Nato a Torino il 10 ottobre 1919, caduto ai Teynaud (Villar Pellice) il 2 dicembre 1943.

Dove si trova la lapide

Comune:

Torre Pellice

Località:

Chabriols

Note: sul bordo della SP 161 ai Chabriols Inferiori a sinistra direzione Villar Pellice, all'altezza del civico 82 di Corso Lombardini di Torre Pellice

Cenni storici

Sergio Diena ha il triste primato di essere stato il primo partigiano caduto in combattimento in valle, circostanza che unita al fatto che apparteneva ad una famiglia ebrea di Torino rende il suo sacrificio quanto mai significativo.

All’indomani dell’8 settembre 1943, pur potendo stabilirsi in Svizzera dove aveva sistemato la famiglia, Sergio raggiunse Torre Pellice, come i suoi cugini Marisa, Giorgio, Franco e Paolo. Da lì, insieme a Giorgio e Paolo, salì ai Sap in Valle Angrogna, mentre Marisa e Franco andavano a raggiungere le formazioni di Barbato sul Mombracco.

Sergio cadde nel corso del primo attacco alla caserma della milizia confinaria di Bobbio Pellice, il primo fatto d'armi partigiano in valle.

L'attacco voleva essere una azione coordinata tra il gruppo dei Sap, quello della Sea e quelli di Bobbio, dei Chabriols e degli Ivert. Scattò nella notte del 1° dicembre 1943: mentre Sergio Toja e gli uomini dei Sap bloccavano la strada con un grosso castagno ai Chabriols e il gruppo della Sea di Mario Rivoir faceva lo stesso vicino al ponte di Subiasco per bloccare eventuali rinforzi da Pinerolo, gli altri guidati da Malan, Favout, Prearo e René Poët iniziarono l'attacco alla caserma.

Forse l'azione avrebbe dovuto essere bloccata perché Chiambretto, Deslex, Paltrinieri, Sibille e ‘Barca’ degli Ivert erano stati catturati piuttosto ingenuamente a un posto di blocco della milizia, ed un'altra squadra era stata dispersa sempre dalla milizia nei pressi di Villar Pellice. Ma quel che è peggio è che nel recidere la linea telefonica che collegava Bobbio a Pinerolo, i partigiani non si erano accorti del cavo diretto che collegava i due presidi militari.

Successe così che poco prima che la guarnigione di Bobbio si arrendesse, ricevette i rinforzi da Pinerolo: i castagni posti di traverso alla strada lasciarono agli attaccanti giusto il tempo di ritirarsi. Verrà il tempo delle polemiche, ma anche quello della riscossa, forti dell'esperienza.

Sergio Diena fu gravemente ferito all'altezza del primo blocco stradale, ai Chabriols; fu portato all'ospedale di Luserna San Giovanni dove subì l'amputazione della gamba, per morire dissanguato due giorni dopo. Nel corso della sua degenza medici e personale sanitario impedirono alle milizie fasciste di interrogarlo e vessarlo. Antonio Prearo scrive che a chi gli chiedeva chi fosse rispondeva; "Non importa il mio nome."

Una settimana dopo, il 10 dicembre 1943, il suo amico Emanuele Artom, che si trovava a Barge con le formazioni garibaldine distaccatovi per conto dei G.L., scriveva nel suo diario:

Dopo pranzo scesi con G. [Giorgio Segre] e incontrai uno di T. P. [Torre Pellice] che ci diede una tristissima notizia: il morto è proprio S. D. [Sergio Diena] che ferito dai tedeschi - quei vigliacchi usavano le pallottole dum dum - subì tre amputazioni alla gamba e poi morì dissanguato. Lo vedrò sempre come lo vidi un mese e mezzo fa, in un alberghetto di T. P. [Torre Pellice] scherzare sulla vita di banda, senza sentirsi tanto vicino la Morte. In ultimo lo interrogarono sulla sua famiglia e sulla sua religione, ma non volle dire nulla. Avrebbe potuto, meglio di ogni altro, fuggire in Svizzera, dove ha la famiglia, ma preferì restare con noi per combattere. Penso a suo padre e a sua madre, ad Alda [la sorella] che una sera, 4 o 5 anni fa, a Courmayeur piangeva perché tardava a tornare da una gita, penso anche ai miei genitori che quando riceveranno questa notizia temeranno di più per me.

E due giorni dopo vi annotava la prima strofa di quella che doveva essere una lirica dedicata a Sergio:

Ancora andare. Vivere la guerra
sotto la pioggia ed una sorte ignota;
sempre pestare questa grigia terra,
sempre pestare questa fredda mota.

Emanuele non avrà né il tempo né il modo di finire la lirica all’amico Sergio, qualche mese dopo subirà una morte atroce sotto tortura. All’uno e all’altro la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha conferito la Medaglia d’Argento alla memoria al Valor Militare.