca e bassa Val Chisone, cioè della V Divisione Giustizia e Libertà,: “avevo tra i miei partigiani in via di organizzazione un certo Gigi di mezza età che credo fosse un anarchico, un professionista di rivoluzioni e di guerre”. Non ha avuto granché tempo di confrontarsi con lui ma l’ha in qualche modo inglobato perché sentiva che era un elemento forte.
Bene, arriva in Val Pellice, lavorerà, aveva un alloggio dove c’è la pizzeria La Civetta, agli Appiotti, e un laboratorio che ha usato di nascosto come posto di accumulo di cibo per i partigiani nella zona di via Pralafera, che verrà perquisito e a dicembre lui verrà arrestato e portato a Torino perché come sempre le spie lo sanno riconoscere.
E’ un personaggio però così importante che si attivano persone di Giustizia e Libertà di Torino, supponiamo Giorgio Agosti, il quale effettua uno scambio di prigionieri e Gigi Guerrini dopo due settimane ritorna in Val Pellice.
In quel periodo però si era portato suo figlio, Mario che aveva 12 anni.
Troviamo traccia di questo suo figlio, chi ha letto il libro “Un protestante nella resistenza” scritto nel ‘59 che ripercorre tutta la vita di Jacopo Lombardini lo sa, il 10 gennaio del 1944 quando viene bombardato il Bagnau perché covo di ribelli dalla bassa Val d’Angrogna.
Jacopo Lombardini era lì quel giorno, era già salito come commissario politico e racconta che aveva appena fatto uscire Mario che gli era stato affidato perché il padre era stato incarcerato, era stato affidato a lui, magari tra cinquantenni si erano anche parlati e hanno deciso di fare quest’operazione tra loro, chi lo sa, e quindi Lombardini ci parla in due o tre pagine del suo diario, poi pubblicato nel libro, di questo piccolo Mario che ha fatto scappare dai bombardamenti, l’ha portato fuori, e poi l’ha affidato alla famiglia Plavan in Val d’Angogna.
E quindi sappiamo che c’è Mario, Gigi lo riprenderà con sé dopo alcune settimane perché lo scambio lo porta a tornare in Val Pellice.
Questo ritorno in Val Pellice è chiaramente un ritorno combattivo e questa volta però non sta più in paese, si ingloba in una formazione, quella della Sea che è sopra Torre Pellice nella zona del Vandalino, per chi non sa bene dov’è, si ingloba in una banda dove però finisce in quella situazione da cui siamo partiti, lo scontro mortale tra partigiani.
Già prima quella banda lì è oggetto di tensioni. Ci sono due uomini che stanno cercando di prendere il comando, non con cattive intenzioni ma esercitare il proprio controllo e l’egemonia di comandanti: erano due militari, prima della resistenza, sono Antonio Prearo e Mario Rivoir. Non si vogliono bene, litigano spesso, le formazioni propendono per l’uno e per l’altro, c’è tensione. In questa tensione si inserisce Gigi Guerrini che politicizza un gruppo di ragazzi che era con Mario Rivoir che invece era un militarista convinto, una persona solidissima, quando c’era stata a febbraio del 1944 la battaglia di Rio Cros, lui era quello che ha comandato la battaglia partigiana e ha fermato i nazisti, ma nella fine del febbraio 1944 da Torino le forze fasciste repubblicane decidono di mettere in campo una strategia nuova, è stata descritta da Nicola Adduci nel suo libro “Gli altri”, si cerca di separare quelli comunisti da quelli non comunisti e quindi Giustizia e Libertà si cerca di portarli verso una resa delle armi perché i comunisti sono il pericolo. E allora ci sono alcune trattative avvenute anche a Torre Pellice dove alcuni tedeschi efascisti e alcuni comandanti partigiani, c’è anche Sergio Coalova un partigiano forse a tutti noto, che ha partecipato a una di queste cene, ma soprattutto c’è il fatto che Mario Rivoir scende a Torino, va da Zerbino che è il prefetto fascista di Torino e inizia una trattativa sul decelerare la lotta partigiana in Val Pellice e magari anche lasciar perdere.
Si viene a sapere, questa cosa scatena molta rabbia e quindi quando il gruppo che si è legato a Gigi Guerrini prende le armi per staccarsi dal gruppo di Mario Rivoir, gli uomini che invece sono più per Mario Rivoir, difendono l’unità del gruppo, li contrastano.
Accade che i ragazzi che sono con Gigi Guerrini il 19 marzo del 1944 si portano all’osteria della Vittoria, quella di cui parlavamo all’inizio, arriva Mario Rivoir con le armi richiamato da qualcuno dal comando andiamo a riprenderci le armi, si va.., uno dei ragazzi di Mario Rivoir Antonio Dassano, 19 anni torinese spara sulla Vittoria, sulla trattoria, abbatte l’insegna a colpi di pistola, qualcun altro con una mitragliatrice spara sul muro, a quel punto Gigi Guerrini, questa è la testimonianza del partigiano Franco Pasquet era lì, esce con un mitra e spara contro i ragazzi che stanno sparando contro la Vittoria, uccide Dassano e sembra nella testimonianza di Franco Pasquet che Dassano che stava a sua volta sparando, cadendo lascia partire un colpo nel momento in cui la mano percuote il suolo che uccide un altro partigiano del suo gruppo, Malan di Angrogna.
Due morti, insomma il caos…
Intervengono subito i dirigenti politici della valle, casualmente in quei giorni c’erano Franco Momigliano e Giorgio Agosti qui, c’era l’onorevole Matteo Gay vecchio socialista, a tutti viene chiesto di andare subito a dirimere la questione, a capire cos’è accaduto.
Però cosa succede? Prima dell’inchiesta, due giorni dopo arriva il primo grande rastrellamento della Val Pellice, l’operazione Sperber, tutto questo viene messo da parte perché per due settimane le forze naziste disperdono tutte le formazioni partigiane della Val Pellice e Germanasca, la battaglia di Ponte Vecchio, tutto viene devastato, fino a maggio non c’è più forza resistente in Val Pellice.
Quindi la vicenda della Vittoria non ha una sua conclusione e tante cose andrebbero ancora dette, ma Gigi torna a Torino, concludiamo come finisce la vita di Giulio Guerrini, di Gigi.
Agosti lo riporta a Torino, Giorgio Agosti, e lo mette in quelle piccole formazioni che erano nate in città per fare sabotaggi ai nazisti, lui qui a Torre Pellice non avrebbe più potuto stare ovviamente, quindi lo mette in una formazione che è stata pomposamente chiamata la Divisione C, la divisione cittadina di Giustizia e Libertà.
Erano pochi uomini in realtà, però molto attivi; Gigi non fa altro che fare attentati uno dietro l’altro in città, ma la polizia politica fascista ovviamente lo traccia, lo scopre.
Abbiamo trovato una relazione di Cabras, che era il comandante della GNR, la guardia nazionale repubblicana di Torino, che dice abbiamo arrestato questo e quest’altro, tra i quali Gigi Guerrini, eccetera.
Da fonti fasciste a quel punto non abbiamo più niente, abbiamo le nostre fonti di compagni di Gigi Guerrini che si scrivono dicendo sappiamo che è a Bolzano, perché col progredire dei mesi Fossoli dove era stato messo Lombardini in attesa di essere mandato in lager è stato chiuso perché troppo vicino al fronte. Va a Bolzano e non si sa più niente di lui.
Dopo la guerra arriverà la comunicazione che un ragazzo, che non abbiamo saputo e mai sapremo chi è, ha detto che era nell’ospedale di Leitmeritz vicino a Praga, un lager di una cittadina che aveva il suo ospedale, tutti quelli che sono sopravvissuti al terribile periodo del lavoro sotterraneo, lì c’erano i tunnel per costruire armi, tutti quelli che erano ancora in vita sono stati portati in quell’ospedale, ma Gigi Guerrini cinquantenne, simile alla situazione di Lombardini, non ha resistito, è morto nell’ospedale.
Però grazie a questo ragazzo che era al suo fianco abbiamo un articolo del 1946 che ci dice che Gigi è morto lì. Un mese fa siamo andati alcune persone dell’ANPI di Torre Pellice a Praga e siamo andati a posare un fiore a lui in una zona vicino a Leitmeritz.
(Foto sopra: Giulio Guerrini nel Casellario Politico Centrale)



