Quelle che mostriamo sotto sono due delle fotografie messe a disposizione da Luigi Bianchi e Marisa Falco, fanno parte del materiale che hanno raccolto verso fine secolo in occasione del progetto “Scuola e territorio” dell’Istituto “Alberti”che portò alla redazione dei Quaderni sulla resistenza in Val Pellice.

Non sono originali ma scansioni di originali che i protagonisti della resistenza da loro interpellati gli hanno mostrato non senza… resistenza. Quei protagonisti sono tutti morti, ad eccezione di Maria Airaudo e Giulietto Giordano; degli originali delle loro fotografie non sappiamo, forse hanno raggiunto qualche archivio organizzato, forse sono custoditi dalle famiglie… Un patrimonio in gran parte disperso, ma quel che è peggio un patrimonio che ormai ha perso una buona parte del suo significato: delle fotografie spesso non conosciamo né data, né luogo in cui sono state scattate; non conosciamo chi vi è fotografato e chi e in quali circostanze ha fatto la fotografia.

Non ci resta che guardarle, anzi leggerle: cercare di capire dalle poche cose che sappiamo e da quelle che osserviamo, una realtà possibile se non probabile. Dovremmo farlo con tutte le fotografie, anche con quelle di cui crediamo di sapere tutto, ma per queste è l’unica risorsa che abbiamo.

Ecco le due fotografie: chiamiamole Foto A e Foto B.

Quello che sappiamo di certo è che una è stata mostrata a Bianchi e Falco da Renzo Sereno e l’altra da un Leger, suo amico di San Germano Chisone. Non sappiamo il chi, quando e dove, e non vi riconosciamo nessuno. Casualmente però ci accorgiamo che sono due fotografie scattate a qualche minuto di distanza l’una dall’altra: stesso luogo, stessa inquadratura, stessa posa, qualche movimento tra le persone fotografate, sul crinale nello sfondo sembra che la foschia si sia alzata. Il fotografo si è spostato per avere una luce migliore.

Da qui in poi iniziano le deduzioni e le congetture, la lettura insomma.

Possiamo dare per scontato che quelli fotografati sono partigiani: era l’oggetto stesso della ricerca. Dalle fonti che hanno fornito le fotografie, e dalle altre fotografie che le accompagnano, alcune delle quali ci permettono di identificare il luogo, possiamo ipotizzare che si tratti di elementi della Brigata Val Gemanasca “Willy Jervis” della V Divisione GL fotografati a San Germano. Ragionevolmente possiamo dire che sono i giorni della Liberazione, subito dopo il 25 aprile 1945. I partigiani, armi ancora in pugno, si fanno fotografare sorridenti, la guerra è finita, l’Italia liberata da tedeschi e fascisti.

Molti altri gruppi di partigiani hanno fatto come loro, si sono fotografati così, in quel momento ben a ragione storico, quando ormai non c’era timore di farsi “immortalare” dalla pellicola.

Le due fotografie, dicevamo, sono visibilmente scattate a pochi minuti di distanza l’una dall’altra. La Foto A deve essere la prima in ordine di tempo: noi, i partigiani, i combattenti. La Foto B la seconda: noi, i partigiani, i combattenti e le nostre donne, le staffette.

Nella seconda fotografia le donne prendono posto, per almeno due di esse non deve essersi trattato di un posto a caso, tanto da fare spostare qualche uomo che cede il suo: l’uomo in alto a destra circonda col braccio le spalle delle donna che è venuta a mettersi al suo fianco, l’altro in alto a sinistra assume una posa molto “pressante” verso la donna che è venuta al suo fianco, che ne sembra divertita: forse c’è qualcosa tra i due, forse sta nascendo, o forse è solo una pressione leggera e scherzosa che diverte anche il vicino a sinistra.

Le due donne al centro, una accovacciata in mezzo al gruppo, l’altra seduta sul muretto, non sembrano invece avere legame coi loro vicini, mostrano il loro orgoglio del tutto indipendentemente dagli uomini, possiamo dire. Quella accovacciata ha un indubbio carisma, la serenità di chi sa prendere decisioni: ma è solo una lettura, son solo i nostri occhi a vederlo, non è detto che sia stato così.

Ad ogni buon conto, quattro donne contro tredici uomini non è poco, fa il 30%, un terzo degli effettivi: forse sarebbe ora di smetterla di parlare di staffette e cominciare più propriamente a parlare di forze regolari, inquadrate in reparti militari, e forze irregolari che hanno operato ad altri diversi livelli.

Ma infine: come sono andate le cose tra queste due fotografie?

Proviamo a immaginare due scenari.

Scenario 1: i partigiani si fanno fotografare (Foto A) e poi invitano le donne a farsi fotografare pure loro (Foto B): le due fotografie sono l’una il compendio dell’altra, vanno lette insieme.

Scenario 2: i partigiani si fanno fotografare (Foto A) e le donne rivendicano il loro ingresso in scena (Foto B): le due fotografie sono l’una (la B) la copia corretta dell’altra (la A).

Non sapremo mai come sono andate le cose, e quindi ci sfugge… il più profondo significato delle due fotografie.