Nei primi mesi del 2026 la Società di Studi rorenghi, in collaborazione con alcune chiese valdesi, la Fondazione Centro Culturale Valdese e il Comune di Pramollo, ha organizzato un ciclo di sei incontri sul tema della militarizzazione della società civile, vale a dire della sempre maggiore presenza di riferimenti militari nella nostra società.
Gli incontri si sono svolti ciascuno in una località diversa ed hanno inteso creare un clima di dibattito responsabile e rispettoso del pensiero altrui, concludendosi non a caso con un momento conviviale.
Ne pubblichiamo i resoconti così come sono, senza alcun intervento redazionale che non sia la cura dell’esposizione in lingua scritta comprensibile. Per riservatezza abbiamo ritenuto di omettere i nomi degli intervenuti, fatta esclusione per le persone di volta in volta incaricate di fornire lo spunto iniziale alla riflessione.

[Alessandra Alberti, insegnante di letteratura e inglese nella scuola secondaria di secondo grado e Maria Teresa Silvestrini, docente in pensione, fanno parte dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, nato nel 2023 da convegni sulla pace organizzati in ambito CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica. Qui il sito dell’Osservatorio.]

Alessandra: La prima domanda che ci siamo posti [a proposito dei laboratori sul cyberbullismo o sulla violenza di genere organizzati nelle scuole da carabinieri e polizia] è stata: “Perché devono venire le forze dell’ordine per parlare di questi temi?” Parlano di reato e di pena, in tempi non sospetti anche io ho assistito a questi interventi e non mi sono subito interrogata in modo critico. In seguito, ho capito che la presenza di figure professionali specifiche fossero più adatte per contestualizzare anche i problemi e i disagi che provano gli adolescenti. Abbiamo incominciato a domandarci il perché.

Maria Teresa: Ricevevamo una domanda dagli studenti: “Ci sarà la terza guerra mondiale?” Come approfondimento abbiamo invitato Mazzeo [Antonio: insegnante e saggista impegnato nei temi della pace, del disarmo, dell’ambiente, dei diritti umani e della lotta alle criminalità mafiose, tra i promotori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università]. Lo stesso giorno in cui noi come Scuola per la pace abbiamo invitato Mazzeo c’è stata in Parlamento la presentazione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; quindi è stato immediato il pensiero di legarci. Il libro-inchiesta sulla militarizzazione nelle scuole in Italia [Antonio Mazzeo, La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia, Manifestolibri] è uscito nel 2024, la ricerca era stata fatta precedentemente e l’autore, essendo siciliano e docente di scienze motorie, aveva l’esperienza delle basi Nato in Sicilia (Muos e Sigonella), ha messo in fila tutti i tipi di interventi che vengono proposti nelle scuole. Dei miei amici mi dicono “Vabbè nelle scuole i militari ci sono sempre andati”, ma non così, dal 2015 hanno incominciato a stipulare protocolli di intesa tra Ministero dell’istruzione e Ministero della difesa, questo perché l’Europa ha iniziato a pensare di avere una difesa.

Alessandra: Ci sono tantissime cose da dire, Antonio Mazzeo nel libro racconta dei protocolli d’intesa e di come nel tempo gli interventi si siano intensificati, in qualsiasi scuola di ordine e grado dicendo che i bambini devono vedere questi soggetti come punti di riferimento per la difesa per diffondere la cultura della difesa che è presente in moltissimi documenti europei in cui si parla tantissimo di sinergia di mondo militare e mondo civile, quindi una cultura dell’idea di dover essere pronti per un attacco di un possibile nemico, una cultura di resilienza. Per quanto riguarda la scuola la legge 30.10.2025 n. 164 si rivolge in particolare alla formazione per mettere a punto programmi formativi anche considerando le università. La questione della cultura della difesa ci fa capire che questa presenza si sta intensificando, ad esempio succede che i bambini vengano accompagnati nelle caserme e gli fanno indossare il giubbotto antiproiettile e fanno vedere come si carica un’arma. Io scrissi un articolo su un evento a Fagnano [nel giugno del 2024 una scuola dell’infanzia di Fagnano Olona organizzò una “giornata speciale” che fece vivere ai bambini “il sogno di ergersi a difensori della Patria” con tanto di divise militari, carri armati di cartone e simulazione di scontri in trincea. Qui un articolo del Fatto Quotidiano sulla vicenda.] in cui le maestre erano orgogliose e rivendicavano con entusiasmo di aver trasformato la loro scuola in un ospedale da campo.

Maria Teresa: Cosa fa l’Osservatorio? Raccogliamo le segnalazioni che arrivano dalle scuole. è difficile avere un quadro completo della situazione. Il sito pubblica moltissimo su tutti i casi che avvengono anche legati all’infanzia, tipo vicino a Roma esiste un posto che si chiama Magic Land dove i bambini possono andare a fare i giochi con i militari, un luogo ludico, a Parma alla Fiera delle armi agli under 12 era garantito l’ingresso gratuito, a Palermo hanno creato il Villaggio dell’esercito. Esiste proprio un programma in cui viene spiegato come inserirsi negli eventi, alla fiera del libro ci sono i militari, a Bra in occasione di Cheese hanno scritto a Carlo Petrini che non si volevano i militari ed effettivamente l’edizione successiva non ci sono più stati i militari. Allo stesso tempo abbiamo una parte di educazione alla pace.

[Viene proiettata una serie di immagini]

[Qui la galleria fotografica completa sul sito dell’Osservatorio.]

Alessandra: Si fanno anche campi estivi “Studenti con le stellette” ci sono molti genitori che pensano che i figli abbiano bisogno di una raddrizzata.
Per parlare dei ragazzi più grandi c’è la questione dell’orientamento in uscita, abbiamo l’obbligo di fare un tot di ore di orientamento, oltre i docenti universitari entrano anche le forze armate presentando la carriera militare come una possibile strada dopo la scuola secondaria di secondo grado. Questo però risulta come un vero e proprio reclutamento che può fare leva su scuole professionali che chiamiamo scuole di frontiera dove è appetibile che si possa avere subito uno stipendio, ma la cosa interessante è che una volta veniva l’ente AssoOrienta che presentava in modo glamour, senza mai raccontare la vita del soldato, sottoposto a leggi militari e altre caratteristiche per cui il militare non è un mestiere come un altro perché il militare ha licenza di uccidere. Ora AssoOrienta è legato ad un ente che prepara per i concorsi militari, entrano nelle scuole direttamente militari in divisa, ex allievi entusiasti che raccontano di quanto possa essere bello intraprendere la carriera militare.
Io nel 2013 insegnai inglese nella scuola di applicazione di Torino, erano 4 ore al mattino e 4 pomeriggio e c’erano 200 capitani e questa scuola di applicazione militare di Torino viene proprio chiamata scuola di guerra. Devo dire che quello che mi ha colpito di più è che ho fatto conoscenza di diversi militari che erano dipendenti dalle missioni all’estero, molti di loro ci dicevano: “Ma no quale battaglia noi stiamo all’estero in ufficio e ci occupiamo di comunicazione”, ma poi se c’era bisogno si usciva dall’ufficio. Quelli più esaltati avevano fatto missione in Afghanistan e avevano proprio l’adrenalina.

Maria Teresa: Dal gennaio del 2024 hanno cominciato a pensare ad una riforma delle forze armate, Crosetto ha detto che è pronta e tra poco avremo una nuova legge che non sappiamo ancora su che cosa sarà e che tipo di leva vogliono proporre in Italia. Io ho seguito Carmine Masiello e i suoi video sono veramente istruttivi perché dice le cose come stanno, dice basta missioni umanitarie oggi è finito il tempo dell’esercito che fa l’ordine pubblico per strada. Le sue parole d’ordine sono addestramento, tecnologia e valori, lui dice che bisogna addestrarsi per essere flessibili e armati per fronteggiare le sfide odierne, ma chi è il nemico oggi non si sa. Ha chiesto 40.000 soldati in più e ammodernamento. Masiello sta facendo l’esercito partecipato e chiede chi ha nuove idee, ha organizzato eventi “Caffè col capo” con 5 militari sotto i 40 anni, loro raccontano cosa pensano dell’esercito e vengono anche premiati, c’è una volontà di ingaggio dei giovani in un progetto che apparentemente è accogliente. Quando poi vedi il video che hanno fatto non so se per Natale, è un video di quelli in cui i militari sono in un paesaggio vagamente Mediterraneo “non luogo” in cui quello che conta è la rappresentazione fine a se stessa. Ha fatto due asili nido per le donne militari, si preoccupa anche di come vivono i militari nelle città, a breve avremo una nuova legge sul sistema di difesa.

Alessandra: In Europa la militarizzazione nelle scuole è ancora più avanti, in Lettonia sono state introdotte 3h di formazione militare (orientamento, camuffamento, …) in alcuni paesi la leva obbligatoria sta avanzando. Noi che cosa possiamo fare per contrastare tutto questo? Penso anche ai docenti. Vi presento il Vademecum in cui ci sono fac simile di diffide nei confronti dei presidi e mozioni. Un docente può opporsi se vengono proposte attività sulla militarizzazione. Si può fare una mozione di minoranza ad inizio anno opponendosi e dichiarando che non si accompagnano gli studenti nelle scuole.

A: un mese fa abbiamo fatto una prima riunione in cui eravamo pochi in cui abbiamo pensato che si potesse coinvolgere più gente, poi la volta successiva abbiamo invitato Anpi, Emergency e la prossima riunione la faremo il 15 aprile. Uno dei punti nodali in cui friggevo è che non serve andare in Sicilia ma basta andare nelle nostre scuole; il Lions dona alle scuole la bandiera che viene consegnata in caserma e una docente si è arrabbiata perché questa uscita non è stata fatta passare in collegio docenti e la cosa più indecente è che ci sia stata adesione. So che a Torino è stato fatto un corso di formazione, ma una cosa incredibile è stato proprio il lavorare dietro le quinte. I collegi docenti sono gli esempi di come funzioniamo perché ognuno si fa i fatti propri.
Sono contenta che ci sia un vademecum che ci possa aiutare, i bambini andranno in uscita, ma abbiamo l’idea di far scrivere ai ragazzi più grandi una lettera e di farla raccontare ai più piccoli attraverso la peer education per far passare altri messaggi. Il 5 maggio ci sarà il salone dell’orientamento e vorremmo fare un presidio.
Questi modelli sono pensati per studenti, docenti e genitori. Vogliamo agganciare i genitori che ci stanno scrivendo preoccupati. Abbiamo scritto un esonero e il genitore può chiedere di esonerare il proprio figlio da attività legate alle forze armate, non sono attività curricolari, si può fare ma certamente ti esponi a un conflitto.

Maria Teresa: Questo processo si può definire anche israelizzazione, come osservatorio abbiamo proiettato un documentario intitolato “Innocence” in cui si racconta come i bambini sin da piccoli vengono istruiti ad odiare.

A: Non ho raccontato prima quale sia stata la partenza di questo percorso. Il primo è stato il salone di orientamento al Prever e mia figlia ha dovuto fare assenza, mentre alla giornata di UniTo la scuola aveva programmato tre verifiche e non ha potuto partecipare. La seconda cosa è legata a Rorà perché quest’estate c’è stato un campo per bambini gestito anche da alpini in forza. Gli alpini volontari di Rorà si sono sbattuti e hanno fatto attività carine ma c’è stata una spaccatura, hanno fatto fare anche intruppamento e alzabandiera, i più preoccupati di queste attività sono stati gli anziani che hanno vissuto la guerra, il pastore Tourn mi ha chiesto che cosa stesse succedendo e mi ha detto che bisogna fare attenzione perché molte persone sono rimaste contente di questa iniziativa. Il pastore Tourn diceva che gli alpini a Rorà fanno parte della nostra identità, noi a Rorà abbiamo scelto di non intervenire e di scontrarci, ma di fare altre azioni per cercare di contrastare queste situazioni.

B: Gli alpini sono un’immagine delicata nel nostro paese, in un incontro a Piacenza nel momento in cui ho detto qualcosa sugli alpini una signora si è contrariata.
Persino al centro vaccinale chi dirigeva il traffico era l’alpino, anche nella Pro loco o altre realtà locali ci sono gli alpini che sono entrati nelle nostre immagini di protezione civile, viene vista come un’associazione amica dei cittadini. Bisognerebbe trovare un modo per smontare questa immagine, gli stessi sindaci dicono che non riescono a fare delle cose senza di loro.

C: Condivido un’esperienza molto personale: è morto mio padre che era alpino e gli alpini nelle nostre valli sono dappertutto. Il giorno del funerale un ragazzo mi si avvicina e mi dici stai tranquilla e non prendertela. C’erano corazzati e alpini ovunque e hanno voluto portare la bara perchè si faceva sempre così, ci siamo scontrati addirittura è intervenuto il generale, per concludere io che ero seduta con mia madre è stato un colpo non facile da digerire. Io non ho mai amato gli armamenti ma da quel giorno se potessi far sparire tutte le divise sarei contenta perchè loro sono sempre arroganti.

D: L’Ana si presenta come una confraternita unita da un’esperienza importante che hanno condiviso. Oggi si presenta in modo diverso, bisognerebbe rivedere quale possa essere l’elemento comunitario, il compito nostro è di mettere su delle organizzazioni comunitarie ed educative di riferimento.

E: Per chi non mi conosce sono il presidente dell’ANPI di Luserna e come ho già detto l’esercito mi ha fatto diventare pacifista, se capisci cos’è la guerra, capisci quali sono i valori di quei famosi generali a cui della truppa non gliene frega niente, è solo un numero. Dovremmo collaborare di più fra associazioni come stiamo facendo anche come Anpi con il gruppo di Rorà.
Più che israelizzazione parlerei di fascistizzazione della società, è proprio un impegno che dovremmo prendere. Noi come associazione abbiamo un’intesa firmata con il MIUR per entrare nelle scuole, ma purtroppo a volte non abbiamo le forze, dovremmo collaborare di più con le scuole, l’idea di portare avanti una civilizzazione di civili, finché non avremo un unico stato mondiale mi sembra utopistico pensare che non ci saranno le armi. Rorà è cresciuto con le lotte, ma c’erano dei valori e i partigiani hanno combattuto per avere la pace e non per la guerra.

Alessandra: Per rispondere a lei ti presento gli atti del convegno dell’osservatorio.
Dovremmo avere più scambi fra le realtà che si stanno occupando di questi temi. Forse ci potrebbe essere un salto ulteriore in cui scambiarsi le date degli incontri dei nostri appuntamenti (Pinerolese contro riarmo e sottogruppo della scuola). Altra osservazione è che una delle cose che stiamo organizzando come rete è rispondere alla domanda “Io come cittadino cosa posso fare?”, ad esempio togliere i propri soldi dalle banche che finanziano la corsa agli armamenti.
Di come queste banche riescano a non finanziare la guerra lo vorremmo capire, ci sono Banca etica e le banche di Credito cooperativo.

D: Potreste farci vedere come inviarvi delle informazioni, avete detto che fate monitoraggio.

Alessandra: Basta mandare la mail.

D: Il collegio docenti può promuovere altre attività oltre a rifiutarsi di aderire a certe attività.

Alessandra: Il problema è che gli ordini collegiali sono stati svuotati del proprio ruolo, le cose cascano dall’alto per vari motivi per via degli accorpamenti i collegi docenti sono di 200 persone e poi come si diceva prima si tratta proprio di formazione dei docenti che non hanno una capacità critica da passare ai propri studenti. Lo vedo anche nel mio collegio che inizialmente strabuzzava gli occhi e a furia di fare mozioni piano piano aderisce più gente ma parlo di 8 su 150.
Venerdì 17/04 a Torino ci sarà il convegno nazionale dell’Osservatorio, è certificato dagli insegnanti che possono partecipare in presenza o online, lo faremo alla fabbrica delle E del Gruppo Abele e sarà sul trauma della guerra, ci sarà anche un esperto di neuroscienze che spiegherà gli effetti.
L’anno scorso è stata fatta un’indagine del Censis che alla richiesta se andare a combattere o meno per la patria il 39% si è dichiarato pacifista, il 15% andrebbe a combattere e il resto avrebbe o disertato, qualcuno ha proposto di istituire un esercito dei mercenari.
Una persona tornata dalla Svezia ha chiesto: “Come mai voi siete tutti tranquilli? in Svezia sono tutti allertati”. Noi come paese siamo refrattari alla guerra.
C’è una proposta di legge che vuole istituire un dipartimento della difesa civile non armata e pacifista però per onestà dobbiamo dire che come osservatorio siamo critici e ne stiamo discutendo perchè comunque sarebbe una legge dentro il sistema della difesa (arma), nessuno vuole denigrare il lavoro delle associazioni pacifiste, in altri paesi hanno integrato il servizio civile nel servizio militare. La difesa totale significa che poi tutti collaborano per difendere, c’è proprio un discorso di armamento.
Un aspetto che si sta valutando è che in realtà l’art.52 della Costituzione dice che la difesa della patria è un sacro dovere del cittadino quindi si vuole capire se il servizio civile stia dentro a questo articolo costituzionale.

B: L’incontro di oggi è rivolto a capire se queste proposte di militarizzazione sono fatte a degli adulti che possono decidere se seguirle o meno è un conto, ma se queste attività vengono proposte a dei bambini non ci sono gli strumenti per opporsi; dividerei le azioni proposte dalle Forze armate che si rivolgono ai minori e quelle rivolte ai maggiorenni.

C: Volevo capire: se un’attività non passa dal collegio docenti, è una violazione di un protocollo?

D: Io sono referente locale di un sindacato di base, ritengo che sia rischioso insistere sul fatto che ogni iniziativa debba passare dal collegio docenti perché rischiamo di darci la zappa sui piedi. Io insegnante devo avere la possibilità di fare la mia lezione nei modi che ritengo opportuni altrimenti ci si ingabbia con le proprie mani.

E: Mi spiace non aver portato un opuscolo che si chiama “Appunti resistenti” riguardo la censura nelle scuole, riguardo anche al caso Albanese in cui sono stati mandati ispettori nelle scuole, abbiamo aperto una discussione su che cosa si deve fare per ospitare delle persone nelle scuole e abbiamo stilato questo vademecum in cui spieghiamo che cosa si debba fare.

F: E’ proprio importante conoscere i meccanismi per utilizzarla a proprio favore, se ci sono degli spiragli bisogna usarli. Approvo molto il fatto di far vedere il film “Full metal jacket”, trovo molto efficace far vedere l’altra faccia della medaglia, ma per i bambini il discorso è diverso, ma per i grandi lo scontro frontale con chi è stato imbottito di eroismi è difficile.

G: Faccio parte della Scuola per la pace, all’inizio dell’anno approviamo i POF in cui le Forze dell’ordine entrano subdolamente a fare quello che noi approviamo all’interno del progetto sulla salute dentro cui c’è anche questa educazione al cyberbullismo e violenza di genere e quindi ci vediamo arrivare le donne e uomini in divisa, alla fine quello che noi approviamo non lo vediamo scritto, te le devi andare a cercare tu sul sito. Volevo dire che sono stati molto interessanti tutti gli interventi.

H: Si dovrebbe proibire che i bambini sino ad una certa età non abbiano contatti con le armi, per poi non lamentarci che i bambini arrivino a scuola con le armi.

I: Riprendendo quello che dicevi riguardo i progetti fumosi c’è anche un’altra questione a partire della scuola dell’autonomia che è lo strapotere dei presidi, è difficile andare a vedere tutto quello che succede, un’altra cosa che fanno l’Osservatorio e la Scuola per la pace è raccogliere dei materiali perché noi insegnanti possiamo prendere iniziativa e trasformare delle lezioni. Io stessa l’ho fatto e alcune cose che prima non facevo per me ora sono occasione di riflessione critica per gli studenti, se li mettiamo a disposizioni gli insegnanti possono accedere.

L: Oltre ai docenti bisogna raggiungere anche le famiglie, i genitori sono figure che sono sempre più in contrasto con le scuole, per far capire che la guerra non è un gioco o un video gioco e i bambini sono sempre bersagliati da immagini. Vi chiedo quindi che cosa proporre alle famiglie, alle persone di 30-40 anni che sono una generazione che viene un po’ a mancare nel rapporto con la società e sono poco legate a immagini come Comiso o racconti dei nonni in guerra. Bisognerebbe lavorare di più sui valori.

M: Io volevo dire alcune cose. Io sono mamma di questi bambini e due anni fa la scuola elementare aveva approvato una giornata di simulazione di un attacco terroristico nelle scuole poi fortunatamente non si è fatto. All’inizio di quest’anno abbiamo condiviso con i genitori della scuola via chat il modulo per l’esonero per attività. Poi mi collego con un’altra tematica di cui mi interesso da qualche tempo che sono i patti digitali, si sta lavorando per cercare di dare il dispositivo il più tardi possibile, sono cerchi di persone in cui si firmano dei patti in cui si condividono degli approcci di buon senso per l’uso delle tecnologie, questo per dire che stiamo lavorando in maniera molto trasversale per cercare di creare una comunità educante che negli anni con questo capitalismo individualista si è persa, quello che voglio dire che la tecnologia oggi è guerra perché i social poi sono gestiti da chi finanzia la guerra. In questi cerchi sarebbe importante portare anche questo aspetto della iperdigitalizzazione legata alla guerra, mi ha sconvolto sentire in radio che la moglie di Trump in una convention di robot ha sottolineato di come l’educazione nel mondo sia fondamentale e che sarà importante diffondere l’insegnamento attraverso l’intelligenza artificiale.

N: I bambini in questi giochi sono attratti dall’intruppamento, a parte la scuola non ci sono luoghi di aggregazione come una volta, l’oratorio era un luogo in cui ti trovavi e ti sentivi parte di una comunità, abbiamo tutti la necessità di sentirci parte di un gruppo, anche ai bambini piace come negli scout e altri simili, quando li hanno intruppati dell’alzabandiera erano felicissimi, la parte di piacere di essere in un gruppo viene assolta in questo modo. La comunità educante a partire dalla paura della digitalizzazione estrema può dare ai bambini degli spazi comunitari, forse è l’alternativa da presentare ai bambini.

O: Questa storia dei patti digitali mi aveva coinvolta come gruppo di lettura ad alta voce, ho la percezione sempre che quelli che partecipano sono quelli che incontriamo sempre nei contesti di pensiero critico, noi a scuola abbiamo risolto il problema in cui abbiamo deciso di togliere il cellulare e siamo al proibizionismo così poi escono da scuola e ci si buttano dentro. Il “wow” dei bei discorsi. Abbiamo percepito un po’ di impegno da parte dei giovani con l’occupazione della scuola. Il linguaggio nella quotidianità viene fuori normalmente, la parola ha un peso e dobbiamo iniziare ad educare, non istruire e la base è il linguaggio. Me li ritrovo in prima e faccio l’Iliade e in classe ho il figlio del generale della caserma e sono già pronta.

P: Sulla base di quello che si diceva prima è che nella nostra società le famiglie non fanno quello che in famiglia si chiama “contenimento”, tutto il lavoro sulla tenuta emotiva e c’è un disagio giovanile che è difficile da contenere e la scuola viene delegata a tutto e in parte in questo modo anche l’esercito si pensa che possa raddrizzare i ragazzi. Prima ho detto addestramento, tecnologia e valori, ma le forme della guerra sono la guerra convenzionale (Ucraina), la guerra tecnologica, la guerra cognitiva in cui c’è bisogno che tutti noi ci alleniamo, le nostre percezioni devono essere allineate e decisiva da questo punto di vista è l’università, addirittura oggi chi deve fare il dottorato deve trovarsi i fondi e i finanziamenti vengono dati a chi ha il “dual use”, fino a qualche tempo fa i finanziamenti Horizon non prevedevano il dual use ma da poco lo prevedono, o mi piego a fare la ricerca in ambito militare che non è solo tecnologia ma anche in ambito umanistico e oggi i ricercatori sono in grande difficoltà.

Q: Volevo solo aggiungere che sono in giuria per un festival a Torino che si chiama “Filmare la storia” al Polo del ‘900 e Museo della Resistenza e sono soprattutto cortometraggi e i vincitori poi saranno fatti girare nelle scuole.

[Momento conviviale]