Questo lotto di otto fotografie (sette qui riprodotte più un’altra pubblicata in precedenza) è appartenuto ad Abele Bertinat, il capo della banda GL di Bobbio Pellice. Sono state scattate tutte nella stessa occasione, ad Aiguilles in Francia nel marzo del 1945, nel corso di una missione di contatto col comando alleato del Queyras che possiamo ben dire essere stata l’evento più fotografato dell’intera guerra partigiana nostrana.
L’atmosfera è serena e distesa, la guerra è prossima alla fine, la vittoria che era certa adesso è questione di giorni. Non crediamo di sbagliare se leggiamo nelle fotografie e nella posa quell’orgoglio che caratterizzerà tutte le foto dei partigiani nell’immediato dopoguerra.
Ma cosa ci facevano in Francia Abe e la sua banda?
La stessa cosa che ci facevano dall’autunno del 1944: tenere i collegamenti tra Torino e il comando alleato in Francia.
I fili erano stati tesi con due operazioni di intelligence italo-americane: da questa parte delle Alpi la missione Orange-Gobi, che paracadutata in valle il 17 marzo del 1944 era riuscita a impiantarsi con pieno successo tra Torino e la Val Pellice; dall’altra parte la missione Papaya, che partita da Siena a settembre, era riuscita dopo varie vicissitudini a impiantarsi nel Queyras, tra Abriès, Aiguilles e Guillestre.
Scopo delle due missioni: garantire i rifornimenti delle formazioni partigiane, migliorare l’efficacia delle loro azioni e coordinare partigiani italiani e maquis francesi in un contesto di palese antipatia dei francesi nei confronti degli italiani per via della proditoria aggressione del giugno del 1940.
Per sei mesi Abele e la sua banda per ordine di Roberto Malan sono andati avanti e indietro per consegnare al capitano Joseph Bonfiglio della Papaya buste sigillate contenenti messaggi scritti da Marcello De Leva della Orange-Gobi che operava in contatto con il CLN e con il generale Trabucchi a Torino; o per concordare lanci di rifornimenti, o per portare in Italia soldi e materiale, o per accompagnare agenti che cercavano di infiltrarsi nell’Italia del nord.
Come nel caso della missione in cui Paul Garnier, uno dei più validi elementi della banda, perse la vita e Giovanni Gay, “Gayot”, fu ferito e scampò miracolosamente alla morte: avevano portato a Bonfiglio un prezioso codice di cifratura usato dai tedeschi di cui De Leva era venuto in possesso, e ritornavano in compagnia di agenti americani che dovevano passare in Italia (qui ne raccontiamo la storia).
Ma non c’era solo questo…
Col tempo, mano a mano che i tedeschi si ritiravano, i contatti divennero un pezzo di una più vasta e sottile triangolazione per capire le intenzioni delle forze in campo e per evitare il peggio, con i francesi che sembravano intenzionati a penetrare in Italia per alcune decine di chilometri.
Quanto fosse delicata la situazione lo sapeva bene proprio quel maggiore Stefano Coisson che compare in due delle fotografie del lotto. Ufficiale dell’esercito italiano facente parte della Papaya, originario della Val Pellice, si faceva chiamare maggiore Richard per non tradire la sua origine: fu lui che si trovò in mano la patata bollente dei progetti di invasione, giusto nei giorni in cui è stato qui fotografato.
Ma questa è un’altra storia…
La banda GL di Bobbio Pellice ad Aguilles in Francia nel marzo del 1945. Fotografie acquisite in formato elettronico da Luigi Bianchi e Maria Falco nel corso della ricerca triennale 1997-2000 “Quaderni Sulla resistenza in Val Pellice – Scuola e territorio” di alcune classi dell’Istituto Tecnico Statale Commerciale e Professionale per il Turismo “L. B. ALBERTI” di Luserna S. G. e Torre Pellice.
Qui la raccolta completa, fondo “Le fotografie dei Quaderni della Resistenza in Val Pellice”.









