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	<title>A.N.P.I. Sezioni della Val Pellice</title>
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	<description>Associazione Nazionale Partigiani d&#039;Italia - Luserna S.G. e Torre Pellice</description>
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		<title>Morte del partigiano Ciccio</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/26/morte-del-partigiano-ciccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 20:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ANPI Val Pellice]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione Regionale Piemontese per l'accertamento della qualifica di partigiano riconobbe la qualifica a Vottano Francesco (in realtà Votano) con la sua delibera 22910, e annotò: "Caduto in seguito a ferite riportate a Piobesi Torinese il 24/3/44". L'anno non era il 1944 ma il 1945, un banale errore di battitura. Ciccio Votano, il piccolo carrettiere]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p>La Commissione Regionale Piemontese per l&#8217;accertamento della qualifica di partigiano riconobbe la qualifica a Vottano Francesco (in realtà Votano) con la sua delibera 22910, e annotò: &#8220;Caduto in seguito a ferite riportate a Piobesi Torinese il 24/3/44&#8221;. L&#8217;anno non era il 1944 ma il 1945, un banale errore di battitura.</p>
<p>Ciccio Votano, il piccolo carrettiere calabrese che disertò per andare a fare il partigiano con Demaria e la banda G. L. di Bricherasio, morì il 25 marzo del 1945, ma non morì per ferite riportate a Piobesi il 24 marzo, anche se quel giorno effettivamente a Piobesi si combatté; fu vittima di una disgrazia, il giorno dopo. Uno di quegli incidenti che ci portano immediatamente a pensare a una morte priva di senso, che ci inducono un istintivo rifiuto; prima di considerare che non esistono morti che abbiano un senso e morti che non lo abbiano, che il combattimento non dà valore alla morte più di quanto non lo dia una malattia contratta e mal curata nelle dure condizioni di vita della guerra partigiana, o una bomba a mano lanciata nel rio per procurarsi qualche trota da mangiare, o una banale caduta in montagna durante uno spostamento. Tutte le morti hanno un senso e la loro piccola parte di gloria; o meglio, nessuna lo ha quando deriva direttamente o indirettamente da una guerra.</p>
<div class="articolo-correlato">
<a href="https://www.anpivalpellice.it/2026/10/14/il-partigiano-ciccio/">Il partigiano Ciccio</a>
</div>
<p>Comunque sia, quel 24 marzo del 1945, quando ormai i partigiani circondavano Torino e i tedeschi puntavano solo a tenersi aperte le vie di fuga verso la Germania, e i fascisti dietro di loro, la squadra di Ciccio, guidata da Giuseppe “Gege” Dovio, fu sorpresa da “una puntata di rastrellamento” congiunta di tedeschi e fascisti a Piobesi, in località Castelletto. Il grosso della squadra si salvò e salvò le armi, ma Gege fu ucciso, due partigiani, “Cesco” e Paolo Scrivano, furono fatti prigionieri e molte munizioni caddero in mano nemica. Paolo Scrivano fu anche ferito e ne riportò una mutilazione permanente.</p>
<p>All‘indomani, alla stessa squadra sopravvenne un incidente, la disgrazia che costò la vita a Ciccio. Fu certamente dovuta al particolare momento, alla situazione di stress; a raccontarcela è il comandante del distaccamento Romolo Stuani in un rapporto prontamente inviato a Giuseppe Cotta Morandini, commissario politico della Divisione.</p>
<p>“Stamattina un’altra disgrazia, a uno partivano dei colpi che scoppiavano sopra due bombe a mano; in seguito a questo restava morto Ciccio, due o tre feriti (anche una signorina della famiglia dove siamo accampati).”</p>
<p>Anche una signorina della famiglia dove siamo accampati… Pensiamo al dolore della famiglia, che pure ha dato ospitalità ai partigiani (non sappiamo per la verità se l’abbia fatto di buon grado o costretta dalle circostanze), e alla pena dei partigiani, che traspare dalla puntualizzazione tra parentesi.</p>
<p>E’ una di quelle cose che nel gergo cinico della guerre dei nostri giorni vengono chiamate “collateral damage”, danni collaterali. Oggi sono diventati l’obiettivo principale di una operazione militare, perché lo scopo è colpire la popolazione per spingere il nemico alla resa sotto la pressione del terrore e dello sterminio indiscriminato. Ma allora la distinzione tra chi la guerra la combatteva e chi non la combatteva, cioè i “civili”, valeva ancora. Anche se tedeschi e fascisti stavano ahinoi cambiando rapidamente le regole&#8230;</p>
</div><div class="awb-gallery-wrapper awb-gallery-wrapper-1 button-span-no" style="--more-btn-alignment:center;" data-limit="25" data-page="1"><div style="margin:-5px;--awb-bordersize:0px;" class="fusion-gallery fusion-gallery-container fusion-grid-3 fusion-columns-total-2 fusion-gallery-layout-grid fusion-gallery-1"><div style="padding:5px;" class="fusion-grid-column fusion-gallery-column fusion-gallery-column-3 hover-type-none"><div class="fusion-gallery-image"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_1.webp" rel="noreferrer" data-rel="iLightbox[gallery_image_1]" class="fusion-lightbox" target="_self"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_1.webp" width="1200" height="1600" alt="" title="Francesco Votano_Informativa di Romolo a Peppino_1" aria-label="Francesco Votano_Informativa di Romolo a Peppino_1" class="img-responsive wp-image-28562" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_1-200x267.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_1-400x533.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_1-600x800.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_1-800x1067.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_1.webp 1200w" sizes="(min-width: 2200px) 100vw, (min-width: 824px) 278px, (min-width: 732px) 417px, (min-width: 640px) 732px, " /></a></div></div><div style="padding:5px;" class="fusion-grid-column fusion-gallery-column fusion-gallery-column-3 hover-type-none"><div class="fusion-gallery-image"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_2.webp" rel="noreferrer" data-rel="iLightbox[gallery_image_1]" class="fusion-lightbox" target="_self"><img decoding="async" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_2.webp" width="1200" height="1600" alt="" title="Francesco Votano_Informativa di Romolo a Peppino_2" aria-label="Francesco Votano_Informativa di Romolo a Peppino_2" class="img-responsive wp-image-28561" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_2-200x267.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_2-400x533.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_2-600x800.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_2-800x1067.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Votano_Informativa-di-Romolo-a-Peppino_2.webp 1200w" sizes="(min-width: 2200px) 100vw, (min-width: 824px) 278px, (min-width: 732px) 417px, (min-width: 640px) 732px, " /></a></div></div></div></div><div class="fusion-text fusion-text-2" style="--awb-line-height:1.36;--awb-margin-top:20px;"><p><em>Rapporto di Romolo a Peppino. Istoreto, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea &#8220;Giorgio Agosti&#8221;, Fondo Roberto Malan.</em></p>
</div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Diritto allo studio e disagio giovanile</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/25/diritto-allo-studio-e-disagio-giovanile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2026 15:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ANPI Val Pellice]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Calleri* (Venerdì 23 ottobre, Noto, manifestazione degli studenti medi)  Insieme alla dirigenza, vogliamo rivolgere un ringraziamento sincero anche a tutti quei professori che, pur non potendo essere qui fisicamente al nostro fianco oggi, ci appoggiano silenziosamente. Ringraziamo i docenti che comprendono le nostre motivazioni, che non banalizzano le nostre lamentele e]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:0px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-3"><p><em>di Alessandro Calleri*<br />
(Venerdì 23 ottobre, Noto, manifestazione degli studenti medi)<br />
</em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-4" style="--awb-margin-top:20px;"><p>Insieme alla dirigenza, vogliamo rivolgere un ringraziamento sincero anche a tutti quei professori che, pur non potendo essere qui fisicamente al nostro fianco oggi, ci appoggiano silenziosamente. Ringraziamo i docenti che comprendono le nostre motivazioni, che non banalizzano le nostre lamentele e che riconoscono la legittimità della nostra rabbia e del nostro disagio. Sapere di avere una parte del corpo docenti che capisce il nostro punto di vista ci dà la forza di andare avanti.</p>
<p>Siamo qui oggi non per fare della semplice protesta, ma perché non possiamo più stare in silenzio davanti a una realtà che ci sta crollando addosso, a volte in senso letterale. Siamo qui per dare voce a una frustrazione profonda, a un disagio che troppo spesso viene liquidato come svogliatezza, ma che in verità è il risultato di un abbandono istituzionale. E siamo qui, oggi, non per cercare risposte preconfezionate o rassicurazioni di circostanza. Vogliamo fare domande. Vogliamo porre quegli interrogativi scomodi che nessuno ha il coraggio di affrontare.</p>
<p>Guardiamoci intorno. Le nostre strutture scolastiche cadono a pezzi. Passiamo le mattine in aule dove d’inverno si gela perché i riscaldamenti non funzionano e con l’arrivo della stagione estiva si soffoca. Mancano i laboratori, le palestre sono spesso inagibili, mancano gli spazi comuni dove poter semplicemente aggregarsi, discutere, crescere. Viviamo la scuola come un luogo di transito precario, non come la seconda casa che dovrebbe essere.</p>
<p>I tagli alla scuola pubblica sono diventati la norma, l’istruzione è considerata un costo da ridurre e mai un investimento su cui scommettere. Ci dicono che siamo il futuro di questo Paese, ma come possiamo costruire il futuro se ci togliete le fondamenta.</p>
<p>Il disagio giovanile non è un&#8217;invenzione, è una ferita aperta. La scuola dovrebbe essere il primo porto sicuro, il luogo dove trovare supporto psicologico, ascolto e riscatto sociale. Invece, troppo spesso, diventa un&#8217;ulteriore fonte di stress e solitudine, lasciandoci soli a gestire un futuro che appare ogni giorno più incerto.</p>
<p>L’articolo 34 della Costituzione italiana parla chiaro: &#8220;La scuola è aperta a tutti&#8221;. E ancora, prescrive che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica ha il dovere di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini.</p>
<p>Oggi, quegli ostacoli non vengono rimossi, vengono replicati. Quando una scuola non è sicura, quando mancano i servizi, quando il diritto allo studio diventa un lusso per chi se lo può permettere, la Costituzione viene calpestata.</p>
<p>Non siamo qui per chiedere favori. Siamo qui per pretendere ciò che ci spetta di diritto. Vogliamo una scuola sicura, moderna, inclusiva. Vogliamo essere ascoltati, non solo giudicati. Le nostre domande meritano di diventare l&#8217;inizio di un cambiamento reale, perché se la politica non sa darci risposte, noi continueremo a chiedere.</p>
<p>Riprendiamoci i nostri spazi, la nostra dignità e il nostro diritto al futuro. Perché il futuro e la scuola siamo noi.</p>
</div><div class="fusion-separator" style="align-self: flex-start;margin-right:auto;margin-top:10px;margin-bottom:10px;width:100%;max-width:25%;"><div class="fusion-separator-border sep-single sep-solid" style="--awb-height:20px;--awb-amount:20px;--awb-sep-color:var(--awb-color7);border-color:var(--awb-color7);border-top-width:1px;"></div></div><div class="fusion-text fusion-text-5" style="--awb-font-size:17px;--awb-line-height:1.72;--awb-letter-spacing:0.015em;--awb-text-font-family:&quot;Montserrat&quot;;--awb-text-font-style:normal;--awb-text-font-weight:400;"><p><em>* Alessandro (Càlleri, con l&#8217;accento sulla a) ha 17 anni, fa il quinto anno di liceo ed è probabile che finisca per studiare storia. In questa rubrica ci mette a parte di quelle che abbiamo deciso di chiamare le sue riflessioni. </em></p>
</div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Sab 7 nov h 21 Luserna, incontro con Sentieri Solidali e raccolta materiali</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/25/sab-7-nov-h-21-luserna-incontro-con-sentieri-solidali-e-raccolta-materiali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 22:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ANPI Val Pellice]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In programma]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[Sentieri Solidali, una rete di sostegno ai migranti per “restare umani”]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-1 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261107_Incontro-con-Sentieri-Solidali-1.webp" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[c49052de1d99782b75c]" data-title="20261107_Incontro con Sentieri Solidali" title="20261107_Incontro con Sentieri Solidali"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="1724" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261107_Incontro-con-Sentieri-Solidali-1.webp" alt class="img-responsive wp-image-28575" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261107_Incontro-con-Sentieri-Solidali-1-200x287.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261107_Incontro-con-Sentieri-Solidali-1-400x575.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261107_Incontro-con-Sentieri-Solidali-1-600x862.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261107_Incontro-con-Sentieri-Solidali-1-800x1149.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261107_Incontro-con-Sentieri-Solidali-1.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-6" style="--awb-margin-top:30px;"><div class="articolo-correlato"><a href="https://www.anpivalpellice.it/2026/10/23/sentieri-solidali-una-rete-di-sostegno-ai-migranti-per-restare-umani/" target="blank">Sentieri Solidali, una rete di sostegno ai migranti per “restare umani”</a></div>
</div></div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Sentieri Solidali, una rete di sostegno ai migranti per &#8220;restare umani&#8221;</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/23/sentieri-solidali-una-rete-di-sostegno-ai-migranti-per-restare-umani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 15:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ANPI Val Pellice]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[Sentieri Solidali ODV è un'associazione di volontariato del Terzo Settore nata in Val di Susa per offrire accoglienza, supporto e tutela legale ai migranti in transito verso i valichi alpini. Ha operato come rete informale fin dal 2018, si è formalmente costituita ad agosto 2026 con 45 soci fondatori, ed è stata iscritta nella sezione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-7"><p>Sentieri Solidali ODV è un&#8217;associazione di volontariato del Terzo Settore nata in Val di Susa per offrire accoglienza, supporto e tutela legale ai migranti in transito verso i valichi alpini.<br />
Ha operato come rete informale fin dal 2018, si è formalmente costituita ad agosto 2026 con 45 soci fondatori, ed è stata iscritta nella sezione &#8220;Organizzazioni di Volontariato&#8221; del RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) il successivo 29 settembre.</p>
<div class="articolo-correlato"><a href="https://www.anpivalpellice.it/2026/10/25/sab-7-nov-h-21-luserna-incontro-con-sentieri-solidali-e-raccolta-materiali/" target="blank">Sab 7 nov h 21 Luserna, incontro con Sentieri Solidali e raccolta materiali</a></div>
<p><u class="myunderline"><a href="https://www.facebook.com/p/Rete-Sentieri-Solidali-100088031406388/" target="_blank" rel="noopener">Qui</a></u> la sua pagina facebook.<br />
Questa la sua storia, raccontata da un volontario.</p>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-2 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_02.webp" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[ae1b3e9fce6f9a83245]" data-title="Sentieri Solidali_foto da fb_02" title="Sentieri Solidali_foto da fb_02"><img loading="lazy" decoding="async" width="1600" height="900" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_02.webp" alt class="img-responsive wp-image-28586" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_02-200x113.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_02-400x225.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_02-600x338.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_02-800x450.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_02-1200x675.webp 1200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_02.webp 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-8"><blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p>SM<br />
Gli arrivi a Bardonecchia in treno iniziano a marzo-aprile 2017. All&#8217;inizio quasi solo guineani che arrivano direttamente dagli sbarchi nel Sud Italia. Si incamminano a piedi verso il Col de l&#8217;Echelle tra l&#8217;indifferenza della polizia italiana. Durante l&#8217;estate gli arrivi si intensificano e alcuni residenti prendono l&#8217;abitudine di avere in macchina cibo e giacche da offrire. Spesso i migranti si perdono in valle Stretta e vengono riportati indietro dai turisti. I primi freddi dell&#8217;autunno allarmano il nostro piccolo gruppo e cerchiamo senza riuscirci di coinvolgere le istituzioni locali. Così la sera andiamo alla stazione con tè caldo e coperte e ogni sera cerchiamo di far aprire un magazzino riscaldato per accogliere la gente. Poi a fine novembre la stazione chiude completamente. Qualche giorno dopo, con l&#8217;aiuto di Rainbow4Africa, una ONG che dopo aver operato in tutta l&#8217;Africa, era già intervenuta a Lesbo, si apre una piccola stanza ma pulita e riscaldata. Attorno alla stazione si forma una rete di solidarietà, proveniente dalla media e bassa valle di Susa e gli attivisti No TAV sono numerosi, che viene in soccorso al nostro piccolo gruppo locale. Con il pericolo delle valanghe al Col de l&#8217;Echelle, riusciamo gradualmente a convincere ad utilizzare il Col du Montgenèvre, più controllato ma meno pericoloso. Da dicembre 2017 a marzo 2018 tutte le sere saliamo a Clavière con le nostre auto per raccogliere le persone che sono state allontanate o che rinunciano a causa del freddo molto intenso e della neve molto alta. Decidiamo di chiedere aiuto al sindaco e al parroco di Clavière, anche in questo caso senza esito. È in questo contesto d&#8217;emergenza con arrivi fino a 60 persone, che nella notte tra il 21 e il 22 marzo 2018, viene occupata la vasta sala parrocchiale situata sotto la chiesa di Clavière. Il giorno successivo all&#8217;occupazione contattiamo Don Chiampo, parroco di Bussoleno e punto di riferimento della Caritas della Valle di Susa, per chiedergli un aiuto per evitare I&#8217; evacuazione immediata. L&#8217;evacuazione non avviene e cresce la collaborazione tra solidali francesi e italiani. Nasce il collettivo “Chez Jésus”. Arrivano donazioni, nonostante la lontananza di Claviere: cibo, prodotti igiene, scarponi, zaini, ecc. Tuttavia permane la minaccia dell&#8217;evacuazione, che poi avverrà il mattino del 10 ottobre 2018.</p>
<p>E poi ? Tra settembre e ottobre 2018 apre il rifugio Fraternità Massi di Oulx, situato in un ex edificio salesiano gestito dalla fondazione Talità Kum, il cui presidente è don Luigi Chiampo. È in questo rifugio che si ritrovano quasi tutti i volontari che hanno vissuto le vicissitudini dei mesi precedenti. Inizialmente il rifugio ha solo una decina di posti e apre solo di notte e poche ore di giorno, poi i posti diventeranno 45, fino al cambio di sede tre anni fa. Nel frattempo nel dicembre 2018 viene occupata la casa cantoniera all&#8217;uscita di Oulx, poi sgomberata il 23 febbraio 2021 dalla polizia italiana. In questi due anni questa struttura contribuisce ad ospitare i migranti di passaggio. Va detto che queste occupazioni a fini sociali e umanitari sono state oggetto di una vasta indagine giudiziaria che coinvolge più di 170 persone. Diciassette di loro sono sottoposti un divieto amministrativo temporaneo di soggiornare nella zona confine per sei mesi, per vedersi finalmente tutti assolti recentemente, riconoscendone la finalità umanitaria. Una petizione con migliaia di firme, lanciata su entrambi i lati del confine, segnala la situazione di emergenza umanitaria e ritengo abbia contribuito al buon esito della vicenda.</p>
<p>Da quella data ad Oulx non resta che il rifugio Massi nella nuova sede attuale, acquisita dalla Fondazione Magnetto e donata a Talità Kum, con sempre più migranti da accogliere, fino ai 240 persone durante l&#8217;estate del 2023 e crescenti difficoltà nel soddisfare i bisogni. E il futuro ? Il futuro è incerto, comincia una nuova fase. Come avrai capito, ne abbiamo passate tante&#8230;Ce la faremo…</p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-3 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_01.webp" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[b0794b2cf3eefb7c7dd]" data-title="Sentieri Solidali_foto da fb_01" title="Sentieri Solidali_foto da fb_01"><img loading="lazy" decoding="async" width="1600" height="1200" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_01.webp" alt class="img-responsive wp-image-28585" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_01-200x150.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_01-400x300.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_01-600x450.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_01-800x600.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_01-1200x900.webp 1200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_01.webp 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-9" style="--awb-margin-top:20px;"><p>Il comunicato del 25 agosto 2026..</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-10" style="--awb-margin-top:-22px;"><blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p> I festeggiamenti per la costituzione della nostra associazione &#8211; Sentieri solidali ODV &#8211; hanno avuto breve durata. La notizia della chiusura del rifugio Massi, che da otto anni ci ha visti collaborare attivamente, ci ha messo di fronte ad un urgente interrogativo: come dare concretezza al nostro impegno ossia come continuare a stare accanto alle persone migranti in transito verso i valichi alpini dell&#8217;Alta Valle Susa?</p>
<p>Dal 23 marzo 2026, conseguentemente alla riduzione dell&#8217;orario di apertura diurna del Rifugio, abbiamo dato vita ad un presidio nell’area della stazione di Oulx. Assieme a Rainbow4Africa (assistenza sanitaria), Diaconia Valdese (assistenza legale) ed a altre associazioni forniamo un pasto caldo, materiali di sicurezza e un punto di riferimento accogliente per chi passa per Oulx.</p>
<p>La notizia della chiusura del rifugio Massi dal 1 settembre ci pone davanti ad una prospettiva molto impegnativa: senza il rifugio Massi le persone migranti rischiano di dover dormire all&#8217;addiaccio. L&#8217;inverno è alle porte.</p>
<p>Abbiamo accolto con fiducia e speranza l&#8217;attivazione di un Tavolo tecnico istituzionale. Siamo consapevoli della necessità di una assunzione di responsabilità delle istituzioni nel trovare soluzioni degne e sostenibili, abbiamo partecipato e parteciperemo attivamente alle prossime riunioni, portando la nostra esperienza e le nostre proposte. Il quadro resta comunque estremamente incerto.</p>
<p>La nostra missione è rimanere a fianco alle persone migranti per garantire loro assistenza e sicurezza. In attesa delle evoluzioni a livello istituzionale, continuiamo a dar vita al presidio presso la stazione di Oulx, anche grazie all&#8217;aiuto di tutte e tutti voi.</p>
<p>Abbiamo attivato un conto corrente bancario, a cui potete fare riferimento per eventuali donazioni: IT36 ROSSO 1801 0000 0002 0001 600 intestato a Sentieri solidali ODV, piazza Mistral 2 &#8211; OULX (TO).</p>
<p>Continuate a sostenerci !</p>
<p>Oulx, 25 agosto 2026<br />
Sentieri solidali ODV</p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-4 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_04.webp" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[d828e0ce85282a3ae3d]" data-title="Sentieri Solidali_foto da fb_04" title="Sentieri Solidali_foto da fb_04"><img loading="lazy" decoding="async" width="1206" height="1600" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_04.webp" alt class="img-responsive wp-image-28584" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_04-200x265.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_04-400x531.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_04-600x796.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_04-800x1061.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_04-1200x1592.webp 1200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_04.webp 1206w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-11" style="--awb-margin-top:20px;"><p>Il comunicato del 1 settembre 2026.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-12" style="--awb-margin-top:-22px;"><blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p> Da oggi, 1 settembre, il Rifugio Massi è chiuso.</p>
<p>In questi giorni sono intervenuti numerosi giornali e TV anche a seguito di una riunione tenutasi nei giorni scorsi presso la Prefettura. In alcuni casi i titoli sono stati molto ottimistici. “Il rifugio Massi è salvo” .</p>
<p>La realtà è molto meno positiva. Il cambiamento è radicale: se prima c’era un posto fisico, caldo, protetto, strutturato con dei servizi, dal 1 settembre non ci sarà più. Il futuro è incerto e tutto da costruire.</p>
<p>La Prefettura ha stabilito che la Croce Rossa allestirà strutture mobili temporanee per l&#8217;accoglienza notturna dei migranti. E&#8217; una soluzione emergenziale per gestire i bisogni immediati in vista dell&#8217;autunno e dell&#8217;inverno.</p>
<p>Dal nostro punto di vista il cambiamento è stato altrettanto radicale. Infatti, fino a qualche mese fa anche noi operavamo dentro ad una struttura chiusa e protetta. Da diversi mesi ormai operiamo nel presidio allestito nel piazzale della stazione di Oulx impiegando tutte le nostre forze e con tutto quello che abbiamo a disposizione, nel tentativo di proseguire il nostro impegno a fianco delle persone migranti. E dobbiamo attrezzarci per reggere per il prossimo inverno.</p>
<p>Come sapete, abbiamo costituito un&#8217;associazione, Sentieri solidali ODV. Non siamo soli. Nel tempo si è consolidata una rete di associazioni che continua a collaborare: Raimbow for Africa per l&#8217;assistenza medica, Diaconia Valdese per la consulenza legale, No Name Kitchen e Onborders ci aiutano per le varie attività svolte in presidio e si dedicano insieme a noi alle informazioni “salvavita” rivolte alle persone in transito, altre associazioni ancora contribuiscono con la preparazione dei pasti, con la formazione dei nuovi volontari, con la raccolta dei materiali, ecc.</p>
<p>Siamo consapevoli tuttavia della responsabilità diretta e del peso importante che dovremo sostenere direttamente nei prossimi mesi come Sentieri Solidali, associazione appena nata.</p>
<p>Abbiamo bisogno del vostro aiuto per reggere i lunghi turni al presidio ma abbiamo necessità anche del vostro contributo economico. Nel prossimo periodo abbiamo bisogno di un po&#8217; di soldi per acquistare cibo, funghi riscaldanti con bombole, metalline, ecc.</p>
<p>Tutti sanno delle grandi raccolte di materiale usato ma a volte dobbiamo acquistare guanti, zainetti, scarponcini, ecc. perché non ne abbiamo a sufficienza. Dobbiamo reggere a lungo perché la riapertura del Rifugio Massi purtroppo non è dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Vi segnaliamo il nostro IBAN: IT36 RO50 1801 0000 0002 0001 600 intestato a Sentieri solidali ODV &#8211; piazza Mistral 2 —- Oulx (TO).</p>
<p>Oulx, 1 settembre 2026<br />
Sentieri solidali ODV</p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-5 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_03.webp" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[9241da3857b141ce62d]" data-title="Sentieri Solidali_foto da fb_03" title="Sentieri Solidali_foto da fb_03"><img loading="lazy" decoding="async" width="1600" height="900" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_03.webp" alt class="img-responsive wp-image-28583" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_03-200x113.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_03-400x225.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_03-600x338.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_03-800x450.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_03-1200x675.webp 1200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Sentieri-Solidali_foto-da-fb_03.webp 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div></div></div></div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aldo e Simone nella Resistenza: due percorsi paralleli. (3 di 3)</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/23/aldo-e-simone-nella-resistenza-due-percorsi-paralleli-3-di-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 22:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia & storie]]></category>
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					<description><![CDATA[di Laura Garino  Sabato 24 ottobre alle Sonagliette Luciano Boccalatte e Battista Gardoncini dialogano su due libri delle Edizione Seb27: “Perché raccontassimo” di Aldo Garino e “Un medico della Resistenza” di Simone Teich Alasia (qui la locandina). Laura Garino, ispiratrice e curatrice della giornata, ci racconta ciò che hanno in comune i due]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-5 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-4 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-13"><p>di Laura Garino</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-14" style="--awb-line-height:1.36;"><p><em>Sabato 24 ottobre alle Sonagliette Luciano Boccalatte e Battista Gardoncini dialogano su due libri delle Edizione Seb27: “</em>Perché raccontassimo<em>” di Aldo Garino e “</em>Un medico della Resistenza<em>” di Simone Teich Alasia (<u><a href="https://www.anpivalpellice.it/2026/10/15/alle-sonagliette-due-storie-di-resistenza-aldo-garino-e-simone-teich-alasia/" target="_blank" rel="noopener">qui</a></u> la locandina).</em><br />
<em>Laura Garino, ispiratrice e curatrice della giornata, ci racconta ciò che hanno in comune i due libri. E le due storie.</em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-15" style="--awb-margin-top:20px;"><p><strong>L’incredibile senso di solidarietà umana</strong></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-16"><p>Sia Simone che Aldo decisero di rientrare in Italia. Lasciamo loro la parola per raccontare cosa avvenne al loro ritorno in valle…</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Simone</strong></p>
<p>Raggiunsi, secondo le indicazioni ricevute, una grangia tra la Valle di Viù e la Val d&#8217;Ala, dove si trovavano tutti i componenti del nostro Comando. Vedendo ia mia stanchezza e rendendosi conto degli enormi sforzi compiuti nei cinque giorni precedenti, il comandante Battista Gardoncini e tutti gli altri insistettero perché rimanessi almeno per la notte con loro. Tuttavia, vedendo la mia determinazione a voler raggiungere l&#8217;indomani la Val Grande, dove erano rimasti i miei quattro feriti intrasportabili, mi fecero accompagnare a Balme, all&#8217;Albergo Camussot, dove avrei potuto pernottare. Qui la lauta cena consistette in due fette di polenta scaldata alla griglia, ma ero felice al pensiero che finalmente avrei potuto togliermi i vestiti e dormire in un letto. Invece ebbi appena il tempo di sfilarmi le scarpe che il padrone dell&#8217;albergo arrivò trafelato e annunciò a me e al mio aiutante che le brigate nere stavano avvicinandosi a Balme. Avemmo appena il tempo di salire su per la montagna e di rifugiarci, poiché aveva ricominciato a piovere, sotto un grande lastrone di pietra, dove trascorremmo la notte. All&#8217;alba ci incamminammo attraverso la montagna per raggiungere Pialpetta.<br />
Vedemmo in lontananza le formazioni fasciste che, malauguratamente e certo per qualche delazione, sarebbero arrivare di sorpresa alla grangia, dove si era rifugiato tutto il Comando delle tre vallate di Lanzo. Tutti i partigiani del Comando furono catturati. Trasferiti nelle carceri di Torino nella prima metà di ottobre, Battista Gardoncini, Pino Casana, capo della polizia partigiana nelle Valli di Lanzo, e altri componenti del Comando vennero fucilati per rappresaglia in risposta all&#8217;uccisione di militari tedeschi. In Piazza Statuto, dove avvenne la fucilazione, una lapide ricorda il loro nome, e ancora oggi, ogni volta che passo nelle vicinanze, penso che potevo esserci anche io. Qualche piccola circostanza diversa, e il mio destino sarebbe stato segnato. Pur non avendo in me alcun sottofondo di superstizione, devo ammettere che in parecchi casi una decisione presa all&#8217;improvviso, forse anche senza una valida ragione, ha cambiato radicalmente la mia vita. Anzi qualche volta me l&#8217;ha salvata, come in quest&#8217;ultimo caso quando la stanchezza e un minimo di buon senso avrebbero dovuto consigliarmi una notte di riposo. Ma mi ricordo benissimo che non ebbi un attimo di esitazione, come se avessi agito per istinto o per intuito.</p>
</blockquote>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Aldo</strong></p>
<p>Proprio alle pendici della Rossa, in un piccolo spiazzo tra i massi, trascorremmo quella notte. Distesi uno a fianco all’altro, ricoprendoci alla meglio con l’unica coperta. Alle prime luci del giorno ci spostammo, con molta prudenza e tenendoci sul versante di là dal fiume, fino di fronte a Martassina. Qui abitava Bina, la ragazza che ci avrebbe rifornito di cibo e mantenuto i contatti. Bina ci aveva anche assicurato che ci avrebbe trovato una guida per condurci attraverso i monti della bassa valle fino alla pianura. Non si poteva sfuggire altrimenti al rastrellamento. La provinciale brulicava di fascisti giorno e notte, e tutte le altre strade di fondovalle erano ugualmente bloccate. Trovammo un anfratto ideale. Ci rintanammo sotto un masso tappezzato di muschio, ben nascosto. Dalla nostra tana, attraverso uno spiraglio tra le rocce, vedevamo un tratto della provinciale, dall&#8217;altra parte della valle. L&#8217;indomani del nostro arrivo vedemmo passare sulla strada una fila di uomini. Alcuni nel mezzo della fila avevano le mani legate dietro la schiena. Non potevamo distinguere bene per la distanza, ma certo erano fascisti che scortavano dei prigionieri. Sapemmo solo molto tempo dopo che erano Pino e Battista, e altri del comando di divisione, appena catturati al Pian della Mussa.</p>
</blockquote>
<p>Una volta tornato in valle, Simone riprese la sua routine medica. Dopo la Liberazione continuò la sua attività ospedaliera. Ad un corso di aggiornamento in chirurgia a Londra si appassionò alla cura delle ustioni. Divenne ben presto una figura di spicco in questo campo, fino a fondare il Centro Grandi Ustionati al CTO di Torino.</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Simone</strong></p>
<p>Penso che sia giusto concludere così il racconto degli anni di guerra, come era mio proposito sin dall&#8217;inizio. Sono stati gli anni più importanti e più incisivi della mia vita, perché ho vissuto delle esperienze che non soltanto hanno lasciato in me un ricordo indelebile, ma mi hanno insegnato a conoscere e ad apprezzare le molte persone che ho incontrato in quegli anni e a disprezzarne poche.<br />
Ho cercato con questa breve e sintetica narrazione di isolare e ricostruire dei singoli avvenimenti che sembravano di maggior rilevanza. E tra gli innumerevoli ricordi di quel periodo, uno è decisamente nitido e fortissimo: l&#8217;incredibile senso di solidarietà umana che, come un invisibile trama di sottofondo, univa la vita di chi si trovava a combattere per uno stesso, intensissimo ideale. Sono passati ormai più di sessant&#8217;anni da quando ho vissuto tutto ciò che ho descritto durante gli anni di guerra. Desidererei però aggiungere che oggi, ormai più che novantenne, posso dire di aver vissuto una vita veramente molto soddisfacente perché sono riuscito a realizzare buona parte di ciò che era nei miei pensieri, prima che iniziassi gli studi di medicina.</p>
</blockquote>
<p>Aldo invece era rientrato fortunosamente a Torino: nel rientro in Italia si era ferito ad una mano, ma poiché la situazione per i feriti era ancora alquanto complicata, tra Francia e Italia, ed essendo il suo un problema di modesta entità, decise di farsi curare alle Molinette, appoggiandosi per la logistica alla fabbrica diretta dal padre Maurizio, che distava solo qualche centinaio di metri dal nosocomio. Purtroppo mentre era nascosto sopra la portineria della ditta degli agenti del Raggruppamento Anti Partigiani (R.A.P.), perquisirono i locali in cerca della cugina di Aldo, Paola, staffetta partigiana. Lei riuscì a fuggire, ma arrestarono Aldo, accusato di renitenza alla leva e sospettato di essere un partigiano, e anche suo padre che lo aveva nascosto ed era sospettato di essere uno dei capi della Resistenza a Torino. Se la cavarono per un pelo. Dopo un breve periodo di inattività entrò nei SAP (Squadre di Azione Patriottica) di Settimo Torinese, ed era lì durante la Liberazione.</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Aldo</strong></p>
<p>Settimo Torinese, 28 aprile<br />
Qualcuno mi spinse verso il palco. Ero il più giovane, là sopra, e anche sicuramente il più inesperto nell&#8217;arte oratoria. E dovevo parlare a nome dei partigiani&#8230; dei vivi e dei morti&#8230; dei figli di quella gente che ora mi guardava fissa, commossa. Che certo riconosceva in me, in quel momento, un figlio.<br />
Non avevo previsto &#8220;quella&#8221; cosa, non ero preparato, non mi ero mai trovato a dover parlare a tanta folla, a improvvisare. Mi prende una grande emozione, ma la mente è lucida. E ho inoltre un gran vantaggio: nessun partito-maestro potrà sbatacchiarmi la bacchetta sulle dita. Perciò con voce chiara e forte dico quelle cose che non sono state dette e che invece, a mio giudizio, bisogna dire. Cinque guerre in trent&#8217;anni! Rovine su rovine. Questi i frutti del sistema. Questi i risultati di certi rapporti sociali, dell&#8217;iniquità del potere asservito alle leggi del profitto. Perché la storia non abbia a ripetersi bisogna dunque rimuovere ad ogni costo le cause profonde di tante sciagure. E a tal proposito dico anche di quei fascisti così impietosamente giustiziati in quegli ultimi giorni. Spie, traditori, assassini forse. Ma comunque sempre e solo ultime rotelline del mostruoso ingranaggio. Disgraziati sgherri e nient&#8217;altro, ben più in là, ben più in su occorre cercare i veri responsabili. La guerra è finita, dico agli operai, ai lavandai, alle donne, ai vecchi e ai giovani di Settimo. Ma bisogna lottare ora più che mai. E non solo per estirpare alla radice la mala pianta fascista, ma anche per rimuovere quegli ostacoli che ancora si frapporranno a un totale rinnovamento della società. Solo così, su nuove e più valide fondamenta, si potrà costruire un nuovo modello di vita in cui giustizia, libertà e democrazia non siano vane parole. Gli inauditi sacrifici e iniqui dolori del passato non sarebbero stati del tutto vani se solo si potesse costruire un mondo migliore. O che si potesse perlomeno sperare, illuderci di costruirlo. Nel sogno di un futuro meno gramo ridavo fiducia agli animi delusi. così, senza averne il preciso proposito, anzi con meraviglia, trovai istintiva risonanza tra le mie parole, semplici e disadorne, e i sentimenti di chi mi ascoltava, interpretando inconsciamente il loro bisogno di credere ad ogni costo in un avvenire migliore. Anche se si trattava di un avvenire ipotetico, ma rendeva meno intollerabile la pena del vivere. perché io stesso avevo bisogno, con tutte le mie forze, quel bisogno di illudermi, di credere.</p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-6 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Simone-Teich-Alasia-e-Aldo-Garino_Londra-1948.webp" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[cd9bd85d8e10f636c47]" data-title="Simone Teich Alasia e Aldo Garino_Londra, 1948" title="Simone Teich Alasia e Aldo Garino_Londra, 1948"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="1375" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Simone-Teich-Alasia-e-Aldo-Garino_Londra-1948.webp" alt class="img-responsive wp-image-28545" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Simone-Teich-Alasia-e-Aldo-Garino_Londra-1948-200x229.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Simone-Teich-Alasia-e-Aldo-Garino_Londra-1948-400x458.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Simone-Teich-Alasia-e-Aldo-Garino_Londra-1948-600x688.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Simone-Teich-Alasia-e-Aldo-Garino_Londra-1948-800x917.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Simone-Teich-Alasia-e-Aldo-Garino_Londra-1948.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-17"><p><em>Simone Teich Alasia e Aldo Garino in compagnia di una signora &#8211; la moglie di Alasia? Una collega? &#8211; a Londra, 1948.</em></p>
</div></div></div></div></div><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-6 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"></div></div></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aldo e Simone nella Resistenza: due percorsi paralleli. (2 di 3)</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/21/aldo-e-simone-nella-resistenza-due-percorsi-paralleli-2-di-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 22:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia & storie]]></category>
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					<description><![CDATA[di Laura Garino  Sabato 24 ottobre alle Sonagliette Luciano Boccalatte e Battista Gardoncini dialogano su due libri delle Edizione Seb27: “Perché raccontassimo” di Aldo Garino e “Un medico della Resistenza” di Simone Teich Alasia (qui la locandina). Laura Garino, ispiratrice e curatrice della giornata, ci racconta ciò che hanno in comune i due]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-7 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-5 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-18"><p>di Laura Garino</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-19" style="--awb-line-height:1.36;"><p><em>Sabato 24 ottobre alle Sonagliette Luciano Boccalatte e Battista Gardoncini dialogano su due libri delle Edizione Seb27: “</em>Perché raccontassimo<em>” di Aldo Garino e “</em>Un medico della Resistenza<em>” di Simone Teich Alasia (<u><a href="https://www.anpivalpellice.it/2026/10/15/alle-sonagliette-due-storie-di-resistenza-aldo-garino-e-simone-teich-alasia/" target="_blank" rel="noopener">qui</a></u> la locandina).</em><br />
<em>Laura Garino, ispiratrice e curatrice della giornata, ci racconta ciò che hanno in comune i due libri. E le due storie.</em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-20" style="--awb-margin-top:20px;"><p><strong>Aldo e Simone, i due protagonisti</strong></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-21"><p>Nato a Budapest nel 1915 in una famiglia di commercianti, Simone Teich Alasia si era iscritto a ingegneria tessile secondo i desideri dello zio per portare avanti l’azienda di famiglia. Si mise però in urto con il direttore del corso per aver partecipato a una riunione di operai organizzata dal partito socialista: costui gli disse chiaro e tondo che non voleva aver nulla a che fare con i comunisti. Seguì dunque la propria vera vocazione e si iscrisse a medicina, trasferendosi in Italia per le agevolazioni nelle tasse universitarie offerte agli studenti stranieri. Pensava di rientrare in patria dopo la laurea, ma conobbe Anita, che sarebbe diventata sua moglie, e rimase a Torino. Diede l’ultimo esame del corso di laurea il 6 giugno 1940, lo stesso giorno dell’entrata in guerra… Così lo racconta.</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Simone</strong></p>
<p>Ritorno a quel lontano 10 giugno 1940. Avevo sostenuto l&#8217;ultimo esame alla clinica Medica dell&#8217;ospedale Molinette. Era un afoso, opprimente pomeriggio di sole. Intorno a me, fra la gente, era palese un atmosfera insolita, quasi di febbrile attesa. Benito Mussolini, il Duce, stava per lanciare un proclama al popolo italiano. Alle ore 16 l&#8217;attesa si trasformò in tragica certezza. L’Italia sarebbe entrata in guerra a fianco della Germania di Hitler contro la Francia e l&#8217;Inghilterra. Il dado era tratto. L’avvenimento non giungeva inatteso, da tempo lo si fiutava nell’aria. Il destino dell&#8217;Europa, lo sentivamo tutti, stava per cambiare. Ma quale destino? Nel mio intimo non potevo accettare l&#8217;idea di una Germania vittoriosa, di quella Germania che aveva già invaso la Polonia, compiendo spaventose distruzioni e atrocità sull&#8217;intera popolazione. Lo ricordo bene, quel pomeriggio. Vagavo per le vie di Torino, che sembravano brulicare di ansiosa inquietudine, oppresso da un profondo senso di angoscia, pensando al mio futuro. Ero pienamente conscio che in un mondo dominato da una dittatura, che si sarebbe poi rivelata più spaventosa di quanto si potesse immaginare, non ci sarebbe stato posto per me.</p>
</blockquote>
<p>Nato a Torino nel 1924 in una famiglia operaia, Aldo Garino fu convinto dal padre ad iscriversi a medicina perché così non avrebbe avuto padroni. Suo padre Maurizio, anarchico, aveva lavorato a lungo sotto padrone, e mal sopportando tale situazione aveva fondato una cooperativa con altri operai modellisti, proprio per dover rispondere solo a se stesso. Quindi, nonostante le perplessità (secondo lui non avrebbe avuto un solo padrone ma tanti quanti sarebbero stati i suoi pazienti), dopo aver conseguito il diploma si iscrisse a medicina. Questo però avvenne dopo l’entrata in guerra dell’Italia e i primi tre disastrosi anni di guerra&#8230; Ecco i suoi ricordi.</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Aldo</strong></p>
<p>L&#8217;Italia fascista e imperiale dunque entrava in guerra a fianco della Germania hitleriana.<br />
La ben nota pugnalata alla Francia, l&#8217;Inghilterra in ginocchio, qualche settimana di guerra lampo cui sarebbero seguite l&#8217;immancabile vittoria e la spartizione di un pingue bottino. Una cosetta da nulla, come avemmo modo di constatare in seguito. Nel clima di un ottimismo euforico e generale, ben orchestrato dalla propaganda di regime, i bastian contrario erano pochi. Tra essi, naturalmente, mio padre. Era convinto che la guerra sarebbe durata ben più a lungo ed era convinto che alla fine i nazifascisti non l&#8217;avrebbero spuntata. Ma tranquillizzava mia madre, preoccupata per me: &#8220;Ha solo quindici anni. Prima che riceva la chiamata alle armi il fascismo sarà caduto come una mela marcia!&#8221;. La previsione era esatta, ma non poteva immaginare che dopo il 25 luglio 1943, destituzione di Mussolini, avremmo avuto ancora due anni di sanguinosa lotta partigiana.</p>
</blockquote>
<p>Simone discusse la tesi di laurea il 13 giugno 1940. Sapendo di essere cercato dalla polizia in quanto ebreo e antifascista, aveva lasciato casa sua e si era trasferito dai figli del professor Levi. Ciò nonostante venne arrestato e internato prima a Montechiarugolo, poi a Civitella del Tronto. Qui riuscì a ottenere una licenza di sei mesi per dare l’esame di stato. Licenza che venne prorogata più volte con diverse motivazioni: di studio, di salute&#8230; Non poteva esercitare la professione in quanto ebreo, ma riusci comunque, con il falso nome di Tullio Salvi, a lavorare all’ospedale San Vito. Si era procurato, per sicurezza, la chiave di un cancelletto che dal giardino dell’ospedale portava fuori, su una strada secondaria….</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Simone</strong></p>
<p>L’8 settembre e i giorni successivi rimangono nella mia mente tra i più tristi che abbia mai vissuto. Ci si rese conto che i comandi militari ormai ovunque erano inesistenti, perché dagli alti comandi non erano pervenute disposizioni da prendere. Si assisteva a un quadro veramente desolante. Ovunque si vedevano soldati sbandati che cercavano di abbandonare la divisa e procurarsi degli abiti civili. Il l0 settembre Torino era praticamente occupata. Dal 9 settembre per la paura di qualche brutta sorpresa da parte dei tedeschi non avevo più fatto ritorno a casa e mi ero trasferito all&#8217;ospedale con falso nome e falsi documenti. Il 4 maggio del 1944 notai una macchina con delle ss; tuttavia non pensai che potessero cercare me. Si trattava di due uomini vestiti in abiti borghesi, che chiesero al portiere dove potesse trovarsi il dottor Salvi. Ero a pochi passi di distanza. Sentii l&#8217;imminente pericolo, ma per fortuna riuscii a mantenere la calma. Uno era tedesco, l&#8217;altro era italiano e fungeva da interprete. A costui risposi di non conoscere il tedesco e questa affermazione fu forse la mia salvezza. Infatti, dopo esserci appartati in una stanza vuota, mi chiesero i documenti che io consegnai. Il colloquio si svolse naturalmente tramite l&#8217;interprete, ma avendo la possibilità di comprendere le domande in tedesco, avevo sempre un attimo di tempo per pensare alla risposta. Improvvisamente, il tedesco chiese all&#8217;interprete di dirmi che i documenti erano falsi. Poi mi invitò a seguirlo all&#8217;Hotel Nazionale, quartiere generale delle SS, da dove probabilmente non sarei più uscito in posizione verticale. A quel punto chiesi di poter andare a prendere la giacca, ma essi mi seguirono a distanza di tre o quattro metri. Per mia fortuna non persi il sangue freddo. Entrato nella stanza dove si trovava la mia giacca, da una porticina laterale riuscii a scappare nel giardino. Quando non mi videro tornare indietro, i due nazifascisti diventarono realmente furibondi. Pistole alla mano, fecero bloccare tutte le uscite dell&#8217;ospedale e perquisirono ogni spazio possibile, compresi i letti dei malati, che furono tutti scoperti, pensando che io mi fossi infilato in uno di essi. In quei pochi attimi potei attraversare il giardino e arrivare a una porticina da dove era possibile uscire dall&#8217;area dell&#8217;ospedale…</p>
</blockquote>
<p>Dopo i primi bombardamenti su Torino la famiglia Garino sfollò, e dopo alcune mete rivelatesi inadatte giunse in Valle Angrogna. Qui era appunto Aldo l’8 settembre. Dopo aver conseguito il diploma nell’estate 1943 si era iscritto a medicina, si era procurato i libri di testo e aveva iniziato a leggerli. Ma improvvisamente la situazione precipitò, e dopo alcuni tentennamenti, e dopo il richiamo alle armi per il suo anno di leva, il 28 febbraio 1944 si unì al gruppo partigiano del Bagnòou, al comando di Poluccio Favout, dove fece la conoscenza di Jacopo Lombardini e Emanuele Artom.</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Aldo</strong></p>
<p>Il 10 settembre, di buon mattino, ci piombò inaspettatamente in casa mio cugino Renato che da pochi giorni era in servizio di leva alla caserma Pettinati, agli Airali di Luserna. Ci raccontò che i graduati erano fuggiti abbandonando la truppa in balia di se stessa e con la prospettiva di un imminente arrivo dei tedeschi, che avevano già occupato Torino, e di una conseguente deportazione in massa in Germania. I militari si erano dunque sbandati e cercavano di raggiungere le loro case, mentre la popolazione aveva iniziato il saccheggio delle caserme. Io ero perplesso sul da farsi. Avrei voluto scendere subito a Luserna per rendermi conto di persona della piega presa dagli avvenimenti, ma tentennavo suggestionato dall&#8217;ingenuo ottimismo di mio cugino che continuava a ripetere che la guerra per noi era finita, finita e basta. E che era inutile e pericoloso andare a curiosare nelle caserme ormai deserte correndo il rischio di essere sorpresi dall&#8217;improvvisa irruzione dei tedeschi. Anche nei giorni seguenti me ne rimasi stranamente passivo, senza partecipare direttamente a quel tumultuoso e importante periodo del ricupero delle armi e della iniziale formazione dei primi gruppi partigiani. Lo rimpiansi in seguito, rincrescendomi amaramente di esserne rimasto tagliato fuori. Ma tant&#8217;è: andò così. La ragione fondamentale fu il mio rifiuto di accettare la cruda realtà degli eventi e l&#8217;idea che dovesse versarsi altro sangue, in una lotta fratricida che avrebbe coinvolto la popolazione. Non potevo rassegnarmi al pensiero che per mano nostra altre sofferenze e tragedie si aggiungessero alle precedenti, anche se mi pareva giusto e ineluttabile saldare una volta per tutte, definitivamente, i conti con il mostro che ci aveva trascinati alla rovina in una spirale di morte e distruzione. Verso la metà del mese venne a risolvere i miei dubbi il mio amico Fredino Balmas. Da lui seppi che le armi sottratte al saccheggio della folla erano state trasportate in luoghi sicuri e che si stava organizzando una base partigiana nei pressi della Vaccera. Vi era appunto da trasferire là una parte delle armi recuperate che erano nascoste in una baita non lontano da casa mia. Pareva che la sorte mi confermasse, in questo modo, che la Resistenza senza di me non la si poteva proprio fare: mi aggregai all&#8217;amico e insieme ad altri tre giovani di Luserna andammo al nascondiglio, ci caricammo come muli e ripartimmo di buon passo.</p>
</blockquote>
<p>Dopo la fuga avventurosa Simone salì in Val di Lanzo, dove aveva contatti con il gruppo dei partigiani che in passato avevano inviato feriti all’ospedale di San Vito per le cure e per tenerli nascosti.</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Simone</strong></p>
<p>Raggiunsi Pessinetto, primo posto di blocco dei partigiani appartenenti alle formazioni della II Divisione Garibaldi. Qui trovai un distaccamento di polizia partigiana che controllava tutti. Del mio arrivo avevano già notizia, quindi non ebbi difficoltà. Appresi che ero stato destinato al comando della Val Grande a Pialpetta. Rimasi nelle Valli di Lanzo fino alla liberazione, nell&#8217;aprile del 1945. Quella sera sentii che qualcosa stava cambiando in me. Mi sentivo una persona libera. Per molti anni tutti i miei pensieri si erano concentrati sull&#8217;idea di come si sarebbe evoluta la struttura de1 mondo dopo la guerra. Ma dopo il mio primo impatto con le persone che incontravo, capii che in quel momento avevamo tutti un denominatore comune: combattere il nazifascismo. All&#8217;indomani il comandante della vallata mi comunicò che due giorni dopo, per il 26 giugno, sarebbe stato sferrato un attacco delle forze partigiane di tutte le Valli di Lanzo (Valle di Viù, Val d&#8217;Ala e Val Grande) contro l&#8217;insediamento dei fascisti e nazisti a Lanzo. Mi venne quindi richiesto di organizzare, nel più breve tempo possibile, almeno una struttura di rapido intervento per gli eventuali feriti. Quale responsabilità, per un giovane medico, organizzare qualcosa di più o meno efficiente in così breve tempo! Dove e come creare dal nulla una struttura sanitaria che potesse avere qualche utilità pratica? Seppi che non lontano da Pialpetta, in località chiamata Ricchiardi, c&#8217;era una scuola elementare che forse poteva prestarsi per organizzare un&#8217;assistenza sanitaria di primo intervento. In questa scuola non esisteva null&#8217;altro che cattedra, banchi e alcuni armadi che non servivano allo scopo. Riuscii tuttavia a trovare, in una ex caserma della Guardia di Frontiera a Forno Alpi Graie, una dozzina di brande, naturalmente senza materassi, cuscini, coperte e biancheria. Feci quindi portare rapidamente queste brande nella scuola, riuscendo a preparare cinque camere per gli eventuali ricoveri. Per materassi, coperte, cuscini e tutto quello che poteva servire per il pronto soccorso, feci un appello attraverso il segretario comunale alla popolazione. Ebbi una risposta così generosa che neppure nei miei sogni avrei potuto immaginare. Oltre a una enorme quantità di cuscini, materassi, biancheria, arrivò anche un quantitativo non indifferente di materiale per disinfezione ed eventuali medicazioni. Da un vecchio medico dentista sfollato in quella vallata ebbi numerosi ferri chirurgici, una maschera per narcosi, una sterilizzatrice e altre cose con le quali riuscii a impiantare una piccola camera operatoria nella scuola. così, dopo ventiquattr&#8217;ore, potei in coscienza dire di aver creato non soltanto un posto di pronto soccorso, ma addirittura un piccolo ospedale da campo in cui non solo era possibile ricoverare dei feriti, ma anche provvedere a eventuali trattamenti chirurgici. Mi sentivo di affrontare a cuor più leggero gli eventi del giorno seguente.</p>
</blockquote>
<p>Aldo, in seguito al rastrellamento del marzo 1944 in val Pellice, rientrò dapprima a Settimo Torinese, dove nel frattempo era sfollato il resto della famiglia, e da qui salì in Val di Lanzo, dove avvenne il primo incontro con Simone, detto “Silvio il dottore”</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Aldo</strong></p>
<p>Verso la metà di luglio fui convocato al Comando di Brigata. Risalendo la provinciale verso Forno, mi incuriosì la vista di un tizio in camice bianco sull&#8217;uscio di una villetta. Lo riconobbi come uno dei miei compagni della Facoltà di medicina. Tom, che mi accompagnava con l&#8217;auto, mi chiarì che era l&#8217;assistente di Silvio, il nostro chirurgo, e la villetta era l&#8217;ospedale partigiano. Piacevolmente sorpreso, ritrovai il buon umore e giunto alla sede del comando strinsi calorosamente la mano a Pino, commissario politico della brigata, che mi abbracciò e mi disse subito che aveva voluto incontrarmi perché conosceva di fama mio padre, che stimava. Verso sera rientrammo al comando dove incontrammo Silvio, il chirurgo. Appena stempiato, capelli biondi finemente ondulati su una fronte spaziosa, occhi azzurri e lineamenti aristocratici, con un che di non &#8220;nostrano&#8221;. Infatti era ungherese. Durante la conversazione animatissima che segui manifestò opinioni, se non identiche, largamente affini alle mie. Detto per inciso, da questo primo incontro nacque una di quelle amicizie destinate a durare tutta la vita. Silvio era il nome di battaglia di Simone Teich Alasia, che sarebbe diventato un chirurgo plastico di primo piano.</p>
</blockquote>
<p>All’inizio del settembre 1944 le forze repubblichine e tedesche iniziarono un rastrellamento in grande stile allo scopo di occupare le Valli di Lanzo per rendere libera una eventuale ritirata dei tedeschi verso la Francia. Verso la metà del mese i comandanti delle Valli decisero di portare i loro uomini in Francia, a Lanslebourg.</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Simone</strong></p>
<p>Ricevemmo l&#8217;ordine di raggiungere la cittadina di Lanslebourg, superando il confine francese. Avevo, nel mio ospedale, alcuni feriti molto gravi, tanto da non poter essere trasportati in un viaggio così rischioso: si doveva attraversare la montagna con barelle piuttosto pesanti, partendo da Forno Alpi Graie. Non vi erano strade percorribili con normali mezzi di locomozione. per cui tutto si doveva svolgere a piedi. Volli tutelare il più possibile i feriti più gravi non trasportabili provvedendo a nasconderli in cantine e solai, affidandoli alle amorevoli cure della nostra preziosa e generosa maestra della scuola. I feriti più leggeri li portammo con noi. Se ripenso a quei giorni, a quell&#8217;impresa, percepisco ancora quel clima di volontà e disperazione, di angoscia e speranza, di coraggio e di estenuazione. Tre giorni interminabili, sotto una pioggia incessante, spietata, con gli abiti fradici, le difficoltà del cammino nel fango, la fame &#8211; come cibo avevamo soltanto qualche forma di formaggio per tutti &#8211; ma soprattutto quella fitta pioggia che quasi ci impediva di vedere la strada, che ci immergeva in una atmosfera irreale. Dovevamo proseguire aiutarci l&#8217;un con l&#8217;altro, pensare ai feriti, ma soprattutto non lasciarci scoraggiare e resistere alla stanchezza e alla fame. Ricordo che dopo il secondo giorno di marcia la fame cominciò veramente a martoriarci. A un certo momento trovammo in una grangia delle patate. Non avevamo la possibilità di cuocerle e le mangiammo crude. Devo dire che è stato il cibo più disgustoso che abbia mai assaggiato nella mia vita. La traversata delle montagne verso la Francia fu un&#8217;impresa veramente incredibile, oserei dire eroica. Fu necessaria una incredibile forza d&#8217;animo per potere arrivare con tutti i feriti a destinazione. Ero fermamente deciso, appena arrivati a Lanslebourg, a ritornare a Pialpetta, dove c’era il comando. Giungemmo finalmente. L’accoglienza riservataci dai partigiani francesi, i maquis, fu estremamente deludente, per non dire avvilente. Per prima cosa disarmarono tutti i nostri uomini, il che naturalmente provocò un enorme senso di ostilità e richiese un grande sforzo da parte dei nostri comandanti per evitare la ribellione o addirittura uno scontro. Infine il buon senso ebbe il sopravvento e i nostri uomini poterono essere rifocillati, benché gli stessi francesi avessero gravissime difficoltà di approvvigionamento.</p>
</blockquote>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p><strong>Aldo</strong></p>
<p>Arrivammo a Pialpetta giusto in tempo per unirci agli altri in partenza per il Colle della Paglia.<br />
Mulattiera ripida e disagevole come non ne avevo viste mai. Mi sentivo stanco morto, umiliato e incattivito. Erano con noi quattro muli belli e robusti: abbrancai la coda di quello che mi parve il più paziente e mi feci letteralmente trascinare. Quattro ore di rimorchio e strada facendo superai il mio punto critico. Lasciammo, nel tardo pomeriggio, il colle della Paglia e iniziammo sotto la pioggia la lunga traversata in alta quota. A un certo punto il comandante ordinò di lasciar liberi i muli, e allora capimmo che ci saremmo diretti al confine, che era troppo impervio per gli animali. Il cammino ancora da compiere non era poco: dovevamo percorrere un ampio semicerchio sotto la giogaia di monti che segna il confine con la Francia, superando ripidi canaloni, nevai, pietraie. A un certo punto, sotto un poderoso masso dalla forma strana e inconfondibile, nascondemmo le armi. I due mitragliatori, i mitra, le bombe a mano. Qualcuno conservò la pistola. Verso mezzodì giungemmo infine all&#8217;ultimo canalone, erto e pieno di neve. Qui migliaia di partigiani arrancavano zigzagando verso il valico, mentre altri arrivavano ancora dal basso, da Forno Alpi Graie. Qua e là, in mezzo alla fila, molte barelle con feriti erano trascinate a fatica sulla pista scivolosa. Già da molto lontano si vedeva la sconcertante serpentina che rigava il candore della neve. Lo spettacolo era irreale, fantastico. Eravamo impressionati come da un evento biblico. E venne anche per noi il turno di arrampicarci per quella via da contrabbandieri. Eravamo affaticati dalle marce dei giorni precedenti, indeboliti dai tanti pasti non consumati, e l&#8217;impresa fu davvero ardua. Molti non avevano scarpe adatte alla neve e alla pendenza, e solo dopo molte tribolazioni raggiungemmo il colle. Dal lato francese l&#8217;immenso pianeggiante ghiacciaio, il Glacier des Sources de l&#8217;Arc degradava insensibilmente verso un lontano orizzonte. Eravamo talmente euforici che ci mettemmo a cantare, mentre a tutta velocità marciavamo verso una immaginaria, gigantesca, fumante zuppa che senz&#8217;altro ci aspettava in quel di Bonneval. Ma come per magia comparve una pattuglia di Maquis. Ci schierammo fronte a fronte, allineati a sbirciarci e soppesarci come due squadre di calcio prima della partita decisiva. Loro erano una dozzina, armati fino ai denti. Noi una quarantina, quasi del tutto inermi. Dopo averci osservati per benino come fossimo curiosi esemplari di una nuova, strana fauna alpina, il capo maquisard attaccò una solfa non troppo benigna. Erano venuti per fermarci. Troppi ormai i partigiani italiani che avevano valicato. Non c&#8217;era da mangiare. Non c&#8217;era da dormire. Non c&#8217;era più niente di niente, da quelle parti. Tornare indietro: allez, allez!</p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-text fusion-text-22"><p><em>(In copertina: Simone Teich Alasia e Aldo Garino in compagnia di una signora &#8211; la moglie di Alasia? Una collega? &#8211; a Londra, 1948.)</em></p>
</div></div></div></div></div><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-8 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"></div></div></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Militarizzazione della società civile (3 di 6): Un difficile incontro</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/20/militarizzazione-della-societa-civile-3-di-6-un-difficile-incontro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 22:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Nei primi mesi del 2026 la Società di Studi rorenghi, in collaborazione con alcune chiese valdesi, la Fondazione Centro Culturale Valdese e il Comune di Pramollo, ha organizzato un ciclo di sei incontri sul tema della militarizzazione della società civile, vale a dire della sempre maggiore presenza di riferimenti militari nella nostra società. Gli]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-9 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-6 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-23"><p><em>Nei primi mesi del 2026 la Società di Studi rorenghi, in collaborazione con alcune chiese valdesi, la Fondazione Centro Culturale Valdese e il Comune di Pramollo, ha organizzato un ciclo di sei incontri sul tema della militarizzazione della società civile, vale a dire della sempre maggiore presenza di riferimenti militari nella nostra società.</em><br />
<em>Gli incontri si sono svolti ciascuno in una località diversa ed hanno inteso creare un clima di dibattito responsabile e rispettoso del pensiero altrui, concludendosi non a caso con un momento conviviale.</em><br />
<em>Ne pubblichiamo i resoconti così come sono, senza alcun intervento redazionale che non sia la cura dell’esposizione in lingua scritta comprensibile. Per riservatezza abbiamo ritenuto di omettere i nomi degli intervenuti, fatta esclusione per le persone di volta in volta incaricate di fornire lo spunto iniziale alla riflessione.</em></p>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-7 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><img loading="lazy" decoding="async" width="794" height="559" title="Società di Studi rorenghi_Militarizzazione della società civile_3" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/09/Societa-di-Studi-rorenghi_Militarizzazione-della-societa-civile_3.jpg" alt class="img-responsive wp-image-28068" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/09/Societa-di-Studi-rorenghi_Militarizzazione-della-societa-civile_3-200x141.jpg 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/09/Societa-di-Studi-rorenghi_Militarizzazione-della-societa-civile_3-400x282.jpg 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/09/Societa-di-Studi-rorenghi_Militarizzazione-della-societa-civile_3-600x422.jpg 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/09/Societa-di-Studi-rorenghi_Militarizzazione-della-societa-civile_3.jpg 794w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 794px" /></span></div><div class="fusion-text fusion-text-24" style="--awb-margin-top:20px;"><p><em>[La riunione inizia con la proiezione del video &#8220;Proletari in divisa&#8221;.]</em></p>
</div><div class="fusion-video fusion-youtube" style="--awb-max-width:600px;--awb-max-height:350px;"><div class="video-shortcode"><lite-youtube videoid="b78lnvKKeyk" class="landscape" params="wmode=transparent&autoplay=1&amp;enablejsapi=1" title="YouTube video player 1" data-button-label="Play Video" width="600" height="350" data-thumbnail-size="auto" data-no-cookie="on"></lite-youtube></div></div><div class="fusion-text fusion-text-25" style="--awb-margin-top:20px;"><p><strong>Elmis Oddone</strong>: Per capire le lotte che sono stata fatte negli anni 70 non si può prescindere da quello che è successo prima, come nel ‘68 con i movimenti studenteschi, dove molti erano studenti universitari che hanno rimandato il servizio militare e hanno fatto la leva a 24 anni.<br />
Io facevo parte dei militari del partito comunista che dopo il ‘45 ha messo su un’organizzazione paramilitare ed era fatta per prevenire colpi di stato contro la Costituzione o comunque contro la democrazia in Italia, in quegli anni si crearono diversi movimenti paramilitari, una era la Gladio, alle dipendenze dello Stato servizio parallelo ai servizi segreti. Poi c’era il cosiddetto Anello altro servizio parallelo (si dice alle dirette dipendenze di Andreotti), e anche il PCI da parte sua ha mantenuto la struttura paramilitare e in più ha sempre avuto durante la sua vita politica l’aggancio con i militari che stavano dentro le forze armate.<br />
Negli anni 70 ricordiamoci che sono nati i gruppi terroristici sia di destra che di sinistra, di cui ancora oggi non si sa quali finanziamenti abbiano ricevuto. Su questo abbiamo ancora oggi poche notizie e ci sono state cose strane, anche in Val Pellice. Mio padre era vigile urbano e un giorno ferma due individui, chiama i carabinieri che controllano i documenti e li lasciano andare, mio padre ha spergiurato che uno dei due fosse Franceschini. Qualche tempo dopo presero anche Curcio a Pinerolo.<br />
L’Italia funzionava così. Io sono andato a fare il servizio militare e ho chiesto di farlo da ufficiale perché avevo già il lavoro e non volevo pesare sulla mia famiglia. Quando facevi richiesta di entrare come ufficiale ti facevano fare un colloquio con il maresciallo in caserma, e io notai che sul tavolo aveva un fascicolo spesso 20 cm con il mio nome e dentro c’erano tutti i volantini del partito Comunista.<br />
Io a 18 anni ero vicino a Lotta Continua ma poi dopo mi sono iscritto al Partito Comunista. Bisogna ricordarsi che se anche non c’erano i social eravamo già tutti schedati.<br />
Poi mi sono fatto i miei 5 mesi di scuola, dove ci hanno spiegato cos’è una guerra biologica, chimica e nucleare e questo mi ha portato ad essere pacifista oggi. Nelle guerre moderne oggi ci sono i mutilati delle guerre, ormai abbiamo armi che sono cose indescrivibili, pensate al veleno del botulino messo in un acquedotto di una città cosa può succedere. Nella scuola dei militari provano a farti un lavaggio del cervello e ti fanno capire che il valore dei militari che in guerra vanno in battaglia e pari a zero. Questa è una cosa che può influire molto su quella che è la decisione che uno prende nella sua vita.<br />
Per passare da essere comunista convinto ad essere pacifista convinto ci sono voluti alcuni anni e nel frattempo sono diventato anche democratico.<br />
Arrivato a Bergamo dove sono stato mandato perché l’esercito funzionava come tutta Italia allora, se non avevi qualcuno alle spalle che ti appoggiava non saresti andato da nessuna parte. Io ero appoggiato dal Capitano dei carabinieri che poi ha preso Curcio a Pinerolo, il mio plotone era pieno di figli di giudici, ammiragli e via così, erano tutti così gli ufficiali. Il culmine delle proteste è stato nel ‘75. Per i militari comunisti i volantini li faceva il partito e poi li distribuiva mentre i proletari in divisa che erano tutta gente che arrivava dai gruppi extraparlamentari volantinavano personalmente.<br />
Io sono stato a Bergamo dove ho preso i contatti e dove ci trovavamo con altri militari, io ero l’unico ufficiale ma c’erano anche tanti sottufficiali, ogni settimana per decidere che cosa fare. I proletari in divisa chiesero anche di fare politica in caserma o di fare il militare vicino a casa, e questo si è ottenuto alla fine.<br />
Negli anni 70 non si poteva uscire se non in divisa e poi si è ottenuto di poter uscire in borghese.<br />
Il battaglione dove avevo l’ufficio era un battaglione punitivo, ci venivano mandati delinquenti o gente che l’esercito voleva togliersi dalle scatole, il rischio per questa gente è che se scoppia una guerra(essendo in un battaglione d’assalto) finiscono in prima linea perché sono quelli sacrificabili.<br />
Nel ‘77 gli ultimi mesi in cui ero militare i proletari in divisa stavano iniziando a diventare potenti, quindi hanno cominciato a minacciarli uno per uno che se li avessero trovati a volantinare li avrebbero mandati in galera a Peschiera tanto per i soldati semplici non serviva processo.<br />
Io ho visto anche un altro video dove c’era il corteo con il servizio d’ordine dove non dovevano far passare nessuno.<br />
Di proteste e volantini ne abbiamo fatti tanti, abbiamo ottenuto qualcosa, ma secondo me le briciole. Ho parlato con gente che è uscita di recente dall’esercito, un mio amico generale mi diceva che attualmente l’esercito dei volontari non ha alcun valore etico. Poi l’esercito dei volontari rischia di avere gente senza etica e mercenari, come la famosa Wagner russa, un po’ come la legione francese straniera.<br />
La leva è stata sospesa, una cosa che si è ottenuta: si era riusciti a fare passare l’obiezione di coscienza come legale senza andare dentro. Eravamo riusciti a far aumentare la diaria per i militari, quando abbiamo iniziato avevamo 1000 lire al giorno, ogni 15 giorni se succedeva qualcosa ti toglievano i costi delle cose che si rompevano. Secondo me qualcosa si è riusciti a fare, son finiti anche i movimenti, eravamo nel periodo in cui c’era la strategia del terrore. I servizi segreti paralleli sono stati istituiti in quasi tutti i paesi europei.<br />
Questa è stata la mia esperienza e mi ha aiutato a crescere, adesso il servizio militare non è più obbligatorio, io almeno il servizio civile lo metterei di nuovo obbligatorio. In questo momento in cui rischiamo di andare verso una guerra che non si capisce, mi fa strano che Russia e Cina stiano fuori e se uno dei due entrasse in guerra non so cosa potrebbe succedere. Dobbiamo parlare di non violenza e di conflitti, come si dice è meglio una brutta pace che una bella guerra. E’ vero che non abbiamo ottenuto cose eclatanti ma si era incominciato a fare una certa resistenza dell&#8217;esercito con le organizzazioni sindacali. Poi con gli anni ‘90 si è sospeso tutto.<br />
Bisogna sempre tener presente tutta la storia. I compagni allora parlavano di terrorismo senza confini netti, poi per fortuna la maggior parte ha scelto la strada delle lotte legali, ma se ne parlava apertamente. Noi dipendiamo dalla società in cui viviamo e bisogna tener conto di quello che è stato e di quello che possiamo fare adesso.</p>
<p><strong>A</strong>: Mi chiedo se l&#8217;abolizione della leva sia una conquista delle lotte o se sia una scelta voluta dai Governi perché così hanno ottenuto un esercito senza etica che obbedisce, mentre prima se eri obbligato c&#8217;erano anche momenti di ribellione. Non so se voi abbiate a che fare con dei soldati oggi, nella scuola dove porto mio figlio ci sono dei soldati, il nostro è un territorio pieno di soldati e non riesco a trovare nessun lato umano neanche quando portano il figlio a scuola. Ora non so se avete sentito Crosetto che vuole formare un piccolo esercito di volontari pagati una miseria a 1000 euro al mese, l&#8217;esercito è strutturato per essere efficiente e la leva obbligatoria ha portato a questo risultato.</p>
<p><strong>B</strong>: Io sono stato circa vent&#8217;anni nella guardia di finanzia, già a partire dal &#8217;76 c&#8217;erano questi gruppi che chiedevano la smilitarizzazione e la polizia di stato e penitenziaria sono state smilitarizzate mentre la guardia di finanza no ed è rimasto un unicum europeo, permane questo non senso perché nel rapporto gerarchico militare quando viene emesso un ordine quello deve essere eseguito, mentre in quello civile no.</p>
<p><strong>C</strong>: C&#8217;è un tema della militarizzazione di corpi che possono avere dei ruoli in una società di pace. Dove ci sono delle guerre dove ci si fronteggia, in quella che abbiamo sotto gli occhi adesso i soldati di leva cosa farebbero? Niente.</p>
<p><strong>D</strong>: Questa volta rispetto ai dibattiti precedenti il tema è difficile, non è facile per chi non è dentro questa tematica. A me viene da esprimere una paura e un timore sul tema della relazione che tra esseri umani si instaura in ambito militare dove c&#8217;è solo comando e obbedienza. Quando si parla di militarizzazione della società civile e in cui si cerca che le nostre relazioni siano orizzontali e democratiche, almeno si spera. Questo intreccio così complesso tra la realtà militare che si sta insinuando nella società civile sotto tanti aspetti è una fonte di preoccupazione.</p>
<p><strong>E</strong>: Quello che hai detto tu rispecchia la reintroduzione di un certo principio non democratico a fronte del fatto che in questi anni con la non obbligatorietà del servizio militare è diventato molto meno importante sentirsi maschio perché avevi fatto il servizio militare. Nella testa di un ragazzo fare il militare era un segno di virilità, questo fatto qua sono cose che entrano piano piano in una società.<br />
A fronte di questo scioglimento del sistema mentale sei un uomo se&#8230; lo introducono di nuovo piano piano perché l&#8217;obbedienza diventa una virtù.</p>
<p><strong>F</strong>: La militarizzazione è un episodio del riaffermarsi del militarismo e della storia umana e delle guerre infinite che hanno definito i confini.<br />
Le prime persone a disertare sono state nel &#8216;900, negli anni 70 è emerso un sentimento di ribellione alla leva, con la guerra del Vietnam è emersa fortemente e poi il contagio è arrivato. I giovani non volevano più fare la guerra e la fine della leva obbligatoria è stata una vittoria ma poi i politici si sono organizzati nuovamente. Noi in questa partita cosa siamo, quelli che negli anni 70 hanno rifiutato la guerra e adesso siamo di nuovo di fronte a chi ci vuole convincere che le guerre servono. Serve che la gente dia il consenso a fare guerra, io mi sento in una scarpata. I pulsanti di chi vuole lanciare le atomiche non sono stati buttati via. MI viene da elogiare chi in quegli anni ha provato a combattere contro un disegno terribile che ora sta ritornando.</p>
<p><strong>G</strong>: Parlando di eserciti volontari c&#8217;è una cosa ancora peggiore perché stiamo andando incontro ad una guerra fatta di robot in cui le vittime non sono i militari ma sono i civili. Il rischio più grosso che abbiamo è di avere una guerra elettronica dove si può arrivare e fare piazza pulita senza problemi perché non hanno una coscienza. Dicono che la realtà sia sempre superiore alla fantasia.</p>
<p><strong>H</strong>: Il mio ragionamento è venuto anni dopo, io fortunatamente non l&#8217;ho fatta la leva, anni dopo ho riflettuto che secondo me era una mossa voluta. Da ricondurre nel sistema economico in cui siamo che tende a polarizzare e dividere gli esseri umani, perché qualcuno evoca il servizio militare come scelta comunitaria, perché oggi in questa società non ci sono luoghi per creare condivisioni. Negli anni70 i giovani lottavano per quello che hanno vissuto. Oggi chiedere un sacrificio politico e per la patria fa ridere perché ci hanno fatto crescere con Pippo Baudo e Sanremo. Prima c&#8217;era un mondo con altri valori ed era completamente diverso. Adesso ci hanno inculcato che non devi bloccare nulla, si deve fare un lavoro culturale con i ragazzi, un lavoro di critica. Lo abbiamo visto con la Palestina con manifestazioni oceaniche che sono durate un mese e poi dopo è bastata una mezza tregua di Trump e tutto si è fermato. Ora non succede nulla e non siamo più in grado di essere incisivi.</p>
<p><strong>I</strong>: Non sottovalutate i giovani perché comunque esistono e sono figli vostri e nostri e da qualche parte hanno una capacità critica e lì si può lavorare. Lavoriamo con le scuole, dove ci sono gli Alpini che fanno campi noi li dobbiamo rifiutare.</p>
<p><strong>L</strong>: Spesso l&#8217;esperienza del militare che io ho scampato è vista come una specie di esperienza da uomini come se fosse andare a fare gli scout, fai quello e almeno impari qualcosa, poi viene l&#8217;esercito quando ci sono i terremoti crea un immaginario che fa vedere l&#8217;esercito come una cosa che non è così male. Bisogna anche smitizzare il militare e ci si deve lavorare tanto, anche gli alpini di cui parlava lei bisogna smitizzarli perché comunque sono dell&#8217;esercito e si pensa che il militare sia un factotum per la società. Poi la leva obbligatoria dipende se decidiamo che come stati dobbiamo avere un esercito: l&#8217;esercito è gerarchico. La discussione è più radicale perché se accetti che un esercito vada utilizzato l&#8217;illusione che l&#8217;esercito possa essere luogo di dibattito si svuota subito.</p>
<p><strong>M</strong>: Chi è il tuo nemico? parlare con le nuove generazioni, chi sono i nemici.<br />
Siamo un&#8217;entità territoriale che deve in qualche modo difendersi ma cos&#8217;è la difesa oggi, fare in modo che il tuo territorio abbia delle caratteristiche.<br />
Miriamo a qualcosa di più alto perché se lo leghiamo alle nazioni come sempre, sono gli stati nazionali che attualmente sono i più pericolosi e quindi una difesa europea che punti a una difesa coesa.</p>
<p><strong>N</strong>: Quello che stai dicendo è uno schema attraverso cui agisci. Dove ci si trova invece se non sotto le armi? Le organizzazioni di ragazzi giovani ce ne sono, certo non sono obbligatorie. Come genitori al ragazzino che torna a casa e ti dice che sono venuti i militari e ti raccontano che fare il militare è un lavoro come un altro, c&#8217;è un bel lavoro da fare. Si è cercato di diffondere il senso di responsabilità individuale, personale ed è più pericoloso ma è un modo in cui porta a vivere un modo di vivere migliore.</p>
<p><strong>O</strong>: Volevo rispondere che per quanto ci sia aggregazione giovanile i valori non sono condivisi, la società condanna Extinction Rebellion e li considerano dei criminali. C&#8217;è stata un&#8217;interruzione perché io mi sono trovata a scendere in piazza senza sapere come si sta in piazza, il servizio d&#8217;ordine oggi non si usa più, non si sa stare dentro una manifestazione. Se noi pensiamo a quali partiti hanno una forte partecipazione giovanili sono tutti quelli di destra, abbiamo mancato in una forma di aggregazione giovanile che funzionasse.</p>
<p><strong>P</strong>: Mi son dimenticata di dire all&#8217;inizio che abbiamo a disposizione dei vademecum dell&#8217;osservatorio contro la militarizzazione delle scuole.<br />
A me personalmente è successo di non avere gli strumenti come rappresentante di classe per essere incisiva quando i militari sono andati a scuola di mia figlia e mia figlia ha fatto un giorno di assenza. L’altra cosa che volevo dire è che c’è una nostra amica che diceva che per le manifestazioni negli anni 70 si esercitavano come distrarre la polizia che hai davanti in maniera colloquiale o altre preparazioni che facevano le persone in vista delle manifestazioni.<br />
Non erano maggioranze allora, in fondo quando sei minoranza non è male perché qualcosa che muovi in minoranza sai che è significativo.</p>
<p><strong>Q</strong>: Stavo pensando a quello che era negli anni 70, forse adesso che stanno militarizzando la società civile dovremmo democratizzare la società civile. Per stare in minoranza bisogna insegnare che bisogna mettere in dubbio tutto. Per quanto riguarda le aggregazioni dei ragazzi, la destra ha fatto un lavoro a puntino con i giovani, Fratelli d’Italia ha fatto come il Partito Comunista, sembra che abbiano 55.000 iscritti ai partiti giovani. Hanno luoghi di aggregazione. Noi dobbiamo combattere per democratizzare la società civile ed insegnare ai ragazzi a essere critici. Poi quando ho visto le foto dei ragazzi a Rorà con gli alpini il primo commento che ho avuto, e non avrei dovuto, è stato “mancava solo la camicia nera”.</p>
<p><strong>R</strong>: Essendo io molto vecchia negli anni 70 ero a Roma e io andavo dalla Polizia perché non ci aggredisse.</p>
<p><strong>S</strong>: Noi facevamo il servizio d’ordine con una persona ogni 10 metri, ora ci metterebbero tutti alla gogna. In prima fila tutti mettevamo i più grossi ma un servizio d’ordine c’era perché anche allora si infiltravano nei cortei.</p>
<p><strong>T</strong>: Io non sono mai stata iscritta ad un partito, eravamo più liberi ma dovevamo autogestirci.</p>
<p><strong>U</strong>: Io mi chiedo se anche nelle piazze non dovremmo fare qualcosa del genere, succedono casini che sembra che siano organizzati.<br />
Sono le piazze o sono altri gli ambiti in cui ci dovremmo muovere.</p>
<p><strong>V</strong>: Chi è stato al G8 della mia generazione è rimasta sconvolta.<br />
Non siamo organizzati, forse anche a Genova non eravamo organizzati, avendo in mente il pacifismo e la non violenza siamo stati ingenui perché abbiamo pensato “noi andiamo per non fare casino” e non abbiamo pensato a servizi d’ordine, addirittura non abbiamo preso le aste delle bandiere. Lo schema sarebbe che anche se non hai fatto niente che cosa dovresti temere? E invece no, bisogna fare corsi di come difendersi, già solo con gli avvocati che ti danno il decalogo di cosa fare quando ti fermano.<br />
Tenersi per mano è semplice ma da segnale che non vuoi che entrino, oggi vai con i bambini e le famiglie ma senza strategia. Abbiamo belle idee ma è una lotta.</p>
<p><strong>Z</strong>: I servizi al telegiornale sono sempre uguali solo sui casini ma quello ti porta a non vedere la speranza di quello che si potrebbe fare.</p>
<p><strong>X</strong>: Non teniamo conto di qualcosa di molto importante, il calo demografico, l’età media oggi è di 42 anni negli anni 70 era di 20. Il governo dei vecchi non fa niente. In Africa e in Cina ci sono rivolte tutti i giorni e lì sono giovani. In Europa non c’è più niente da dire e il benessere ha fermato l’idea di fare figli e l’idea di un futuro diverso.<br />
Pensare che le persone che si scontrano con la polizia siano infiltrati è una storia. Ci sono persone che hanno scelto di protestare diversamente. Oggi sono solo persone arrabbiate che vogliono farle vedere in un altro modo, ognuno ha diritto di scendere in piazza come vuole. Prendiamo la situazione dell’Askatasuna che è stato un teatrino che è durato un’ora e mezza che non ha cambiato le sorti di nulla. Ce ne frega qualcosa? C’erano sessantamila persone, tante persone che non erano d’accordo, a Genova hanno dovuto terrorizzare a morte le persone.</p>
<p><strong>Y</strong>: Però facendo così una minoranza cambia l’esito di una manifestazione e compromette gli obiettivi della manifestazione della maggioranza.</p>
<p><strong>W</strong>: Molto spesso i casini servono per alimentare l’opinione pubblica.</p>
<p><strong>K</strong>: Io volevo sapere che cosa ne pensaste della fabbrica che produce componenti per le armi. Ha senso?</p>
<p><strong>J</strong>: La Collins Aerospace di Luserna è marginale rispetto al colosso mondiale.</p>
<p><strong>Aa</strong>: Siccome il tema proposto è la militarizzazione, per cosa dobbiamo lottare non è esattamente condiviso. Se accettiamo che facciamo lotte per istituzioni come eserciti e polizie, se dobbiamo lottare contro il principio stato che se gli Stati hanno degli eserciti saranno sempre macchine da guerra. Se non ci diamo degli obiettivi piccoli lasciamo stare, noi dobbiamo scardinare dalla mente delle persone che la guerra sia necessaria e vincono nelle menti di milioni di persone che non protestano e quindi educhiamo i bambini con gli alpini, dobbiamo scardinare questo, qualsiasi progetto che sostenga azioni di guerra, dobbiamo combattere questo. Il progetto a lunghissimo termine è No alla guerra.<br />
Se noi lasciamo andare avanti abbiamo finito perché il domani è la fine dell’umanità con le guerre. Questa è la parola d&#8217;ordine e se a Rorà tornano ad educare i bambini noi dobbiamo dire di no, li educhiamo noi i bambini!</p>
<p><em>[Momento conviviale]</em></p>
</div></div></div></div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aldo e Simone nella Resistenza: due percorsi paralleli. (1 di 3)</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/19/aldo-simone-nella-resistenza-1-di-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 07:44:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia & storie]]></category>
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					<description><![CDATA[di Laura Garino  Sabato 24 ottobre alle Sonagliette Luciano Boccalatte e Battista Gardoncini dialogano su due libri delle Edizione Seb27: “Perché raccontassimo” di Aldo Garino e “Un medico della Resistenza” di Simone Teich Alasia (qui la locandina). Laura Garino, ispiratrice e curatrice della giornata, ci racconta ciò che hanno in comune i due]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-10 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-7 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-26"><p>di Laura Garino</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-27" style="--awb-line-height:1.36;"><p><em>Sabato 24 ottobre alle Sonagliette Luciano Boccalatte e Battista Gardoncini dialogano su due libri delle Edizione Seb27: “</em>Perché raccontassimo<em>” di Aldo Garino e “</em>Un medico della Resistenza<em>” di Simone Teich Alasia (<u><a href="https://www.anpivalpellice.it/2026/10/15/alle-sonagliette-due-storie-di-resistenza-aldo-garino-e-simone-teich-alasia/" target="_blank" rel="noopener">qui</a></u> la locandina).</em><br />
<em>Laura Garino, ispiratrice e curatrice della giornata, ci racconta ciò che hanno in comune i due libri. E le due storie.</em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-28"><p>L’idea di questo racconto parallelo è nata nel corso dell’incontro lo scorso giugno riguardante il libro “La ragazza con la fisarmonica”. Sul tavolo di Piero Somaglino, editore di SEB27, erano esposti vicini il libro di mio padre Aldo Garino e quello di Simone Teich Alasia. il fatto mi colpì moltissimo: a sua insaputa Piero aveva messo fianco a fianco due medici che erano stati amici per 60 anni! Da qui l’idea di affiancarli in questo modo.</p>
<p>Questi due libri non raccontano soltanto due partigiani. Raccontano due uomini che, dentro una guerra feroce, continuano a interrogarsi sul valore della vita, sulla responsabilità individuale, sulla solidarietà, sulla cura. il medico, per sua natura, tenta di salvare. il partigiano, in quei mesi, è costretto anche a combattere. Dentro questa contraddizione Aldo e Simone vivono alcune delle esperienze più drammatiche della loro giovinezza: ospedali improvvisati, feriti da nascondere e trasportare, fughe, rastrellamenti, marce attraverso le montagne, fame, paura. Ma anche una straordinaria rete di solidarietà umana.</p>
<p>Simone, molti anni dopo, ricorderà proprio questo come uno dei segni più profondi lasciati dalla Resistenza: quel senso di solidarietà che univa persone diversissime perché impegnate nello stesso ideale. E forse è anche questo che rende ancora necessario raccontare quelle vite.</p>
<p>Non soltanto ricordare ciò che è accaduto, ma cercare di comprendere le persone che si trovarono a scegliere, spesso quando erano poco più che ragazzi.<br />
Raccontare è fondamentale.</p>
<p>Quella che segue è parte di una lettera che mi scrisse mio padre Aldo, che meglio di ogni altra cosa spiegherà la motivazione a questa iniziativa.</p>
<blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p>Lettera a mia figlia, 18 aprile 1965</p>
<p>&#8230;<br />
Nella Barriera di Milano, quasi all&#8217;incrocio tra corso Novara e corso Giulio Cesare, c&#8217;era un distributore di benzina.<br />
Una notte, verso le due, nel silenzio del coprifuoco e nel buio dell&#8217;oscuramento, si udì bruscamente un rombo di motori. Gli automezzi si fermarono nella strada, rumore di passi chiodati sul selciato, passi di gente armata. Sono i nazi. D&#8217;un tratto, violenta e rabbiosa, una raffica d&#8217;arma automatica lacera la notte. Poi torna un silenzio assoluto. Rumore di passi, un grido acutissimo: &#8220;Non uccidetemi&#8230; Sono innocente!&#8221;. Una roca bestemmia. &#8220;Mamma, aiutami. Mamma mia!&#8221;. Uno sparo. Un solo, ultimo sparo. Altri passi sinistri, portiere che sbattono, motori che ronzano. Se ne vanno.<br />
Ai primi chiarori dell&#8217;alba li vado a cercare. Sono là, vicino al distributore. Sono in quattro, a terra, disposti a croce. Non li conosco. Il quarto ha un viso sereno, fanciullesco. Sembra un giovane studente, quasi sorride, lo sguardo lontano. Sulla fronte bianca e spaziosa un piccolo foro. È stato l&#8217;ultimo sparo? Chi sono? I loro volti non sembrano ignoti. Dove li ho già visti, conosciuti, questi fratelli? Giovanissimi, non hanno vent&#8217;anni. Partigiani? Ostaggi? Chi di loro ha lanciato quell&#8217;ultimo grido?<br />
Ora siamo numerosi attorno ai corpi, accanto al distributore. E siamo ormai abituati a vedere i morti: sui pendii dei monti, tra le rocce, i nevai, sulle ripe dei fossi, tra le baite diroccate, vicino ai muri dei piccoli cimiteri. Ma qui, accanto al vecchio distributore di benzina, tra le strade dove abbiamo vissuto i begli anni dell&#8217;adolescenza, qui no.<br />
Guardiamo fissi, qualcuno piange e sussurra: &#8220;Maledetti!&#8221; Arriva il furgone dei necrofori, sollevano quei nostri ignoti fratelli, figli, amici. Fate piano. C&#8217;è poco sangue per terra.<br />
Ma chi ha gridato? Di chi era la voce che è dentro di me, che sarà sempre dentro di me? Uno solo ha potuto ancora gridare, ma la voce era di tanti, di tanti altri giovani morti così, innocenti, perché noi udissimo, perché raccontassimo&#8230;</p>
</blockquote>
<p>Raccontare per ricordare… Simone scrisse i suoi ricordi per pubblicare. Libro e video intervista uscirono nel 2010. Aldo invece scrisse i suoi ricordi intorno al 1990, ma non per pubblicarli, solo per lasciare una memoria a noi figli. Dopo una ventina di anni dalla stesura ho ripreso il manoscritto e ho iniziato a cercare come pubblicarlo. il suo libro è uscito nel 2019.</p>
<p>Di seguito proverò far procedere i due racconti insieme, quasi in parallelo. Ho individuato alcuni momenti e ho estratto brani dai due libri. Propongo quindi gli stessi luoghi e gli stessi avvenimenti da prospettive differenti. Fino ad arrivare al punto in cui le due storie diventano una sola, condivisa: quella di due compagni nella lotta, due colleghi nella professione e, soprattutto, due amici. Un’amicizia nata durante la Resistenza e continuata, insieme alla collaborazione medica, per tutta la vita.</p>
<p>I momenti descritti saranno l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista, l’8 settembre, l’arrivo nelle Valli di Lanzo e il loro incontro, l’esodo verso la Francia a seguito dei rastrellamenti nazifascisti, il ritorno in Italia, il 25 aprile.</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-29"><p><em>(In copertina: Simone Teich Alasia e Aldo Garino in compagnia di una signora &#8211; la moglie di Alasia? Una collega? &#8211; a Londra, 1948.)</em></p>
</div></div></div></div></div><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-11 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"></div></div></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alle Sonagliette due storie di Resistenza: Aldo Garino e Simone Teich Alasia</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/15/alle-sonagliette-due-storie-di-resistenza-aldo-garino-e-simone-teich-alasia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 22:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Edizioni Seb27, l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti" e il Circolo Letture ad Alta Voce di Torre Pellice organizzano:  Qui abbiamo raccontato la storia di Aldo Garino. Qui alcune note biografiche di Simone Teich Alasia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-12 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-8 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-30"><p>Le Edizioni Seb27, l&#8217;Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea &#8220;Giorgio Agosti&#8221; e il Circolo Letture ad Alta Voce di Torre Pellice organizzano:</p>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-margin-top:20px;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-8 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261024_Sonagliette_Aldo-Garino-Simone-Teich-Alasia_2.webp" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[10aff9537aa8f81a92e]" data-title="20261024_Sonagliette_Aldo Garino Simone Teich Alasia_2" title="20261024_Sonagliette_Aldo Garino Simone Teich Alasia_2"><img loading="lazy" decoding="async" width="1240" height="1754" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261024_Sonagliette_Aldo-Garino-Simone-Teich-Alasia_2.webp" alt class="img-responsive wp-image-28501" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261024_Sonagliette_Aldo-Garino-Simone-Teich-Alasia_2-200x283.webp 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261024_Sonagliette_Aldo-Garino-Simone-Teich-Alasia_2-400x566.webp 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261024_Sonagliette_Aldo-Garino-Simone-Teich-Alasia_2-600x849.webp 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261024_Sonagliette_Aldo-Garino-Simone-Teich-Alasia_2-800x1132.webp 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261024_Sonagliette_Aldo-Garino-Simone-Teich-Alasia_2-1200x1697.webp 1200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/20261024_Sonagliette_Aldo-Garino-Simone-Teich-Alasia_2.webp 1240w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-31" style="--awb-margin-top:20px;"><p><u><a href="https://www.anpivalpellice.it/la-nostra-memoria/val-pellice-resistente-il-nostro-podcast/#garino" target="_blank" rel="noopener">Qui</a></u> abbiamo raccontato la storia di Aldo Garino.</p>
<p><u><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Teich_Alasia" target="_blank" rel="noopener">Qui</a></u> alcune note biografiche di Simone Teich Alasia.</p>
</div></div></div></div></div><div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-13 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-9 fusion_builder_column_1_6 1_6 fusion-flex-column" 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		<title>Il partigiano Ciccio</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/14/il-partigiano-ciccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 07:13:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ANPI Val Pellice]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia & storie]]></category>
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					<description><![CDATA[La fotografia dà l’impressione di essere fuori posto, fuori contesto. E’ una di quelle che Luigi “Meo” Demaria, capo della brigata “Vigone” della V Div. G.L., ha fornito a Luigi Bianchi e Marisa Falco ai tempi della ricerca pluriennale dei ragazzi dell’Istituto “Alberti” di Luserna San Giovanni che diede vita ai “Quaderni sulla Resistenza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-14 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-15 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-32"><p>La fotografia dà l’impressione di essere fuori posto, fuori contesto. E’ una di quelle che Luigi “Meo” Demaria, capo della brigata “Vigone” della V Div. G.L., ha fornito a Luigi Bianchi e Marisa Falco ai tempi della ricerca pluriennale dei ragazzi dell’Istituto “Alberti” di Luserna San Giovanni che diede vita ai “Quaderni sulla Resistenza in Val Pellice”.</p>
<p>Ritrae un giovane che con una certa fierezza tiene le redini di un asino legato al carretto, la frusta a spallarm come fosse un fucile. E’ stata colorata come usava fare una volta: il fotografo ha voluto spennellare di rosso parte dei finimenti dell’asino, per nobilitarlo.</p>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-11 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot1.jpg" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[979e1e808fb0da2cabb]" data-title="demavot1" title="demavot1"><img loading="lazy" decoding="async" width="1177" height="761" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot1.jpg" alt class="img-responsive wp-image-28480" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot1-200x129.jpg 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot1-400x259.jpg 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot1-600x388.jpg 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot1-800x517.jpg 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot1.jpg 1177w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1177px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-33" style="--awb-margin-top:20px;"><p>Tutto sembra dirci che siamo nel profondo sud d’Italia, in un paese di un certo decoro, con un grande piazza lastricata, una illuminazione pubblica con tanto di palo in ghisa, e un accenno di alberata: alberi un po’ stenti, ma siamo appunto nel profondo sud d’Italia.</p>
<p>L’asino sorprende per la sua magrezza, un po’ stento come gli alberi: potrebbe essere vecchio o malato, ma potrebbe anche essere il segno di una estrema povertà dei suoi padroni, che non hanno nemmeno un pezzo di sterpaglia dove lasciare che si sfami.</p>
<p>Il giovane potrebbe avere una quindicina d’anni; da come esibisce la frusta, più che contadino potrebbe essere carrettiere, addetto a piccoli trasporti: la porta a spallarm, come avrà visto che si fa con i fucili, perché deve essere l’attrezzo che lo caratterizza.</p>
<p>Meo Demaria ha per fortuna conservato altre fotografie che danno un senso alla foto di questo giovane carrettiere che ci sorprende, messa com’è tra le testimonianze e i ricordi della Resistenza in valle.</p>
<p>Anzi, possiamo dire che Meo ha custodito un vero e proprio piccolo “fascicolo” su questo ragazzo.</p>
<p>Eccolo in una foto da militare: è in una indefinita città del nord (nessuna ragazza del sud sarebbe disinvolta come quella come gli cammina dietro); una finestra a ogiva e una esagonale nel palazzo di sfondo potrebbero indicare che si tratta di una città del nord-est. Sul muro una pubblicità dell’aperitivo Select, d’origine veneziana, potrebbe offrircene una conferma.</p>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-12 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot2.jpg" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[64962afee080d453717]" data-title="demavot2" title="demavot2"><img loading="lazy" decoding="async" width="852" height="1187" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot2.jpg" alt class="img-responsive wp-image-28481" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot2-200x279.jpg 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot2-400x557.jpg 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot2-600x836.jpg 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot2-800x1115.jpg 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot2.jpg 852w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 852px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-34" style="--awb-margin-top:20px;"><p>Eccolo in una classica fototessera.</p>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-13 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot3.jpg" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[98a85e323fb84d20c6c]" data-title="demavot3" title="demavot3"><img loading="lazy" decoding="async" width="1094" height="1599" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot3.jpg" alt class="img-responsive wp-image-28482" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot3-200x292.jpg 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot3-400x585.jpg 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot3-600x877.jpg 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot3-800x1169.jpg 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot3.jpg 1094w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1094px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-35" style="--awb-margin-top:20px;"><p>Ed ecco finalmente la copia di un documento che ci fornisce qualche notizia. E’ la copia di una sorta di Scheda Caduti, un “atto memoriale” che si conclude con un elogio funebre retorico e povero di informazioni.</p>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-14 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot4.jpg" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[313fdcb4173de44c316]" data-title="demavot4" title="demavot4"><img loading="lazy" decoding="async" width="1480" height="2479" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot4.jpg" alt class="img-responsive wp-image-28483" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot4-200x335.jpg 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot4-400x670.jpg 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot4-600x1005.jpg 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot4-800x1340.jpg 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot4-1200x2010.jpg 1200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/demavot4.jpg 1480w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-36" style="--awb-margin-top:20px;"><p>E quindi sappiamo che il nostro giovane carrettiere si chiamava Francesco Votano, nato ad Archi (non Arche), sobborgo di Reggio Calabria, la città della fotografia col carretto. Sbandatosi dopo l’8 settembre 1943, si presentò a novembre per essere arruolato nel V Gruppo Corazzato del Nizza Cavalleria (c’è una discrepanza di poca importanza nella data del reclutamento), da cui disertò nell’aprile del 1944.</p>
<p>A maggio raggiunse i partigiani di Meo Demaria, nome di battaglia “Ciccio”, peraltro il suo vero nome. La sua scheda ufficiale di partigiano custodita nella sezione Ricompart dell’Archivio di Stato lo dà Vottano, proveniente dall’arma dei Carabinieri, ma sono due errori.</p>
<p>Morì il 25 marzo 1945 a Carignano, quindi sappiamo che “pianurizzò” con la brigata “Vigone” di Demaria. Fu seppellito ad Osasio, ma successivamente la sua salma fu traslata nel Monumento tombale dedicato ai Caduti e ai partigiani del cimitero di Bricherasio, ai cui servizi comunali si deve probabilmente la redazione della scheda anagrafica.</p>
<p>Le circostanze della sua morte valgono qualche riflessione a parte.</p>
<p>Nulla ci indica quale memoria custodisca di lui la sua famiglia.</p>
<div class="articolo-correlato"><a href="https://www.anpivalpellice.it/2026/10/26/morte-del-partigiano-ciccio/">Morte del partigiano Ciccio</a></div>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-15 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Ricompart.jpg" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[4e527c2195efcc7cdc7]" data-title="Votano Francesco_Ricompart" title="Votano Francesco_Ricompart"><img loading="lazy" decoding="async" width="2504" height="1787" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Ricompart.jpg" alt class="img-responsive wp-image-28485" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Ricompart-200x143.jpg 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Ricompart-400x285.jpg 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Ricompart-600x428.jpg 600w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Ricompart-800x571.jpg 800w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Ricompart-1200x856.jpg 1200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Ricompart.jpg 2504w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 1200px" /></a></span></div><div class="fusion-image-element" style="--awb-margin-top:20px;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-16 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Monumento-tombale-Bricherasio.jpg" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[8a563eb56ee22a1c615]" data-title="Votano Francesco_Monumento tombale Bricherasio" title="Votano Francesco_Monumento tombale Bricherasio"><img loading="lazy" decoding="async" width="542" height="799" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Monumento-tombale-Bricherasio.jpg" alt class="img-responsive wp-image-28484" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Monumento-tombale-Bricherasio-200x295.jpg 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Monumento-tombale-Bricherasio-400x590.jpg 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Votano-Francesco_Monumento-tombale-Bricherasio.jpg 542w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 542px" /></a></span></div></div></div></div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Il partigiano cattolico che comandò una formazione comunista</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/10/il-partigiano-cattolico-che-comando-una-formazione-comunista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 22:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ANPI Val Pellice]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia & storie]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando gli americani paracadutarono ananas e mele (2 di 2)  L’ottima riuscita della missione Orange, che l’OSS (l’Office of Strategic Services, il servizio segreto militare statunitense precursore della CIA) paracadutò al Pra nel marzo 1944, permise di utilizzare la Val Pellice come base per l’invio di altre due missioni, indicate anch’esse col nome]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-15 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1248px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-16 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-37"><p style="text-align: left;"><strong>Quando gli americani paracadutarono ananas e mele (2 di 2)</strong></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-38" style="--awb-margin-top:20px;"><p><em>L’ottima riuscita della missione Orange, che l’OSS (l’Office of Strategic Services, il servizio segreto militare statunitense precursore della CIA) paracadutò al Pra nel marzo 1944, permise di utilizzare la Val Pellice come base per l’invio di altre due missioni, indicate anch’esse col nome d’un frutto: la missione Apple, mela, e la missione Pineapple, ananas.</em></p>
<p><em>Venne scelta la Val Pellice come luogo di lancio e di smistamento grazie alla relativa sicurezza della zona e all’ottima copertura che De Leva e Vanzetti, i due agenti della Orange, erano riusciti a stabilire su tutto il Piemonte.</em></p>
<p><em>Pineapple era destinata al versante est del Piemonte, verso la Lombardia, Apple al versante sud verso la Liguria.</em></p>
<p><em>Apple era guidato dal biologo Erasmo Marré “Minetto”: cattolico praticante, era stato indirizzato da Aldo Moro verso l’Organizzazione della Resistenza Italiana guidata da Raimondo Craveri genero di Benedetto Croce. Questo non gli impedì di essere uno stretto collaboratore di Aldo Gastaldi “Bisagno”, comandante della garibaldina Divisione Pinan-Cichero e di assumere il comando della brigata Arzani che si era sbandata: sotto i suoi ordini la brigata fu una delle più attive dell’Appennino piemontese-ligure negli ultimi mesi di guerra che combatté fino a concorrere alla resa dei tedeschi a Genova e a guidare la liberazione della Valle Scrivia e di Novi Ligure.</em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-39 fusion-text-no-margin" style="--awb-font-size:17px;--awb-line-height:1.36;--awb-margin-top:10px;--awb-margin-bottom:20px;"><p><em>Il resoconto della missione Apple che riproduciamo si deve a Peter Tompkins ed è parte di una sua relazione, ormai desecretata, che rese all’O.S.S. sul ruolo dei partigiani nella liberazione dell’Italia. La relazione inizia con le seguenti parole, che ben testimoniano del suo approccio alla questione: “</em>Il contributo dei partigiani antifascisti italiani alla campagna in Italia durante la seconda guerra mondiale è stato a lungo trascurato. Questi patrioti tennero lontani dalla linea del fronte qualcosa come sette divisioni tedesche. Ottennero pure la resa di due intere divisioni tedesche, cosa che portò direttamente al crollo delle forze tedesche a Genova, Torino e Milano e nelle zone circostanti.<em>”</em><br /><em><u class="myunderline"><a href="https://www.cia.gov/resources/csi/static/oss-italian-partisans-ww2.pdf" target="_blank" rel="noopener">Qui</a></u> il documento nel sito della CIA.<br />Traduzione dall’inglese a cura della prof.ssa Maria Assunta Matteucci, da <u class="myunderline"><a href="https://cdglcv.blogspot.com/2012/01/sostegno-operativo-e-di-intelligence.html" target="_blank" rel="noopener">Centro di documentazione sulla guerra di Liberazione di Casola Valsenio</a></u><br /></em></p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-40" style="--awb-margin-top:20px;"><p>L&#8217;altro episodi0: <u><a href="https://www.anpivalpellice.it/2026/10/03/agente-segreto-che-si-innamoro-luserna/" target="_blank" rel="noopener">1</a></u> 2</p>
</div><div class="fusion-text fusion-text-41"><blockquote style="margin-left: 0px; margin-right: 0px;">
<p>Due città chiave</p>
<p>A questo punto nell’Italia settentrionale un’altra missione OSS porta avanti un nuovo genere di azione partigiana nelle campagne piemontesi dai piedi delle colline alle Alpi intorno al centro industriale di Torino. Il 17 marzo 1944 una squadra di tre uomini era stata paracadutata sulle Alpi in alto vicino al confine francese. Il comandante, il trentacinquenne Marcello de Leva, era figlio di un ammiraglio italiano e pronipote del poeta Shelley.</p>
<p>Il suo numero due, Riccardo Vanzetti, come de Leva, aveva prestato servizio in aeronautica come ingegnere. Il terzo uomo, un giovane radio-operatore, era un meridionale mai stato in Piemonte prima e si trovò in difficoltà con gli sci sui ghiacciai alpini.</p>
<p>Quando arrivò a Torino alla fine di marzo de Leva si diede da fare per creare una rete spionistica, mentre Vanzetti, rimasto in campagna, installò la radio in un alveare in funzione. Da quell’improbabile nascondiglio il radio-operatore trasmise in tutta sicurezza fino alla fine della guerra, spesso anche in presenza di tedeschi che si aggiravano per la stessa fattoria da cui lui operava.</p>
<p>Avendo del tempo a disposizione Vanzetti addestrava squadre di sabotatori per disturbare le comunicazioni tedesche in pianura.</p>
<p>Sviluppò inoltre un nuovo tipo di azione partigiana basata su unità mobili di pianura dapprima munite di biciclette, poi di automobili quindi di autocarri e infine di tank tutti catturati al nemico. Queste agguerrite unità mobili erano sempre all’attacco e ben presto cominciarono ad operare contro i centri di produzione del nemico alla periferia di Torino.</p>
<p>Vanzetti riusciva a intercettare tutti i lanci OSS che avvenivano in varie parti del territorio e col tempo i suoi compagni partigiani lo designarono a comandare un gruppo di divisioni in preparazione dell’attacco finale a Torino.</p>
<p>Ma prima che ciò si verificasse dovevano maturare gli eventi di Genova. Per favorire la costituzione di un gruppo insurrezionale in quel porto e con funzioni di collegamento via radio clandestina con il gruppo della 15a Armata, un’altra missione OSS  (nome in codice Apple) fu paracadutata nella Val Pellice per farla proseguire verso la Liguria.</p>
<p>La squadra era composta da un aspirante medico, Cippi, uno studente di medicina, Alfa, un biologo, Minetto, e un radio-operatore, Gardella. Erano tutti di Genova e tutti cattolici praticanti, il ché, alla scuola di addestramento, aveva  procurato loro il nomignolo di “novizi”. Per le operazioni di codifica e decodifica della missione portarono con sé il più giovane agente OSS in servizio, Adriano, il fratello sedicenne di Vanzetti.</p>
<p>Come obiettivi primari dovevano raccogliere informazioni lungo la costa ligure da Genova fino in Francia, contattare il CNL di Genova e coordinare con questo le loro attività e, soprattutto, selezionare i punti esatti per i lanci che servivano ad armare i gruppi di partigiani che si stavano formando sulle colline liguri intorno a Genova.</p>
<p>Il porto, saldamente nelle mani dei Tedeschi, era ben protetto da poderose unità navali, ma, nonostante la presenza di una feroce banda di investigatori del controspionaggio, la città era antifascista. La resistenza in città comunque era un affare pericoloso: uno dopo l’altro i capi del CNL vennero catturati dai fascisti e dalle SS e fucilati o deportati.</p>
<p>Il solo gruppo munito di radio e in contatto con il SOE fu catturato al completo. Il compito di Minetto fu di ristabilire i contatti coi clandestini e preparare la strada per le operazioni di spionaggio di Cippi. In seguito con un cavallo e un calessino si spostò con la radio e l’operatore per raggiungere il miglior gruppo partigiano sulle colline, la divisione Cicero, riuscendo a far passare bagaglio, armi e radio proprio in mezzo alle unità tedesche i cui uomini, stupiti da quello strano mezzo di trasporto, lo guardarono appena e lo lasciarono passare senza sospetti.</p>
<p>Dato che i partigiani erano ben organizzati ed in buoni rapporti con la gente del posto, Minetto montò la sua radio in un castello in cima a una collina e se ne andò a fare un giro d’ispezione per istruire una rete di informatori partigiani su quali fossero le notizie da raccogliere e su come farle avere rapidamente alla radio. Minetto organizzò anche dei sabotatori, addestrando ed armando due brigate della Divisione Cicero, e rifornendole del materiale (compresi bazooka e mortai da 61 mm) di 135 lanci aerei. Eletto a comandare la brigata Arzani, Minetto ottenne la resa tedesca in una serie di roccaforti, catturando più di 1000 prigionieri, e tenendo i suoi uomini sempre pronti per l’insurrezione generale.</p>
</blockquote>
</div><div class="fusion-image-element" style="--awb-margin-top:40px;--awb-caption-title-font-family:var(--h2_typography-font-family);--awb-caption-title-font-weight:var(--h2_typography-font-weight);--awb-caption-title-font-style:var(--h2_typography-font-style);--awb-caption-title-size:var(--h2_typography-font-size);--awb-caption-title-transform:var(--h2_typography-text-transform);--awb-caption-title-line-height:var(--h2_typography-line-height);--awb-caption-title-letter-spacing:var(--h2_typography-letter-spacing);"><span class=" fusion-imageframe imageframe-none imageframe-17 hover-type-none" style="border:2px solid #020101;"><a href="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Erasmo-Marre-Minetto.jpg" class="fusion-lightbox" data-rel="iLightbox[c2d1409c63034e69e84]" data-title="Erasmo Marré Minetto" title="Erasmo Marré Minetto"><img loading="lazy" decoding="async" width="599" height="1024" src="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Erasmo-Marre-Minetto.jpg" alt class="img-responsive wp-image-28367" srcset="https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Erasmo-Marre-Minetto-200x342.jpg 200w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Erasmo-Marre-Minetto-400x684.jpg 400w, https://www.anpivalpellice.it/wp-content/uploads/2026/10/Erasmo-Marre-Minetto.jpg 599w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, (max-width: 640px) 100vw, 599px" /></a></span></div><div class="fusion-text fusion-text-42" style="--awb-font-size:17px;--awb-line-height:1.36;--awb-margin-top:20px;"><p><em>Erasmo Marré &#8220;Minetto&#8221; nei primi mesi del 1945 ai tempi che comandava la Brigata Arzani.</em></p>
</div></div></div></div></div>
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		<title>Inverso Pinasca e Pinasca ricordano Paolo Diena, il medico dai capelli rossi</title>
		<link>https://www.anpivalpellice.it/2026/10/07/inverso-pinasca-ricordano-paolo-diena-il-medico-dai-capelli-rossi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Catania]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 19:47:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altre ANPI]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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