Il 6 settembre, nel corso della celebrazione del 40° anniversario della Ca’ d’la Pais e del 46° Raduno partigiano al Bagnau, l’ANPI di Torre Pellice ha presentato ¿Allendedondestas?, opera d’arte sociale e partecipata patrocinata dalla Fondazione Nuto Revelli all’interno del suo Festival Alpes Andes.

Diego Mometti, coordinatore del Festival, così ha spiegato il senso e lo scopo della iniziativa:

La Fondazione Nuto Revelli ospita il progetto Allendedondestas? all’interno del suo Festival Alpes-Andes.

La Fondazione ha lo scopo di diffondere il lavoro di Nuto Revelli come testimonianza ed esempio di difesa della libertà con le armi della cultura e della perseveranza, alla ricerca di un’altra verità sovente mascherata e soffocata dalla macchina della Storia.

Ci è sembrato che questi valori echeggino nell’azione e nella parole di Salvador Allende, il presidente cileno che l’11 settembre del 1973 fu deposto e ucciso da un colpo di stato militare guidato dal generale Augusto Pinochet, e per questo cinquant’anni dopo il golpe, nel 2023 abbiamo tenuto a Paraloup un esperimento di traduzione partecipata dell’ultimo discorso di Allende, come parte del festival Alpes-Andes patrocinato dalla Fondazione.

Salvador Allende fu il primo presidente marxista democraticamente eletto del continente americano, il 4 settembre 1970. In tre anni di governo a capo di Unitad Popular, la coalizione di forze politiche che lo sosteneva, avviò importanti riforme e politiche sociali, come la nazionalizzazione dell’estrazione del rame, gli aiuti alimentari alle famiglie, le campagne di vaccinazione, la riqualificazione delle periferie urbane. Il percorso riformista del suo governo fu un esempio per tutto il mondo di come si potessero attuare politiche socialiste in una democrazia di stampo occidentale.

Il colpo di stato militare che lo destituì, l’11 settembre del 1973, fu organizzato dalle forze armate congiunte (marina, aeronautica, carabineros ed esercito), e fu guidato da subito dal generale Augusto Pinochet. Gli Usa e i grandi potentati economici lo avevano programmato sin dalla vittoria di Unidad Popular nel 1970.

Allende presidiò la Moneda, il palazzo presidenziale, fino all’ultimo istante della sua vita: la versione ufficiale delle circostanze della sua morte diffusa dal regime fu il suicidio all’interno del palazzo in fiamme in seguito ai bombardamenti dell’aviazione. [La versione fu confermata nel 2011 da una commissione internazionale di esperti nominata in seguito alle richieste della famiglia.]

Seguirono 17 anni di terrore, fino al 1990, anno della prime libere elezioni.

Quell’11 settembre, alle ore 10,15 circa, Allende telefonò a Radio Magallanes, non ancora messa a tacere, e chiese di parlare in diretta: questo il suo discorso, ascoltiamolo.

¿Allendedondestas? è un progetto che coinvolge decine di persone in tutto il mondo con l’obiettivo di tradurre e interpretare in modo collaborativo la forza dirompente della tragedia nella vita collettiva, dando senso e memoria alla resistenza di un uomo e del suo popolo.
Tradurlo in modo collettivo significa condividere lo sforzo di attualizzarlo per diversi contesti geografici, storici e sociali.

Attualmente il discorso è stato tradotto e interpretato in italiano, serbo, curdo, mandinka, swhaili, inglese dell’Africa dell’est, inglese statunitense, dari, cileno contemporaneo, brasiliano, tedesco, arabo sudanese, ucraino, creolo haitiano, polacco, francese delle valli valdesi, piemontese , sardo.

L’opera è aperta, e cresce con il coinvolgimento di nuove comunità di traduttori.

Ascoltiamo ora l’esperienza e il lavoro di contestualizzazione e traduzione in francese a cura di un gruppo di donne dell’ANPI Val Pellice.

Bruna Frache, Paola Grand e Fiammetta Gullo:

Vorremmo iniziare ricordando un gruppo di esuli cileni, sfuggiti alle torture e alla morte e accolti nel 1975 dalla chiesa di Angrogna, Essi sono stati per molti di noi un esempio di resistenza e di coraggio, che è giusto ricordare oggi in questa giornata di festa partigiana.

Siamo tre donne nate e radicate nel territorio della Val Pellice. Siamo impegnate nelle attività culturali in ambito teatrale, linguistico, musicale e letterario, e il nostro impegno si esprime come volontariato attivo nel teatro, nelle letture ad alta voce e nella tutela e promozione della lingua minoritaria francese. Siamo socie dell’Anpi di Torre Pellice. Il nostro impegno di donne di sinistra è anche quello di raccogliere e diffondere le narrazioni di storie che da locali possono diventare universali e viceversa, che denuncino ogni forma di ingiustizia e prevaricazione.

Nello scegliere il periodo storico in cui contestualizzare il discorso di Allende, non abbiamo avuto nessuna esitazione: la lotta di liberazione del ’44-’45 contro i fascisti e i nazisti. Le nostre valli alpine, nel nostro caso le valli Pellice, Chisone e Germanasca, sono stati luoghi di lotta partigiana, di resistenza armata e di resistenza delle popolazioni. Uomini e donne si sono valorosamente ribellati alla dittatura e all’occupazione, portando con la loro lotta la liberazione dell’Italia.

Abbiamo quindi scelto un episodio di resistenza reale, specifico e ancora vivido nella memoria collettiva: la battaglia di Pontevecchio in val Luserna, salendo verso Rorà. Qui ci fu un massiccio rastrellamento e una dura battaglia tra nazifascisti e partigiani garibaldini della 105ª brigata d’assalto ”Carlo Pisacane” guidata da Augusto Ferrero, noto con il nome di battaglia di Ulisse.

Mentre infuriava la battaglia, un gruppo di militi attaccò alle spalle il distaccamento guidato da Ulisse. Cinque partigiani caddero sotto il fuoco nemico e Ulisse, ferito, fu raggiunto dai fascisti, torturato e scaraventato da una roccia; il suo corpo cadendo rimase impigliato tra i rami degli alberi, e vi restò per più giorni.

Abbiamo immaginato quest’uomo che, come Allende, non sfugge al suo destino, bensì sceglie la sua sorte con coraggio, senza ripensamenti né rimpianti. E come Allende scrive le sue ultime volontà in quegli attimi che precedono, forse, la morte. Attimi intensi, drammaticamente veri, portatori di speranza, attimi che non rinnegherà mai.

Non possiamo dire di aver avuto delle difficoltà nell’approcciare il testo, tuttavia il timore di non tradire lo scritto di Allende, di non travisare le sue parole con altre che non avrebbe pronunciato, ci hanno imposto un’attenzione e un rispetto particolare. Abbiamo tolto i riferimenti al Cile del golpe, come la radio e l’esercito e li abbiamo sostituiti con quelli contestualizzati della Val Pellice del 1944, quali il giornale, la dittatura i luoghi di lotta. Abbiamo anche inserito alcune parole e brevi frasi che Ulisse scrisse alla madre e abbiamo scelto di far leggere il testo a due donne, ipotetiche compagne partigiane che hanno il compito di divulgarne il messaggio.

Abbiamo utilizzato il francese in quanto, soprattutto nelle valli Pellice e Germanasca, la sua diffusione è stata nei secoli legata alla presenza valdese e facilitata da condizioni storiche, geografiche, economiche e culturali.. Nel corso del secolo scorso, la conoscenza del francese diminuì gradualmente a causa dell’obbligatorietà dell’insegnamento dell’italiano e dell’ostracismo del fascismo verso ogni parlata non italiana. Attualmente una buona parte della popolazione conserva una buona competenza della lingua, nel parlato la usa con caratteristiche fonetiche particolari, proprie di un francese popolare e regionale, con la presenza di prestiti dal piemontese, dal patois e dall’italiano. Per questo abbiamo cercato di utilizzare un lessico semplice, più vicino alla parlata attualmente in uso.

Le emozioni sono state tante: abbiamo sentito Allende e Ulisse vicino a noi, abbiamo sentito la loro tristezza di fronte alla morte ma anche la forza delle parole che davano un senso alla vita vissuta pienamente. Abbiamo sentito la responsabilità di raccogliere e raccontare queste storie , storie intrecciate che nel ricordarle, hanno ridato voce, parola e dignità a uomini ingiustamente messi a tacere.

[Segue lettura del testo dell’ultimo discorso di Salvador Allende tradotto in francese delle valli, e canto popolare cileno interpretato da Andres.]